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LE ASPETTATIVE GENITORIALI NEL RAPPORTO CON I FIGLI

Genitori e aspettative rappresentano un connubio inscindibile. Sempre animati dalle migliori intenzioni le aspettative nascono ancora prima del figlio, ma come gestirle?

Il rapporto tra genitori e figli è zeppo di aspettative.

Che siano positive o negative, reali o immaginarie, contenute o eccessive sempre animate da buon intenzioni, le aspettative sono una componente fondamentale di una relazione tanto speciale.

Le aspettative genitoriali spesso nascono dal confronto della propria esperienza con quella del figlio che riapre antiche ferite e prove superate e a volte si desidera che per il figlio tutto sia più semplice.

 

Il bambino fantasmatico

Le aspettative nei confronti del figlio nascono ancora prima della sua venuta al mondo. Chiedete a chiunque stia diventando genitore se si immagina il figlio o se lo sogna la notte. Che occhi avrà, a chi assomiglierà, a chi non dovrebbe assomigliare, cosa potrebbe diventare…. Sono tutte le componenti del così detto bambino immaginario.

Mamma e papà si preparano ai loro nuovi ruoli e cercano di adattarvisi dando un volto provvisorio al figlio e immaginando scenari che li vedranno impegnati. Ovviamente il tutto si condisce con ciò che loro desidererebbero: tratti fisici preferiti, un carattere amabile, un destino roseo e la loro capacità di rispondere alle sfide genitoriali senza urla, ma con tanta saggezza.

 

La nascita del bambino e le aspettative dei genitori

La prima barriera contro le aspettative genitoriali è la nascita stessa: gli eventi cominciano ad accadere, non solo ad essere immaginati e le prove non sempre ci fanno arrivare attrezzati alla realtà.

Il bambino reale non è il bambino immaginario e porta con sé una serie di richieste di cui il genitore non riesce a cogliere la portata finché non è immerso nella nuova quotidianità.

“Ma perché fa così?!” si chiedono sconsolati mamma e papà vedendo le loro certezze sgretolarsi. Le aspettative per loro natura sono incerte, si basano su informazioni pregresse e desideri che non sono legati alla realtà da connessioni di causa-effetto, ma a qualcosa che resta all’interno della mente genitoriale.

 

Quindi che fare?

Le aspettative, ovviamente, hanno una loro funzionalità che è quella di pre-allertare la persona e di preparare le sue risorse.

Come ogni strumento psicologico sono utili nel momento in cui:

  • Permettono un adattamento alla realtà
  • Si modificano a contatto con la situazione concreta
  • Ci rendono più efficaci e attivi.

Le aspettative genitoriali che vengono tanto rimproverate al genitore sono quindi proprio quelle che agiscono in senso opposto, al terzo giorno di vita, così come a 30 anni del figlio, ovvero quando:

  1. L’aspettativa non consente di agire rispondendo al problema/sfida reale che il figlio pone al genitore (vorrei una bambina sempre ordinata e pulita, le metto vestiti bianchi e poi mi arrabbio perché si sporca, invece di vestirla in modo che possa assecondare la sua vivacità).
  2. L’aspettativa non consente di conoscere il figlio per quello che è (lo iscrivo a calcio perché adoravo il calcio e il gruppo è importante, ma a lui piacciono gli sport individuali e anche loro hanno dei benefici).
  3. L’aspettativa ci impedisce di trovare nuove soluzioni, ma porta a reiterare sempre lo stesso comportamento generando insoddisfazione nel genitore  e nel bambino.

Come si risolvono queste situazioni? Ecovi un piccolo esercizio! Cari genitori ogni tanto fermatevi e prendete un foglio dividendolo in due: in una colonna descrivete voi da bambini in 5 aggettivi, i vostri sogni, le vostre sfide; l'altra colonna è per vostro figlio, compilatela voi e fatela compilare al papà o ai nonni.

Questo breve esercizio vi permette di prendere atto della differenza tra l’immagine nella vostra testa (e che spesso rimanda a voi) e chi avete tra le braccia.

 

Il falso sé e i bambini prodigio

 

 

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