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LE PAGELLE E LE ASPETTATIVE DEI GENITORI A SCUOLA

Febbraio, tempo di pagelle e quindi aspettative, desideri, preoccupazioni, elogi o punizioni. Ma è davvero un voto a definire la persona?

Con l’inizio del nuovo anno arriva anche il momento delle tanto temute pagelle scolastiche. Mi ricordo quando ero bambina e attendevo con ansia che i miei genitori tornassero dai colloqui con le insegnanti per vedere i voti e sperare che tutto filasse liscio. E pensare che ho sempre ottenuto buoni risultati, ma la preoccupazione c’era sempre: cosa si aspettano mamma e papa?

Il momento del verdetto è vissuto con ansia sia dagli alunni, che pur consapevoli dei loro traguardi o insuccessi devono fare i conti con un foglio scritto che riassume il loro impegno e la loro “capacità”, che dai genitori che vedono nella pagella il riflesso del proprio figlio.

 

Le aspettative dei genitori

Solitamente un genitore tende a desiderare per il proprio figlio una vita piena di successo, ricca di obiettivi ben raggiunti e risultati appaganti. Questo desiderio benevolo si manifesta in infinite aspettative, che spesso rimangono insoddisfatte. Come mai?

Il più delle volte sono generate su un’immagine ideale del proprio figlio, che non tiene realmente conto del suo essere e delle sue capacità, inoltre sono influenzate da diversi aspetti. Ad esempio:

L’identificazione con il proprio figlio: il genitore desidera il raggiungimento di obiettivi da parte del figlio così da compensare ciò che egli non è riuscito a realizzare.

Il bisogno di conferme sulla propria capacità genitoriale: “se i voti sono buoni allora sono un bravo genitore, se sono brutti ho sbagliato tutto”

La possibilità di avere successo in futuro: in una società dove ciò che conta sono il successo e la prestazione, l’ottenere buoni risultati a scuola è una speranza e un segno di riuscita del figlio in futuro. Il suo valore dipende da quello che fa.

L’incapacità di accettare il fallimento: i genitori puntano alla performance perfetta e soffrono in caso di insuccesso. Un basso rendimento scolastico veicola un fallimento ed è visto come irrimediabile.

Il desiderio che sia uguale a sé: è usuale desiderare un figlio che abbia interessi, desideri, obiettivo e piaceri simili ai propri.


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Le aspettative dei genitori: il vissuto dei figli

Cosa diranno mamma e papà? Cosa si aspettano da me? Se fallisco? Queste sono le domande che consciamente o inconsciamente attraversano la mente di un figlio, rispetto al rendimento scolastico, ma non solo.

Il voto è vissuto come un giudizio sulle proprie capacità come persona e non sugli apprendimenti e le conoscenze acquisite. “Il voto diventa specchio del sé”. E se esso va contro le aspettative di successo dei genitori genera senso di colpa, frustrazione e riduce la motivazione: “quello che faccio non va bene e non è mai abbastanza”.

I rimproveri dei genitori per lo scarso successo veicolano l’idea che il fallimento renda la persona meno valida e portano il figlio ad identificarsi con la propria performance, riducendo l’autostima. Inoltre la sensazione di non essere in grado porta a pensare di “non essere degno di amore”.

Molto spesso i figli diventano accondiscendenti rispetto alle richieste dei genitori e ciò genera una serie di problematiche.

 

Momento di pagelle: cosa fare?

Le reazioni classiche di fronte ad una pagella catastrofica o quasi sono il rimprovero e la punizione. Ma sono davvero funzionali?  Molti esperti dicono di no, e mi sento di associarmi a questo parere, poiché rinforza l’idea di inadeguatezza del figlio e riduce l’autostima. Il risultato sono una maggiore demotivazione, disimpegno e sofferenza già presenti per la consapevolezza personale dell’insuccesso, fino al rifiuto della scuola.

Di fronte ai brutti voti non bisogna passare l’idea che il “voto fa la persona”, che il fallimento non è permesso e che la buona performance permetta un successo futuro e renda il bambino o ragazzo degno di amore e attenzione.

È importante cercare di capire cosa può essere nascosto dietro ad un basso rendimento (scarsa motivazione, poco impegno, stanchezza, reale difficoltà o disagio specifico, ecc.) e aiutare il figlio a capire come affrontare il problema. Prestare ascolto ai bisogni del proprio figlio è il primo passo per un cambiamento.

Mamma e papà devono modificare l’immagine ideale, imparando ad osservare il figlio senza preconcetti, desideri e aspettative e cogliendo la sua vera identità, i reali interessi, le competenze e i limiti.

Solo così il voto acquisisce il suo reale significato ovvero un numero che dà un valore ad un compito svolto ed è indice degli apprendimenti, che possono essere migliorati con impegno e sostegno. Il voto non è un marchio indelebile ma un disegno sulla sabbia che può essere cancellato per lasciare il posto a un giudizio migliore.

Non esiste il figlio ideale e lo studente modello, ma ogni bambino, ragazzo o adulto con le proprie capacità, caratteristiche e i propri sogni. 


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