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RABBIA: EMOZIONE UTILE?

La rabbia viene spesso etichettata come un’emozione negativa, da soffocare e reprimere. Un’emozione sbagliata, segno di capriccio e aggressività. Ma è proprio vero che la rabbia è fautrice solo di azioni dannose e distruttive? O c’è un modo di considerare la rabbia come un elemento propulsore positivo?

Luce sul termine rabbia.

Un aspetto spesso sottovalutato della rabbia è che essa viene considerata come un’emozione negativa da reprimere e soffocare, considerata sovente inopportuna, irragionevole, associata ad aggressività, spesso imbarazzante; quando in realtà la sua carica distruttiva dipende dall’uso che se ne fa, o meglio, non se ne fa.

Difatti la rabbia diviene negativa e distruttiva quando non viene riconosciuta, ma piuttosto negata e non usata nel momento in cui emerge; correndo il rischio che se ne accumuli strati su strati per poi esprimerla violentemente nei momenti meno opportuni e verso le persone più deboli, giusto per percepire in noi un senso di potere e di rivalsa.

Il processo di alfabetizzazione emotiva può e deve coinvolgere ogni emozione, comprese quelle che sono considerate dal credo popolare di accezione negativa, come la rabbia. Riconoscerla, viverla, esprimerla vi farà rendere conto che il credo popolare spesso si sbaglia.

Se non abbiamo mai espresso la rabbia, potremmo considerare il fatto che se ne siano accumulate montagne dentro di noi e questo non è certamente salutare, la rabbia repressa infatti può alimentare sentimenti depressivi e di inferiorità, ma anche il corpo soffre quando la mente non riesce a gestire i conflitti; esempio ne sono le varie manifestazioni psicosomatiche come mal di schiena, ulcere, psoriasi.

 

Riconoscere la rabbia

Fondamentale è, quindi, riconoscere la rabbia quando emerge, per quello che essa è, ovvero un meccanismo di protezione che ci segnala che qualcosa non va’, che i nostri diritti sono stati violati, i nostri reali bisogni disattesi. La rabbia esprime una reazione di insoddisfazione intensa, di frustrazione, funge cioè da segnale d’allarme.

Ascoltare la propria rabbia ci aiuta a conoscere i nostri reali bisogni, i nostri valori, ci aiuta ad essere più autentici a noi stessi e a intrattenere relazioni più autentiche con le persone che ci circondano.

 

5 buoni motivi per ascoltare le proprie emozioni

 

Non tutti i modi soni buoni per esprimere la rabbia

Riabilitare la rabbia non significa certo urlare o arrivare addirittura alle mani lasciandosi andare a comportamenti irosi. Il modo e l’arma migliore sono la parola.

Dietro la rabbia si cela sempre un dolore, agire in modo aggressivo e violento certamente è un modo per disperdere la propria energia sottraendone a quella necessaria per guardare in faccia il dolore. Affinché la nostra insoddisfazione sia presa in considerazione e il nostro dolore guardato, prima da noi stessi e poi dall’altro, è necessario sempre e ad ogni modo, esprimere con calma e a parole il proprio stato d’animo.

 

Come la rabbia può diventare costruttiva

  • Parlare con un amico. Per scaricare il primo moto di collera, quello anche più aggressivo, può essere utile confidarsi con un amico, per poter adottare poi un approccio disteso nella conversazione con la persona interessata e nel mentre acquisire eventualmente, grazie all’amico, un nuovo punto di vista sulle cose.
  • Chiarirsi le idee. Importante è avere un’idea precisa di ciò che si prova e di cosa si ha intenzione di comunicare all’altro. E’ possibile acquisire chiarezza dialogando prima di tutto con se stessi e ponendosi quindi degli interrogativi: ad esempio cosa ci ha fatto arrabbiare, chiederci se l’altra persona ci ha fatto del male volontariamente o per sbaglio. Potremmo inoltre chiederci se siamo sicuri delle sue intenzioni o se non siamo stati piuttosto noi eccessivamente suscettibili, se la situazione richiede una reazione decisa, se ci sono delle reazioni alternative che potrebbero sdrammatizzare la situazione, quanta responsabilità abbiamo in quanto è accaduto e cosa ci aspettiamo dal dialogo con l’altro.
  • Comunicare le proprie opinioni. E’ possibile farlo dopo aver placato la prima ondata di collera ed è bene adottare uno stile assertivo di comunicazione evitando accuse e ingiurie. L’obiettivo è, infatti, quello di ristabilire un equilibrio e non di prevaricare l’altro. A tal proposito lo psicoterapeuta americano Thomas Gordon propone il sistema dei “messaggi-io”, fondato sul principio di parlare di sé seguendo queste linee guida: definire con precisione ciò che ci ha disturbato, raccontare le proprie emozioni, condividere le nostre aspettative, esprimere i propri bisogni attuali e le motivazioni. Questo non solo sgrava di un peso ma consente di raggiungere un fine ancora più nobile, ovvero ridefinire la relazione con se stessi e con l’altro educandosi reciprocamente al linguaggio delle emozioni.
  • Vivere profondamente la rabbia. E’ importante permettere a se stessi di vivere completamente la rabbia, creando possibilmente un posto sicuro dove poterla esprimere: da soli, con un amico fidato o con un esperto. Se siamo soli in un luogo sicuro, permettiamoci anche di parlare ad alta voce, di vaneggiare, di scalciare o urlare, di lanciare e colpire cuscini. Facendo questo in un luogo sicuro dovrebbe affievolirsi la paura di compiere un atto distruttivo e saremo certamente più capaci di affrontare efficacemente le situazioni che si presentano.

 

Per approfondire

  • Daniel Chabot, Come coltivare reazioni emotive intelligenti, edizioni il punto d’incontro, 2003.

 

Leggi anche la differenza tra emozioni primarie ed emozioni secondarie

Emozioni, prendiamole sul serio

 

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