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IL CO-SLEEPING: NEL LETTONE CON MAMMA E PAPÀ

Una moda? Forse. Una delle coppie più invidiate di Hollywood, Angelina Jolie e Brad Pitt, ha dichiarato più volte di dormire in un letto largo tre metri con tutta la loro numerossissima prole. Il co-sleeping infatti in ambito psicologico e infantile si riferisce all’usanza di far dormire i propri figli nel letto matrimoniale e per i motivi più diversi. Una tendenza giusta o sbagliata? Analizziamo insieme il fenomeno

 

Il termine inglese co-sleeping indica l’atto del dormire insieme. Nel secolo scorso l’abitudine di condividere il letto - bed-sharing - aveva una base semplicemente economica: non era da tutti potersi permettere più di un letto, più di un paio di lenzuola o semplicemente più di una stanza, si dormiva insieme e nessuno si poneva dei dubbi circa il significato o le conseguenze psicologiche di tale gesto.

Oggi la principale motivazione che spinge i genitori ad accogliere il proprio figlio tra le lenzuola è la capacità di questo gesto di calmarlo. Infatti l’odore di mamma e papà e la sensazione di protezione che scaturisce dalla situazione, inducono il piccolo a smettere di piangere o di agitarsi, aiutandolo ad addormentarsi quasi all’istante. Tale aspetto affettivo del gesto è da anni contestato da psicologi e medici che accusano il co-sleeping di minare la stabilità mentale del bambino, il quale non riesce a rendersi indipendente e, in secondo luogo, la stabilità della vita di coppia, quest'ultima viene infatti privata dell’intimità necessaria ad una relazione.

Di contro alcune ricerca hanno dimostrato che il co-sleeping non ha alcuna conseguenza psicologica sul bambino: il fatto di dormire nel lettone con mamma e papà e sentirsi coccolato dalle loro carezze e dal loro odore non inciderebbe affatto sullo sviluppo psicologico e relazionale del piccolo. Inoltre secondo queste ricerche il co-sleeping faciliterebbe l’instaurarsi dell’armonia tra madre e figlio e favorirebbe la produzione di latte.

In conclusione, dove è la verità?

 

Il co-sleeping: si può o non si può dormire tutti insieme?                          

La risposta al co-sleeping è ancora incerta, date le numerose teorie che mostrano benefici e controindicazioni di tale comportamento. Molti sono gli psicologi che tendono a demonizzare tale abitudine, così come sono molte le ricerche e i risultati che mostrano la rinnovata utilità del co-sleeping. Una cosa è certa, l’importante è instaurare un equilibrio e un’armonia in famiglia, al di là del luogo in cui si dorme. Valutare se è il caso di dormire col proprio piccolo o preferire un’intimità (legittima) col proprio partner è a discrezione dei genitori, poiché non è solo il luogo in cui si dorme che decide l'educazione di un bambino, ma l’insieme di regole, comportamenti e abitudini che gli verranno insegnante nel corso della vita. Se una coppia ha il piacere di accogliere il figlio nel lettone può farlo, se invece questo gesto viene vissuto come fastidioso è ovviamente giusto optare per il no.

Ma attenzione! Un’importanza cruciale ha l’età: con il neonato tutto ciò potrebbe avere senso, ma intorno ai due - tre anni è comunque consigliabile per il bambino avere spazi propri in modo che non diventi troppo dipendente dai genitori, ma piuttosto possa iniziare a sperimentare la sua capacità di autonomia, la sua individualità e non la sua fusione con i genitori. Infantilizzare i propri figli può renderli fragili e alla lunga anche la coppia può scoppiare. Sicuramente imparare a dormire da soli è un processo graduale e delicato per i bambini, il compito dei genitori infatti dovrebbe essere quello di rassicurarli il più possibile e tranquillizzarli in modo da fargli capire che al risveglio troveranno tutto ciò che hanno lasciato.

 

Immagine | tamakisono

 

 

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