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MATERNITY BLUES: MAMME SI NASCE O SI DIVENTA?

Sulla maternità pesano molti tabù e falsi miti come quello dell’ “istinto materno” che vorrebbe innata la capacità di una donna di vivere efficacemente la maternità come evento unicamente fonte di gioie e soddisfazioni. I dati sulla diffusione epidemiologica del maternity blues affermano il contrario: madri non si nasce, si impara ad esserlo attraversando cambiamenti identitari profondi e spesso difficili; il sostegno sociale in tal senso è molto importante.

Con la terminologia inglese maternity blues (o baby blues) si fa riferimento a quell’insieme di sintomi depressivi che le donne frequentemente vivono nei primi giorni dopo il parto come tristezza, ansia, insonnia e crisi di pianto immotivate.

Queste manifestazioni, comuni al 70% delle neo-mamme, si risolvono per lo più nel giro di un paio di settimane, mentre più rari, anche se frequentemente sottodiagnosticati, sono i casi di vere e proprie depressioni post-partum là dove il disagio depressivo perdura per anche un anno assumendo un carattere più strutturato ed esponendo ad elevati rischi sia la salute della madre che la sua relazione col bambino.

 

Maternity blues e scrittura espressiva

Cause dei disturbi depressivi del maternity blues sono da vari Autori individuate sia nei repentini cambiamenti ormonali cui va incontro la donna, sia nella particolare condizione psicologica che ella si trova ad attraversare con la nascita del bambino, ricca di vissuti ambivalenti e contrastanti che spesso non trovano possibilità di espressione.

In tal senso, vari studi mostrano come l’aver avuto la possibilità di esprimere con la scrittura espressiva vissuti, timori e ansie legate al post-partum sia risultato protettivo riguardo all’insorgenza di sintomi depressivi in seguito al parto (Di Balsio, P. e Ionio, C. Elaborazione emotiva e sintomatologia da stress post partum, Psicologia della Salute, 2001, 2).

 

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Maternity Blues e falsi miti

Il maternity blues, cosi come anche casi ben più gravidi depressione post-partum, risultano spesso sottovalutati sia dalla donna stessa che da coloro che le stanno intorno.

Il motivo risiede in gran parte nella credenza sterotipale che vorrebbe l’istinto materno come dote “innata” e sufficiente in sé stessa a fare di una donna non solo una buona madre, ma una madre felice (Sarah Blaffer Hrdy, Istinto Materno, 2001). Spesso sono le donne stesse ad essere vittime di questo pregiudizio e, di conseguenza, a non accettare, se non con colpa e vergogna, i vissuti contraddittori e ambivalenti che la maternità, prima con la gravidanza e poi con il parto, porta con sé.

 

Maternity Blues e identità

Diventare madre per una donna rappresenta una tappa evolutiva cruciale e importante dalle implicazioni tutt’altro che scontatamente “facili”, “innate” o “felici”.

Essere madre non è semplicemente uno status dato una volta per tutte dalla biologia, ma l’esito, sempre incompiuto e in divenire, di un percorso evolutivo che richiede notevoli cambiamenti dal punto di vista psicologico rimodellando la propria identità di donna alla luce delle passate esperienze infantili e di rapporto con la propria madre e del nuovo ruolo che ci si troverà ad assumere come madri a propria volta (BibringG.L., 1959).

 

Maternity blues e sostegno sociale

In questo percorso evolutivo si rivela importante sia il sostegno del partner che il più ampio sostegno sociale come supporto alla neo-mamma sia sul piano pratico che emotivo prevenendo contrastando vissuti di solitudine o isolamento associati al maternity blues.

 

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Fonte immagine | www.elfwood.com


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