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ESISTE UNA PILLOLA PER L’INTELLIGENZA?

Un articolo del quotidiano "la Repubblica" riaccende il dibattito intorno ai farmaci che potenzierebbero le performance cognitive. Gli esperti si confrontano sull’esistenza e l’utilità di una pillola per l’intelligenza

Un articolo di Michele Bocci pubblicato dal quotidiano la Repubblica rilancia la discussione intorno ai farmaci che aiuterebbero a migliorare le performance cognitive. Il potenziamento cerebrale si insegue ricorrendo ad amfetamine, farmaci anti narcolessia o anti Parkinson, nella speranza di riuscire ad acquisire maggiore concentrazione e lucidità. Negli Stati Uniti è molto diffuso tra gli studenti il ricorso al Ritalin, amfetamina nata per i bambini iperattivi, per memorizzare le materie d’esame.

 

Una pillola per l’intelligenza: il parere degli esperti

Nell’articolo si interpellano neurologi e farmacologi per fare più chiarezza sul dibattito intorno al tema della pillola per l’intelligenza; Sandro Sorbi, ordinario di neurologia a Firenze, è molto cauto sull’utilizzo di questi farmaci: “Questi prodotti possono dare effetti collaterali e dipendenza, come le droghe. E poi è impensabile usarli per periodi prolungati se non si è malati”.


Carlo Caltagirone, direttore scientifico del Santa Lucia di Roma, centro di neuroriabilitazione famoso a livello nazionale, chiarisce: “Da anni si parla di un farmaco per l’intelligenza. La ricerca c’è, anche su pratiche come la stimolazione magnetica transcranica, che noi usiamo sui nostri pazienti. Questa attività potenzia o inibisce certe aree cerebrali. In chi ha subito un danno può essere di grande aiuto. Esistono anche studi su persone sane per capire se stimolando determinate zone si accrescono certe capacità”.


Sul tema della pillola per l’intelligenza si sollevano interrogativi non solo sanitari, ma anche etici, come spiega Pierangelo Geppetti, farmacologo clinico di Firenze: “L’intelligenza è un concetto troppo complesso: posso aumentare l’attenzione ma di qui a far venire idee migliori con una pillola ce ne vuole. C’è un problema etico. È corretto migliorare la memoria e la lucidità se non in casi limitati, come quello del pilota che deve salvare i passeggeri dal pericolo? Perché dobbiamo essere più produttivi ed efficienti, per lavorare di più? Non mi convince la ricerca della performance quando si parla di intelligenza. Si finisce nel doping”.

 

Una pillola per l’intelligenza: se invece allenassimo il cervello?

Monica De Luca, professoressa di neurofarmacologia all’Università di Milano, sostiene l’importanza dell’allenamento del cervello: “Bisogna stimolare i circuiti del cervello, attivando le sinapsi. Se leggo un libro, parlo le lingue, socializzo, metto in pratica dei processi che ampliano il mio “hard disk”. Magari anche involontariamente. Una ricerca inglese ha scoperto che i tassisti di Londra, a furia di memorizzare strade, hanno l’area del cervello detta ippocampo più grande. Hanno fatto un allenamento inconsapevole. Anche l’attività fisica è importante perché fa si che funzionino più cellule. La plasticità del sistema nervoso può farci migliorare, non le medicine”.

 

Fonte immagine: photl.com

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