Questo sito contribuisce alla audience di DeAbyDay.tv

COMFORT FOOD: I CIBI CHE COCCOLANO

Dalla classica coppa di gelato, a torte, biscotti e cibi dell’infanzia: sono loro, i comfort foods, i cibi che coccolano e aiutano a dimenticare ansie e dispiaceri. Ma c’è differenza fra coccolarsi e mangiare le proprie emozioni…

L’intramontabile Bridget Jones ha reso i comfort foods un’icona cinematografica: sdraiata sul divano a consumare una gigantesca coppa di gelato dopo l’ennesima delusione d’amore.

Anche Nanni Moretti, nel film “Bianca” non è da meno, chi non lo ricordasse può andare a “gustare” l’esilarante e surreale scena in cui, seduto al tavolo della cucina, prende della nutella da un bicchiere inverosimilmente alto più del suo busto.

Sono loro: i comfort food, ovvero i cibi che coccolano; attenzione però: se il cibo è l’unica fonte di conforto rischia paradossalmente di diventare il nostro peggior nemico!

 

I comfort foods

Il cibo non rappresenta, per noi umani, soltanto un mero strumento di sopravvivenza fisica: assegniamo inevitabilmente tutto un complesso di significati sociali e affettivi al cibo tant’è che, lo diceva già Lévi-Strauss, ciò di cui ci nutriamo non è mai solo buono da mangiare, ma necessariamente anche “buono da pensare”.

Il cibo ha tuttavia un significato affettivo ambivalente e apparentemente contradditorio: può rappresentare un “coccola”, un modo, come altri, di volersi bene e concedersi un piccolo piacere per rinfrancarsi dopo una brutta giornata.

Ma può rappresentare anche una modalità automatica e compulsiva di reagire alle difficoltà della vita, “anestetizzando” qualunque disagio affettivo dietro un falso senso di fame: in realtà stiamo mangiando le nostre emozioni senza riuscire né a viverle pienamente né a gustare realmente ciò che mangiamo.

Fra questi due estremi sta l’infinita e variegata variabilità del comportamento umano nei confronti del cibo e del potere consolatorio dei cosiddetti comfort foods.

 

Il cibo nella prima infanzia

Tutti noi abbiamo i nostri comfort foods, nel senso che ognuno di noi ha degli alimenti che predilige e che tende a ricercare con maggior frequenza in situazioni di stress, tensione, ansia o altri stati emotivi disturbanti.

Questo implica che il cibo può essere utilizzato per gestire e regolare le emozioni e forse in minima parte tutti noi, che ce ne rendiamo conto o no, qualche volta mangiamo anche per riuscire a sentirci meno ansiosi, più tranquilli o meno tristi e annoiati.

I comfort foods d’altra parte sono legati al potere calmante e tranquillizzante che il nutrimento ha fin dalla primissima infanzia quando l’esser nutriti e tenuti in braccio rappresentavano un’unica esperienza di conforto e regolazione psicofisica: mentre veniamo sfamati eravamo al contempo anche accarezzati, coccolati e rassicurati su piano psicoemotivo.

Nei momenti di stress una parte di noi, quella che si sente più vulnerabile, è come se tornasse un po’ indietro nel tempo alla ricerca di quel conforto affettivo primario ottenuto attraverso un’esperienza sensoriale e alimentare gratificante.

 

Meno stress... con le coccole!

 

Se il cibo diventa una dipendenza

Ma quando i comfort foods rappresentano realmente una coccola e quando invece un automatismo compulsivo di cui si perde il controllo? Ricordate? Nei momenti “no” possiamo istintivamente agire “come se” fossimo ancora quei bimbi affamati e indifesi e ci rivolgiamo al cibo..

Tuttavia rispetto a quando eravamo così piccoli, nella vita adulta abbiamo bisogni psichici e affettivi ben più complessi: non abbiamo fame o semplicemente bisogno di sentire che c’è qualcuno che sta provvedendo alla nostra sopravvivenza, siamo invece magari annoiati, stanchi, in ansia per una questione di lavoro, delusi per una relazione sentimentale, arrabbiati per il tradimento di un amico o le critiche di un superiore che ci hanno fatto vergognare.

Tutta questa complessità della vita emotiva adulta attiene a delle relazioni di reciprocità dove non siamo semplicemente e univocamente il polo ricevente di cure (come da bambini), ma in cui siamo partecipanti attivi con oneri e onori che questo comporta.

Ecco perché, per esempio, anche il decimo pacco di biscotti o l’ennesima porzione di lasagna niente potranno fare nel risolvere i problemi che abbiamo nelle relazioni con gli altri e che ci rendono tristi, arrabbiati o annoiati.

Quando siamo dipendenti dai comfort foods stiamo soltanto “mangiando” le nostre emozioni per non sentire ciò che ci disturba allontanandoci sempre di più dal vero problema e mettendoci nelle condizioni più difficili per affrontarlo.

 

Quando i comfort foods coccolano realmente?

Quando allora un comfort food, che sia la lasagna della mamma o il gelato della nostra marca preferita, non rappresenta una dipendenza compulsiva, ma è realmente una piccola coccola che possiamo concederci? Beh verrebbe da dire quando ad esempio il ricorso al cibo non è una tappa obbligata.

Nella vita adulta un buon indicatore della salute psicologica e della capacità di gestire le emozioni e gli stress della vita non è data tanto dal tipo di strategia che adottiamo per sentirci meglio, ma soprattutto da quante modalità diverse e variegate possiamo adottare per affrontare le difficoltà e darci conforto.

Un rapporto sano col cibo non significa non utilizzarlo mai come comfort food, piuttosto poter ricorrere anche ad altre forme di conforto nei momenti di stress: leggere un libro, ascoltare della musica, cucinare, andare a fare shopping piuttosto che andare a correre o in palestra…

Tante attività possono essere di conforto e, se lo sono realmente, ci lasciano uno stato d’animo più sereno con il quale ci sentiremo più in grado di affrontare la situazione.

Quando i comfort foods rappresentano invece una dipendenza, e quindi l’unica modalità con cui reagire alle avversità della vita, dopo un temporaneo sollievo lasciano generalmente sensi di colpa, tristezza e autosvalutazione che peggiorano lo stato di sconforto iniziale rischiando di innescare un pericoloso circolo vizioso.

In questo caso quella porzione di lasagna o quel pacco di biscotti non avranno rappresentato una reale coccola per rinfrancarci, piuttosto l’ennesima sconfitta verso noi stessi e la nostra capacità di gestire e decidere della nostra vita...

 

Psicologia del cibo: di cosa si tratta?

 

Per approfondire:
> Emozioni, cosa sono e a cosa servono

 

Iscrivendoti accetti le condizioni d'uso e l'informativa sulla Privacy


Ti potrebbe interessare anche: