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QUANDO I FIGLI NON ASCOLTANO: COSA FARE?

Quanto tempo passiamo ad educare i figli cercando di trasmettere loro la nostra esperienza perchè possano evitarsi le nostre difficoltà e delusioni? Eppure spesso i figli non ascoltano, che fare?

Tanta parte dell'educazione che un genitore cerca di dare ad un figlio passa attraverso la parola.

Nonostante l'imitazione sia uno dei canali più importanti per l'apprendimento, i genitori passano molto tempo a parlare, a spiegare, a raccontare, a dare regole, a fornire spiegazioni e a rendere comprensibili delle regole.

Tutti questi sforzi non hanno sempre il lieto fine, almeno non nell'immediato e questo può gettare nello sconforto: che resta da fare quando i figli non ascoltano?

 

I frutti dell'apprendimento

Che significa la frase" i figli ascoltano"? Beh, per un genitore ci possono essere diversi significati:

  • guardare il genitore mentre parla, dandogli la sua piena attenzione,
  • mettere in atto subito la regola educativa
  • evitare di comportarsi in modo opposto, ecc.

Bello, vero? Ma per qualcuno quasi irrealizzabile o meglio molto lontano dalla realtà. Quando mai i figli fanno ciò che si chiede loro? Una piccola consolazione arriva dal Comportamentismo, corrente psicologica americana, che attraverso la voce di uno dei suoi più autorevoli psicologi scinde il legame tra apprendimento e messa in atto di ciò che viene appreso.

Si tratta di Tolman e della sua teoria sull'apprendimento latente. Grazie ad una serie di esperimenti sui topi Tolman scoprì che a volte i roditori apprendevano lo schema di un labirinto pur non mostrandone i segnali e facendolo venire alla luce solo quando necessario.

Allora cari genitori cominciamo a gustare questo segnale di speranza: anche se i figli non mettono immediatamente in atto i nostri insegnamenti non significa che non abbiano interiorizzato quanto gli abbiamo detto e  non lo "tirino fuori" al momento opportuno.

 

Genitori che viziano e genitori che ascoltano

 

Dalla parte dei bambini

Non indoriamo troppo la pillola, è vero che ci sono bambini molto ostinati, addirittura dispotici. In questi casi, posto che le regole vanno ripetute fino allo sfinimento perché un paio di volte non bastano con nessuno, è opportuno ricordarci chi sia l'adulto e chi il bambino.

Un piccolo in formazione usa il genitore come barriera, come muro contro il quale creare la propria identità; nei casi particolarmente gravi lo scontro continuo può far pensare ad un disagio e sarebbe opportuno chiarirlo.

 

Lo scoppio

Quale che sia il vostro caso o la legittima giustificazione di un ostinato rifiuto di quello che il genitore dice uno dei possibili esiti di un figlio che non ascolta è lo scoppio d'ira del genitore.

La rabbia può essere espressione di: stanchezza, frustrazione, tristezza, disperazione, strategia educativa, ecc. Molti di noi si sentono in colpa subito dopo perchè una volta esauritosi in fretta lo sfogo resta la consapevolezza di aver fatto qualcosa di inutile, se non dannoso, ai danni di un bambino.

Niente sensi di colpa, può accadere a tutti, l'importante è che non diventi una costante. Alzare la voce può capitare a tutti, la cosa davvero importante è contestualizzare, spiegare perchè è successo e cercare di riportare il sereno.

Qual è allora la strategia migliore? Io non credo nelle risposte universali, ogni genitore conosce il proprio figlio, ma qualche utile indicazione non guasta:

  • non usate ricatti per ottenere ciò che volete, non passa un insegnamento, ma solo un modo di fare
  • non sempre il non ascolto è un attacco diretto al genitore, possono avere altri motivi
  • non cedete alle provocazioni, almeno non sempre
  • ricordate che il buon esempio è la via migliore per educare
  • concedete ai figli di costruirsi un piccolo bagaglio di esperienze proprie e di usare gli strumenti che voi fornite dopo essersi sperimentati in prima persona.

 

Genitori autoritari: si o no?

 

Per approfondire:

> Disturbi dell'infanzia e dell'adolescenza

 

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