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LA GESTIONE DELLA RABBIA: ACHILLE, LYSSA E LA PAZIENZA DELLE PARCHE

La gestione della rabbia è un argomento complesso: cosa fare per imparare a gestirla nel modo adeguato? Ascoltare la rabbia, far vivere l'emozione, non giudicarla sono i primi passi da compiere nel processo di gestione della rabbia. E poi? Pratici consigli e l'aiuto di uno specialista possono aiutarci nella gestione della nostra rabbia. Vediamo insieme cosa fare

La gestione della rabbia: c'è chi conta fino a dieci, chi si morde la lingua e chi morde la prima cosa che ha sotto mano; c'è chi piange e c'è chi ride e chi proprio non ce la fa e, invece di rischiare un'implosione, si fa possedere dall'ira di Achille e rade tutto al suolo. La gestione della rabbia è un argomento assai complesso: la rabbia si teme, la rabbia fa paura, la si usa come minaccia e come efficace mezzo per acquisire potere sull'altro. In questo sono molto specializzate le mamme che passano da un generico "Se mi fai arrabbiare non sai che succede!", ad un dettagliato "Se ti acchiappo ti faccio… (ognuna grida e mette in pratica la propria specialità)!". Ma come gestire la rabbia? Meglio implodere o meglio esplodere? Meglio far finta di niente o spiattellare tutto e subito? E soprattutto: con chi arrabbiarsi? Ecco un po' delle domande a cui cercheremo di dare una risposta.

 

La gestione della rabbia: perché gestirla e non comprenderla?

Si continua a parlare di gestione della rabbia, si continua a definire la rabbia un'emozione di serie B, un'emozione che improvvisamente dà a chi la esprime una connotazione negativa: pensiamo che per essere belli, buoni e bravi dobbiamo non arrabbiarci, mantenere la calma e controllare l'aggressività. Ma come facciamo a controllare e a gestire la rabbia se spesso non sappiamo nemmeno perché, per chi e per come siamo arrabbiati? Forse il primo passo da fare per gestire le nostre emozioni, per gestire la nostra rabbia, è accogliere la nostra emozione, dare uno spazio interno alla nostra rabbia, darle un luogo in cui possiamo comprenderla, riconoscerla ed ascoltarla.

 

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Calmi, calmi! Non vi arrabbiate! Non sto dicendo che dobbiamo munirci di barba bianca e sari per diventare santoni immersi nella luce: troppo difficile! Sto dicendo che per poter imparare a gestire la rabbia, a non temerla, a far sì che non si impossessi di noi trasformandoci in Lyssa o in furenti Achille, probabilmente dobbiamo munirci della pazienza delle Parche e imparare ad osservare la trama e l'ordito delle nostre emozioni. Osservare, comprendere, accogliere e sentire l'emozione significa non perdere gli occhi, mantenere il contatto sulla realtà e riuscire a dare il giusto significato alle cose. Rabbia compresa.

 

La gestione della rabbia: la rabbia è giusta o è sbagliata?

Per imparare a gestire la rabbia dobbiamo fare pulizia iniziale e cominciare a liberare la rabbia dal concetto di giusto e sbagliato che la accompagna. Abbiamo detto in precedenza che la rabbia è legata alla frustrazione e noi sappiamo ormai bene che la frustrazione è legata al dolore: la rabbia, quindi, copre e maschera un dolore. E cosa c'è di sbagliato in un dolore? Niente. La gestione della rabbia nasce con la capacità di eliminare il giudizio sulla rabbia stessa, nasce con la capacità di riconoscere la giusta dimensione emotiva a questa emozione che, come tutte le emozioni, deve poter fluire nel modo adeguato. Reprimerla porta solo all'implosione della rabbia che finisce per rivolgersi verso noi stessi o esplodere per un nonnulla in crisi di violenza e aggressività senza limiti.

 

La gestione della rabbia: cosa fare?

Ma alla fine dei conti, cosa possiamo praticamente fare per barcamenarci alla meno peggio nella gestione della rabbia? Ecco qualche pratico consiglio per rimanere in un giusto equilibrio:
- ascoltare la rabbia per comprendere bene il motivo che la alimenta: in questo modo eviteremo di commettere errori interpretativi e pensieri che tendono a carburarci nella rabbia;
- cercare di capire se veramente ne vale la pena: a volte la rabbia più che una comunicazione diventa uno spreco energetico senza senso;
- cercare di direzionare la rabbia esclusivamente nel confronto con la persona che l'ha innescata: se la si utilizza e non ci si fa utilizzare la rabbia può essere una spinta comunicativa e ci aiuta al confronto immediato, che non significa scontro, con l'altro.

 

E se proprio siete degli arrabbiati cronici con accessi di ira o con il canino sempre pronto? Allora cominciate a liberare un po' di energia: muovetevi, fate esercizio fisico, distraete l'attenzione dal particolare, cominciate a trovare una cosa che vi piaccia fare: insomma, cercate di trovare un modo giusto per voi che vi aiuti ad evitare un ingorgo energetico e che vi metta in campo nuovi modi di essere. Ma soprattutto: chiedete aiuto a specialisti che possano aiutarvi nella gestione della vostra rabbia. Esprimere la rabbia non significa distruggere.

 

Fonte immagine: photl.com

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