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CONSIGLI PER SGRIDARE (BENE) I FIGLI

Sgridare sì, ma bene. Riprendere i figli dopo un capriccio o una marachella richiede la messa in atto di atteggiamenti da parte dei genitori volti a spiegare costruttivamente la natura dell'errore commesso e dando soluzioni alternative.

Sgridare è uno dei compiti più “spinosi” dell’essere genitore e in generale educatore. Spesso è complesso capire il limite tra un rimprovero adeguato e funzionale e un altro poco utile e costruttivo, generando una serie di emozioni e vissuti che si muovono tra il senso di colpa e di incapacità,  inutilità, rabbia e scoraggiamento.

Tuttavia, seppur difficile sgridare un figlio, ma anche alunno o educando in generale, è importante farlo perché determina una possibilità di cambiamento e crescita, se formulato in modo adeguato.

 

Sgridare i bambini: cercare di mantenere la calma

Seppur complesso e talvolta impossibile, uno degli aspetti importanti del rimprovero costruttivo è quello di mantenere la calma. Urla, tono di voce elevato, rabbia eccessiva e agitazione sono spesso disfunzionali. Il bambino nei rimproveri a “ruota libera”, associati da voce alta potrebbe faticare a comprendere il motivo del suo errore e quindi non riuscire a capire cosa e perché ha sbagliato, vivere e percepire un senso di inadeguatezza legato alla non comprensione e accettazione da parte dell’adulto, con effetti anche gravi sulla propria autostima e sensazione di essere amato e accettato.

La sensazione di essere sempre sbagliato e incapace di agire correttamente è poi un aspetto da considerare. Il tono di voce deve essere fermo ma accogliente, mostrare comprensione al bambino e accoglienza, assumendo un atteggiamento empatico in cui avvalorare il vissuto del piccolo, spesso molto confuso e in balia delle emozioni contrastanti.

 

Sgridare i bambini: spiegare l’errore

Rimarcare cosa non doveva essere fatto e il comportamento errato senza spiegare la motivazione è controproducente. Il bambino così non ha gli strumenti per capire perché quello che ha fatto non va bene e quali sono le conseguenze delle sue azioni per sé e per gli altri, al di là della sgridata ricevuta.

Per cui, ad esempio, se il proprio figlio butta in giro i giocattoli spiegarli, adeguando il linguaggio, che in questo modo potrebbero rompersi e poi non ci potrebbe più giocare e anche che qualcuno potrebbe inciampare, romperli o farsi male. Insomma, far capire al bambino perché viene sgridato con focus sempre sul comportamento e sul gesto, così da ridurre la sensazione che ad essere sbagliato sia lui o lei come persona.

Il comportamento su cui ci si focalizza deve essere uno e specifico, meglio non utilizzare paragoni, specialmente tra fratelli e usare un linguaggio adeguato.

 

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Sgridare i bambini in modo tempestivo, rapido e privato

Il rimprovero dovrebbe avvenire in privato, ovvero non in modo plateale e pubblico, ma prendendo da parte il bambino e spiegando lui cosa non va bene. L’essere in pubblico infatti, potrebbe generare senso di umiliazione, ulteriore oppressione e senso di inadeguatezza, amplificato dalla presenza di molti “occhi puntati su di sé”, con effetti sia sulla comprensione dell’errore che sull’autostima.

Inoltre, considerati i brevi tempi di attenzione, specialmente dei bambini, sgridare in modo rapido ovvero senza dilungarsi in spiegazioni e discorsi lunghi, ma utilizzando terminologia semplice, dritta al punto e focalizzandosi sull’azione compiuta. La tempestività, ovvero l’esecuzione del rimprovero il più vicino possibile all’azione sbagliata è altro elemento fondamentale perché il bambino ha ben presenti vissuto emotivo e la consapevolezza di quanto fatto, a differenza di distanza di ore.

Tuttavia, se un bambino è in preda ad una crisi di rabbia è bene farlo sfogare e in seguito una volta tranquillizzato provare a ragionare con lui su cosa è successo, non tentandoci durante la fase acuta, perché il suo ascolto e comprensione saranno molto difficili, praticamente impossibili.

 

Sgridare i bambini: dare un’alternativa

Una volta spiegato perché il comportamento agito è sbagliato proporre un’alternativa, ovvero dire cosa potrebbe essere fatto di diverso. In questo modo si distoglie l’attenzione da quanto fatto ma specialmente si aiuta a capire cosa potrebbe fare in futuro in una condizione simile per ridurre le conseguenze negative e attuare un comportamento più costruttivo.

Con i più grandi, ma in modo molto semplice anche con i piccoli, si può ragionare con loro quale altro comportamento potrebbe essere più ottimale, così da incrementare anche la motivazione, la consapevolezza e il coinvolgimento nel cambiamento.

In questo modo si attiva un processo di crescita e miglioramento, favorendo nel tempo la nascita di un’autocritica costruttiva.

 

Creare un clima empatico e di apertura

Al fine di rendere il rimprovero ancora più funzionale una buona base è quella di creare con i propri figli ma anche educandi in senso generale, un clima di fiducia, apertura al dialogo ed ascolto empatico. Laddove essi siano abituati a confrontarsi, a mettersi in discussione, a parlare e ascoltare, anche l’elaborazione dell’errore avverrà in un clima maggiormente costruttivo e funzionale. 

Questo rientra in quella serie di aspetti emotivi e relazionali che vanno nel tempo coltivati e preservati, così da essere sempre in grado di entrare in sintonia col vissuto del bambino o ragazzo o almeno dimostrarsi aperto e motivato a farlo, seppur non sia sempre facile, specialmente in caso di adolescenti.

 

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Foto: choreograph / 123rf.com

 

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