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TIKTOK E LA GENERAZIONE Z

Tik Tok lo scandire dell'orologio? no un nuovo social dove la rapidità sembra il punto forte: comunicazione e condivisione attraverso video lampo.

Facebook, Instagram, Twitter, Linkedin, You Tube, … sono tutti nomi noti nella sfera delle comunicazioni e relazioni. Il loro utilizzo è diffuso tra differenti fasce di età ed estrazioni o ruoli sociali, tuttavia osservando con attenzione è possibile notare un innalzamento dell’età media dei fruitori di questi mezzi, rispetto al momento della loro comparsa. 

Al pari sono cambiati contenuti e funzioni. Un esempio fra tutti. Facebook: un tempo tanto utilizzato per la condivisione di contenuti di svago, specialmente da parte dei giovani, oggi è la piattaforma di diffusione di lavoro, progetti, corsi, prodotti, idee e altro. I giovani di un tempo sono cresciuti e sfruttano le potenzialità di questi mezzi in modo differente, senza però verificarsi un reale cambio generazionale.

Una prima riflessione del perché le fasce più giovani non utilizzino più assiduamente alcuni social deriva dal fatto che essendo essi “popolati” da ogni fascia di età e quindi potenzialmente anche da genitori, zii e magari nonni, i più giovani preferiscono “scappare” ricercando altre piattaforme in cui trovare il proprio spazio, svago ed espressione. Una fra tutti, e sempre più diffusa tra la generazione Z, ovvero l’insieme di coloro nati tra il 1996 e il 2010, è Tik Tok

 

Tik Tok

Tik Tok è un social nato in Cina nel 2016 fondato da Alex Zhu e Luyu Yang, inizialmente chiamato Musical.ly il cui scopo era quello di diffondere cultura e apprendimento attraverso semplici video, poi modificato in social network per lo scarso successo del primo intento. Oggi è quindi una piattaforma su cui i più giovani pubblicano brevi video, da 10 secondi a massimo 1 minuto arricchiti da filtri, effetti, musica e tanto altro. Questi possono essere poi diffusi e condivisi anche su altri network e ricevere apprezzamenti, like e follower.

Ogni individuo può creare una rete di utenti seguiti o che lo seguono, che arricchiscono la propria visibilità e condivisione del video. Al pari di altri social quindi si crea un gruppo di utenti che esprimono se stessi attraverso video e commenti.

 

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Tik Tok e le challenge o sfide

Le "challenge", o più semplicemente "sfide", sono ciò che animano il mondo di questo social. Nello specifico ognuno può, pubblicando un video relativo a una tematica lanciare una sfida agli altri che a loro volta dovranno pubblicare nuovi file multimediali in cui ripeteranno la medesima azione, con lo stesso sottofondo musicale ed effetti. Da qui si gioca tutti a suon di “cuoricini”, ovvero elementi per esprimere apprezzamento e riconoscimento, ma anche condivisioni e commenti.

Le sfide quindi attivano una messa in gioco dei singoli, che nei video cercano di esprimere se stessi e la propria identità rispondendo a una “Moda” o tematica diffusa nel gruppo e nella comunità virtuale. L’essere notati e riconosciuti diventa un vero rimando al sé e al proprio modo di essere spesso al pari e, forse di più, dei feedback ricevuti nella realtà da amici, parenti, conoscenti, compagni rispetto alle proprie azioni e modi di essere.

Le sfide, tuttavia, possono anche essere un pericolo e quindi arma a doppio taglio. Laddove il proprio video non riceva i like desiderati e aspettati, si potrebbe avere un rimando a sé negativo, sensazioni ed emozioni negative e una difficoltà nel costruire un senso di appartenenza al gruppo. Allo stesso, il contenuto della challenge può essere pericoloso, fino anche a mettere a rischio la vita degli utenti, al fine di dimostrare qualcosa alla comunità.

 

Tik Tok e il gruppo dei pari

Secondo alcuni studi la prima funzione assolta da questo social network è quella di far divertire (Zuo e Wang, 2019) attraverso i contenuti e la forma dei video spesso comici, con contenuto umoristico e bizzarro.

Nelle sfide, ma in senso più generale nella catena che esse attivano, viene in qualche modo assolto il bisogno di appartenenza a un gruppo tipico specialmente dell’età adolescenziale. I video diventano mezzo per mostrare agli altri cosa si è in grado di fare, ma anche il proprio stile e personalità, andando ad assolvere dei canoni e principi espressi dal gruppo, al fine di farsi accettare. L’accettazione ha rimandi importanti sulla propria autostima e sulla costruzione della propria identità, che risente del confronto continuo con i pari.

L’imitazione del gruppo e delle mode lanciate permettono al singolo di incrementare il riconoscimento nella collettività e assolvere anche bisogni emotivi oltre a quello di appartenenza: il gruppo, anche se virtuale, offre in qualche modo sostegno, abbassa la sensazione di essere soli nel vivere una determinata condizione e dona spunti per osservare la realtà.

Tuttavia, questi elementi non sempre hanno connotazione positiva, infatti sui social possono animarsi fenomeni di esclusione, bullismo e denigrazione, amplificata dall’utilizzo di video che possono essere altamente esplicativi e diretti. Come per ogni social è importantissimo controllare l’utilizzo da parte dei ragazzi visti gli innumerevoli effetti non sempre positivi.

 

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Foto: Uladzislau Salikhau / 123rf.com

 

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