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ESISTE UNA GIUSTA "DISTANZA" NELLE RELAZIONI?

Troppo strette e invadenti o troppo “liquide” e disimpegnate o, ancora, continuamente altalenanti fra “alti” e “bassi”… Può essere difficile stabilire una giusta distanza nelle relazioni, quella che ci fa sentire emotivamente tranquilli senza perdere di vista la nostra individualità. Come risolvere questo eterno dilemma?

Nelle relazioni, soprattutto quelle affettive, può essere piuttosto difficile stabilire un compromesso ottimale fra due estremi teoricamente possibili: una vicinanza fusionale e un distacco totale. Come fare a non sentirsi né troppo vicini, né troppo lontani? Come porre una giusta “distanza”?

 

Quando la distanza è troppo poca…

Le famiglie sono gli esempi più lampanti di come la distanza nelle relazioni possa essere gestita in modi sani o disfunzionali. A seconda dei casi, le individualità dei singoli possono essere invase o tollerate; può esserci spazio per trovare un compromesso fra esigenze diverse oppure può avvenire un’abituale “diaspora” fra i vari membri dove “ognuno fa per sé”.  

Ci sono famiglie dove i confini fra le individualità dei coniugi, come quelli fra genitori e figli, sono piuttosto lassi, si pretende di decidere per gli altri, di sapere tutto di tutti e c’è poco spazio per le differenze individuali. Sono le famiglie spesso con più difficoltà ad adattarsi ai fisiologici e inevitabili cambiamenti della vita: la crescita dei figli, il loro svincolo dall’ambiente primario, nuove distanze geografiche o lavorative, l’avvento di una grave malattia o di un lutto… 

In queste famiglie, spesso del tutto inconsapevolmente, ci si comporta come se questi cambiamenti avessero scarsa rilevanza, cercando con ogni mezzo di mantenere l’assetto originario, inibendo lo svincolo dei figli, tacitando lutti ed eventi dolorosi. Spesso questi “non detti” pesano come macigni e vincolano i membri a mantenersi tutti troppo vicini perché qualunque cambiamento, differenza o disaccordo viene percepito come una minaccia e suscita sensi di colpa.

 

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… o troppo caotica

In altri casi, nelle relazioni familiari può prevalere una sorta di “stabile instabilità”: liti, scoppi d’ira improvvisi, separazioni e tradimenti possono ciclicamente sconvolgere il clima familiare. Le motivazioni di queste ricorrenti “rotture” dell’armonia familiare possono essere le più varie, spesso non sono gli eventi in sé, ma il caos emotivo che generano nelle persone che li vivono a far precipitare le cose.

Queste “turbolenze”, se ripetute per lungo tempo, diventano la regola, piuttosto che l’eccezione, e possono minare profondamente la sicurezza affettiva dei bambini e ragazzi che si trovino a vivere in questo tipo di ambiente poiché sono sottoposti a continui allontanamenti  e avvicinamenti. I loro adulti di riferimento passano dall’essere apparentemente buoni e rassicuranti all’essere improvvisamente caotici, imprevedibili e, a volte, fonte di paura e pericolo.

 A risultarne danneggiato sarà spesso proprio il senso di fiducia di base, il rischio è che una persona con una storia familiare di questo tipo, avendo interiorizzato modelli di attaccamento insicuri o disorganizzati, si ritrovi da adulta a non potersi affidare alle persone per ricevere aiuto e sostegno, perché questo susciterà sentimenti di paura e pericolo.

 

Per trovare una giusta distanza non basta andar via

Non di rado, quel che succede ad alcune persone provenienti da ambienti familiari così vincolanti o disorganizzati, è che esse cerchino di costruirsi un lavoro e una vita adulta a molti chilometri dalla propria famiglia d’origine, come se la distanza fisica, concreta, potesse controbilanciare quella emotiva, vissuta come eccessivamente vincolante o “pericolosa”. Non di rado però queste “contromisure” si rivelano, presto o tardi, deludenti. I motivi principali sono due.

In primo luogo, cercare uno svincolo ponendo “troppa” distanza dal proprio ambiente familiare può rivelarsi una presa di distanza difensiva: la soluzione sembra essere quella di negare la propria stessa appartenenza familiare, ostentando uno stile di vita e di pensiero diametralmente opposto.

Queste prese di distanze così estreme possono denotare un’indipendenza solo apparente: essere psicologicamente “costretti” a disconoscere le proprie origini, a doversi distanziare con ogni mezzo da tutto ciò che farebbe assomigliare o dipendere da “loro”, non rende la persona veramente libera di conoscersi e di compiere scelte autentiche. Nel tentativo di non farsi condizionare dalle proprie “radici”, si rischia di vivere all’insegna di un condizionamento… uguale e contrario con ripercussioni importanti sulla serenità delle relazioni affettive adulte.

 

La giusta distanza e la psicoterapia

Un secondo aspetto importante è quello relativo alla differenza fra aspetti concreti e mentali delle relazioni. Al di là di quello che è il piano attuale degli scambi familiari, tutti noi ci portiamo nella mente, in funzione delle nostre esperienze passate, delle aspettative, delle idee, dei “modelli” di relazione mutuati proprio sulla base di quelle primarie, che ci piacciano o meno. In molti casi non basta porre una distanza fisica (che a volte può comunque essere un passo fondamentale), ma occorre – tramite un percorso di psicoterapia – prendere coscienza di questi modelli interni e dell’influenza che hanno avuto nella formazione della propria personalità, al fine di poter padroneggiare questi “condizionamenti” senza esserne schiavi.

Il risultato che ognuno può augurarsi è quello di raggiungere una “giusta distanza” dalla quale vivere affetti gratificanti e stabili, dove attaccamento e separazione possano integrarsi non clnfliggere.

 

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Foto: warrengoldswain / 123rf.com

 

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