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IL VOLONTARIATO IN AFRICA

Il volontariato in Africa fa bene due volte: offre una mano a chi ne ha bisogno e permette al volontario di dare un senso più profondo alla sua vita. Vediamo quali sono i percorsi formativi per i cooperanti e l'addestramento necessario per i volontari

Il volontariato in Africa significa per molti partire via dall’Italia e avere un sogno da realizzare: offrire il proprio aiuto agli altri e, nel farlo, riuscire a donare un po’ di quel bene anche a se stessi. Fino a sentirsi più completi, appagati, felici della scelta fatta e, semmai, pronti a ripartire di nuovo per lo stesso viaggio. Continente di destinazione: l’Africa. È qui, infatti, che, quasi in automatico, la mente associa il bisogno di supporto, sostegno e donazioni da parte dei più fortunati. E le motivazioni, che spingono al volontariato, sono tante: dall’anno sabbatico al desiderio di iniziare a familiarizzare con i temi legati ai diritti umani, così da trasformare l’esperienza fuori dai confini in un’opportunità concreta per inserirsi professionalmente nel settore.

 

Volontariato in Africa: la formazione

Il volontariato in Africa permette dunque di immergersi nel significato vero della cooperazione allo sviluppo. Fermo restando che per svolgere il lavoro di cooperante si rende quanto mai necessaria una preparazione adeguata. A questo proposito si segnala la scadenza del 12 agosto 2011 per l’iscrizione al corso in Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, realizzato congiuntamente da VIS online - Centro di Formazione per lo Sviluppo Umano e dal Master in Educazione alla Pace: Cooperazione Internazionale, Diritti Umani e Politiche dell’Unione Europea dell’Università degli Studi Roma Tre. L’inizio delle lezioni è fissato per il 1° settembre.

 

Ovviamente questo non significa che per i volontari non ci sia bisogno di un addestramento, anzi. Tante sono infatti le associazioni che si spendono per formare operatori volontari all’altezza dei compiti che poi saranno chiamati ad affrontare. Tanto per cominciare: la comprensione del “perché” si va a donare il proprio aiuto agli altri è un momento di riflessione importante. L’atteggiamento da tenersi deve essere il più realistico e costruttivo possibile. Non da buon samaritano, per intenderci. Così come non c’è posto per alcuna forma di paternalismo. La piena consapevolezza della situazione politica, economica e sociale del Paese in cui si andrà a intervenire è infine decisiva. Lo stesso per gli aspetti igienico-sanitari, la cui corretta conoscenza va a tutela innanzitutto della salute del volontario.

(5 luglio 2011)

 

Fonte immagine: Futureatlas.com

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