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101 VIAGGI STRAORDINARI, ALL'INSEGNA DELLA "SUBLIMITÀ DEL VAGARE"

Viaggiare: non è proprio come fare una vacanza, ma è scoprire, lanciarsi all'avventura, confrontarsi, immergersi nella "sublimità del vagare". Ecco l'intervista a Beppe Ceccato, autore, insieme ad Andrea Forlani, di 101 viaggi straordinari, una "guida" ricca di curiosità in cui troverete tutti i suggerimenti per scegliere la meta di un viaggio "da fare almeno una volta nella vita"

Beppe Ceccato e Andrea Forlani, autori di 101 viaggi straordinari da fare almeno una volta nella vita, sono giornalisti e appassionati di fotografia, originari della provincia di Treviso che, insieme ad altri amici accomunati dalla stessa passione per un certo modo di “conoscere il mondo”, hanno fondato il blog wemoov.it in cui raccogliere le proprie impressioni. Beppe Ceccato  lavora a Milano e ha scritto su storiche testate di turismo («Dove», «Weekend Viaggi») e ha pubblicato due guide sul Brasile e altrettanti libri di viaggio ed è attualmente il responsabile del sito internet della rivista «Rolling Stone Italia»; Andrea Forlani invece, sempre in movimento, viaggia per il mondo da quand’era ragazzino e collabora da un decennio con importanti riviste italiane e internazionali.

Nella prefazione al libro si parla di "sublimità del vagare": cosa si intende in particolare?

Vagare è una parte importante del viaggiare. Anzi, il modo migliore per rendere un viaggio indimenticabile. Vagare è abbandonarsi alla curiosità, saper cogliere il momento giusto per perdersi e trovare/provare esperienze nuove. Da sempre mi piace, ma credo di parlare anche a nome di Andrea che proprio in questo momento sta vagando in Tagikistan in cerca di nuovi spunti per un suo reportage, "perdermi" in un luogo che sto visitando. Se ti perdi fai più attenzione a ciò che ti sta intorno, se non altro per ritrovare la strada, sei portato a parlare con la gente, anche solo per chiedere informazioni. E poi si sa, una parola tira l'altra…  In questo senso il vagare è un atto sublime, meraviglioso, assoluto!

 

E' importante documentarsi prima sulla cultura del luogo che si vuole visitare. Quali consigli preziosi per l'aspirante viaggiatore?

Importante assolutamente! Un viaggio va costruito con cura. Leggere è fondamentale. Solo così puoi permetterti, poi, di vagare! L'unico consiglio prima di viaggiare è quello di informarsi, non fermarsi alle prime pagine trovate su Google, ma andare a fondo, insomma, anche qui, vale la curiosità.

 

Nel libro si passa dai paesini e le città di'Italia, ai luoghi leggendari del Perù, dai safari in Kenya, alle spiagge paradisiache della Tanzania. C'è un posto in particolare che non vi stanchereste mai di visitare?

Uno solo? Tornerei ancora in tutti i posti che ho visitato. Anche perché mi sono perso di sicuro qualcosa lungo la strada!

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Un viaggio interiore può essere straordinario al pari di quello che comporta spostamento fisico vero e proprio?

Sì. In questo caso bisogna esercitare molto la fantasia e… la pazienza. E poi, bisogna vedere che tipo di viaggio interiore ti accingi a fare…  Ricordo che da ragazzo una delle mie mete preferite era la stazione dei treni. Mi sedevo lì e guardavo la gente passare veloce. Famiglie, uomini d'affari, donne tristi, bambini inferociti… immaginavo il viaggio di ognuno, dove sarebbero potuti andare, per quali motivi. A mio modo viaggiavo fantasticando… D'altronde, il mitico Emilio Salgari i suoi libri d'avventura li ha scritti senza mai muoversi da Torino, ha viaggiato per tutti i continenti inventando storie che, anche nel nostro tempo super digitale, riescono ancora a catturare e stupire.

 

Il viaggio cura solo le anime che hanno la vocazione allo stesso o ha comunque un "effetto terapeutico" sull'equilibrio psicofisico in generale?

Bella domanda! Secondo me il viaggio è comunque una 'terapia consigliata'. Insegna e segna comunque!

 

L'ospitalità, forma sociale significativa e importante nella classicità. Ne avete trovata in giro per l'Italia? E all'estero?

Ricordo in Iran, nei dintorni di Shiraz, vediamo una tribù di nomadi Quashqai, in viaggio con un grosso gregge di pecore in cerca di pascoli. CI fermiamo nel loro accampamento e parliamo con il capo tribù. Lui ci invita sotto la sua tenda. Le donne smettono di tessere i tappeti su un telaio di legno sgangherato e si affrettano a prepararci il te. C'è una sola tazzina sbeccata. Arriva il tè. Lui lo versa a sua madre, una vecchia sdentata e sorridente, che beve il primo sorso (grandissimo rispetto!) poi la passa a noi, che beviamo e, infine, sorseggia lui. Non c'era lingua che tenesse: noi il farsi non lo parlavamo proprio, loro né inglese né tantomeno, italiano. Ci intendevamo con silenzi e gesti. Siamo riusciti persino a farci delle grandi risate. Lui, il capo, voleva i miei pantaloni pieni di tasche. In cambio mi dava i suoi e un piccolo tappeto da preghiera. La trattativa s'è conclusa al tramonto. Per la cronaca: io sono rimasto con i miei calzoni e lui con i suoi, ma ci siamo divertiti! Ecco, questo è solo uno delle centinaia di incontri fatti. Credo che l'ospitalità sia anche direttamente proporzionale al tuo modo di porti verso altre culture, spesso all'opposto della tua.

 

In che modo viaggiare può essere un'occasione per la propria crescita personale?

E' importante per la propria crescita personale perché si vivono sempre esperienze nuove (che poi possono essere positive o negative) che accrescono comunque la tua cultura, la tua storia, la tua intelligenza. In una cosa credo fermamente (e non sbaglio se parlo anche a nome di Andrea!) il viaggio è soprattutto umiltà. Anche se vado nella profonda foresta amazzonica so che lì imparerò sicuramente qualcosa. Bisogna dimenticare da dove vieni e accogliere con soddisfazione quello che ti viene offerto, perché, in fondo, stai vivendo un'esperienza comunque nuova e intensa. Poi, ripeto, può piacere o meno. Ma questa è la disposizione giusta. Almeno per noi.

 

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