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SUICIDIO PER SEPARAZIONE: I PAPÀ CHE VORREBBERO RESTARE VICINO AI FIGLI, MA NON POSSONO

Aumento dei suicidi degli uomini che si separano dal coniuge e che non riescono a vedere i figli

In genere la figura materna è considerata il perno centrale della vita dei bambini, cui non è possibile fare a meno. Il ruolo paterno invece, è ancora oggi meno definito per importanza e collocazione. Questa riflessione viene trascurata quando pensiamo a una coppia unita che cerca di dividersi tra i vari impegni (con una separazione tra genitore che lavora e quello che educa), ma diventa fondamentale nei casi di separazione. In questo caso il padre tradizionalmente meno attrezzato per l’accudimento della prole, deve reinventare la propria presenza con i figli che merita un riconoscimento sociale.

I diritti dei padri separati

Un primo riconoscimento viene dall’ambiente legislativo con un aumento degli affidamenti condivisi in cui viene data pari dignità a madri e padri. La legge sull’affido condiviso del 2006 resta quindi un primo passo importante verso la risoluzione di un problema che ha una forte componente culturale, e che premia la mono-genitorialità quando la coppia si divide. I casi in cui i papà restano ai margini della vita dei figli è però ancora molto alta e a volte porta a delle conseguenze irreparabili: il suicidio.

Separazione e Suicidio

Alcune stime parlano di un centinaio di suicidi all’anno di padri che non riescono a sopportare la separazione dai figli. Da un punto di vista psicologico la separazione è per gli uomini una forte causa di stress che causa problemi cardiaci, attacchi di panico e depressione.

Secondo un ciclo di studi dell’Università della California, c’è un allarmante aumento dei suicidi maschili che seguono la separazione e la perdita dei figli. Tra le motivazioni principali ci sono il divieto di accesso ai bambini, ma anche il senso di solitudine e frustrazione a causa della fine della vita di coppia.

Suicidio e figlicidio

In questi giorni si parla del caso delle gemelline svizzere scomparse e del loro padre suicida su cui aleggia il terribile sospetto di un suicidio-omicidio. L’omicidio dei figli da parte di un genitore può essere un’altra faccia della disperazione che si distingue in due casi emblematici.

Il genitore può uccidere i figli come ripicca nei confronti dell’altro, come nel caso della Sindrome di Medea. Medea è una figura mitologica che abbandonata dal suo grande amore dopo 10 anni di matrimonio decide di vendicarsi di Giasone uccidendo i figli avuti con lui. Si tratta di un disturbo tipicamente femminile che segue un abbandono.

La seconda possibilità è il figlicidio altruistico, quando il genitore pensa di sottrarre il figlio ai mali del mondo o perché molto malato o perché sconvolto dalle brutture della vita. Anche in questo caso ci sono delle forti differenze.

Poche sono le madri destinate al carcere, mentre i padri figlicidi, forse perché usano metodi più violenti, raramente sono considerati folli o anormali.

 

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