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LA RABBIA IN PSICOLOGIA: LA MASCHERA DEL DOLORE

La rabbia è un'emozione che ha origini antiche e la psicologia ne studia le varie manifestazioni. In psicologia la rabbia viene indagata sia nei suoi aspetti manifesti che in quelli più celati e Wilhelm Reich la considerava un'emozione secondaria rispetto alla frustrazione. Vediamo come la psicologia spiega l'origine e le maschere della rabbia. Ma la rabbia, a sua volta, cosa copre?

La rabbia è un'emozione molto antica e la psicologia da sempre ne indaga le forme e i contenuti. Chi di noi, infatti, non ha mai sentito i propri occhi diventare rosso sangue, i muscoli del viso contrarsi in modo anomalo e visto la propria pelle assumere uno strano colore verdognolo? La trasformazione nell'incredibile Hulk o nell'Orlando Furioso l'abbiamo provata in molti e la rabbia ci appartiene più di quanto possiamo immaginare: anche chi è capace di controllarla o gestirla ha sentito ogni tanto quel canino allungarsi a dismisura, pronto ad azzannare. E che dire, invece, dei sorrisi cronici a denti stretti che sembrano esprimere un'intimidazione piuttosto che benevolenza e affetto? La rabbia ha vari modi di manifestarsi e la psicologia cerca di scoprire le sue varie maschere e i suoi modi d'essere: ma se la rabbia usa mascherarsi, a sua volta è la maschera di qualcos'altro. Di cosa? Rewind: andiamo in ordine.

 

La rabbia in psicologia:  da dove nasce

La scienza, l'antropologia, la psicologia, hanno studiato la rabbia e ne hanno provato l'antica origine: nasce dalla primordiale reazione-azione di attacco e fuga e la sua zona di attivazione si situa nel nostro cervello rettiliano. Secondo Paul Mc Lean, colui che ha elaborato la teoria dei tre cervelli, la rabbia era una modalità che permetteva all'uomo la conservazione della specie e, come tale, non era una reazione negativa ma una reazione conservativa ad una reale minaccia. Quella che noi chiamiamo e trasformiamo in rabbia, quindi, non è il mostro nero dentro di noi, ma nasce dall'aggressività, dove aggressività sta per adgredior, ovvero il modo affrontare la vita.

 

La rabbia in psicologia: come si manifesta

La psicologia ha dimostrato che le espressioni facciali della rabbia sono identiche in tutte le culture: i muscoli facciali si tendono, si tende a mostrare i denti come fanno gli animali quando vogliono intimorire l'avversario, la muscolatura si irrigidisce, la giugulare comincia a pulsare e il viso si fa paonazzo per un aumento della pressione, la voce può raggiungere toni alla Farinelli o alla Crudelia Demòn. Quando compare la rabbia tutto il sistema simpatico viene shakerato e attivato, e fanno capolino anche quelle inquietanti goccioline di sudore che rigano la tempia. La psicologia ha studiato e studia ancora le varie tecniche che la rabbia usa per manifestarsi: non pensiamo solo alla rabbia espressa, alla crisi violenta dove piatti e bicchieri diventano cocci indifferenziati sul pavimento e ai gestacci che facciamo quando siamo al volante. La rabbia, spesso, si manifesta in modo più sottile e si cela sotto false spoglie.

 

La rabbia in psicologia: come si maschera

La psicologia ha evidenziato che la cultura ha avuto un effetto inibente sul nostro modo di vivere le emozioni. La cultura, nel suo aspetto coercitivo, ha modellato, smussato e appiattito la nostra sfera emozionale e, dando alla rabbia una connotazione esclusivamente negativa, ne ha inibito le modalità espressive. Il risultato? Che la rabbia ha cominciato un gioco di travestimenti davvero eccezionale. Avete presente i denti che si digrignano per intimorire l'altro? Basta aggiungere un bel sorriso ed il travestimento è fatto. Oppure zampilla sottoforma di buonismo, o ancora si manifesta come impazienza, con la costante irritazione che spesso ci accompagna, con gli atti inconsapevolmente aggressivi che possiamo compiere giornalmente, come mettere casualmente il sale nel caffè al nostro amato, guarda caso subito dopo una litigata. Ma che succede se la rabbia che abbiamo dentro la copriamo e copriamo e copriamo ancora? Succede che quando esplode diventa pericolosa, succede che cominciamo ad averne paura, che cominciamo a temere sia la nostra che quella dell'altro, succede che quando si innesca la miccia, difficilmente si spegne.

 

La rabbia in psicologia: cosa maschera

La psicologia e le varie discipline neuroscientifiche hanno dimostrato che la rabbia nasce come reazione alla frustrazione. Lo stesso Wilhelm Reich diceva che la rabbia è un'emozione secondaria rispetto alla frustrazione e la frustrazione, noi sappiamo, nasce dal dolore, nasce dal mancato soddisfacimento di un nostro desiderio, ovvero, nasce da una impossibilità di raggiungere il piacere. La rabbia, quindi, nasce dalla frustrazione ma maschera il dolore. Pensiamoci: quante volte ci sentiamo addolorati per i più disparati motivi e quante volte siamo capaci di far uscire il dolore invece della rabbia? La percentuale è bassa, siamo onesti. Il dolore, nel nostro immaginario, ci rende deboli, la rabbia ci fa apparire forti, minacciosi, invulnerabili. In un contesto sociale che ci chiede questo, la rabbia trova pane per i suoi denti, soffoca il dolore e volià, il gioco è fatto. Siamo sempre tutti incavolati neri. Allora... un motivo c'è!

 

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Fonte immagine: photl.com

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