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FUGA DEI CERVELLI

Sempre più giovani decidono di lasciare l'Italia per cercare lavoro all'estero o per migliorare i propri studi e sono sempre meno quelli che decidono di tornare in patria. La fuga dei cervelli è ormai una realtà dettata dalla crisi occupazionale ma anche dall'assenza di innovazione e investimenti sui talenti nostrani. Vediamo insieme perché

Se ne parla di continuo, e da diverso tempo ormai. È la fuga dei cervelli dal nostro Paese che, se vogliamo, si porta dentro anche un altro tipo di esodo: quello che dal Sud Italia spinge moltissimi ragazzi a trasferirsi nelle regioni del Centro nord per intraprendere la carriera universitaria subito dopo il diploma. È già da lì che i legami con il territorio d’origine si allentano, fino a che dopo tanti anni di vita da “fuorisede” neanche ci si accorge più dell’enorme distanza che nel frattempo si è venuta a creare, un filo sottilissimo che è forse destinato a spezzarsi del tutto una volta raggiunto l’obiettivo di affermarsi professionalmente lontano da casa. E poco importa che si vada all’estero o si affronti il semplice tragitto da Napoli a Milano, ciò che conta è semplicemente la spinta interiore che ciascun individuo trova dentro di sé per migliorare costantemente la propria posizione, o forse sarebbe più giusto dire: “condizione di vita”, visto che mai come di questi tempi la fuga dei cervelli all’estero è sempre più giustificata non solo dal desiderio di afferrare nuove possibilità di crescita personale ma, piuttosto, dettata dalla necessità di trovare molto banalmente un lavoro che consenta di vivere.

 

Fuga dei cervelli: gli scenari

Per molti laureati si profila sempre più spesso - specie all’estero - la possibilità di incrociare questo forte bisogno di occupazione con l’ottenimento di un impiego veramente all’altezza delle competenze acquisite in duri anni di studio in Italia. Capita così che, nel fantasticare su un possibile ritorno, perché magari assaliti da comprensibili fitte di nostalgia, subito ci si ridesti pensando alle ragioni della fuga e, di conseguenza, alle scarsissime occasioni che altrimenti si ritornebbero ad avere una volta optato per il dietrofront. E tutto questo mentre lo spostamento per fini lavorativi e di studio dovrebbe costituire la normalità, e non certo l’eccezione, in un mondo “globalizzato”. Se non fosse che, in Italia, al flusso dei laureati in “fuga” non si contrappone un approdo altrettanto qualificato da parte di stranieri nel nostro Paese.

 

Fonte immagine: Sinistra Ecologia Libertà

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