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Disturbi dissociativi

Supervisione a cura della dott.ssa Cinzia Silvaggi, psicoterapeuta e consulente in sessuologia

Disturbi dissociativi: definizione

 

Chiunque può sperimentare occasionalmente momentanei fenomeni di dissociazione. Un esempio famoso e illustre è quello di un Albert Einstein talmente assorto nei suoi calcoli che non riconosce la nipote che gli rivolge la parola. Tuttavia, ci sono forme di dissociazione che destrutturano il senso di sé, del tempo e degli eventi. I disturbi dissociativi consistono nella perdita dell'integrazione normale dei propri ricordi, percezioni e identità.

 

Disturbi dissociativi: varianti


- Amnesia dissociativa – grave ed estesa incapacità di ricordare importanti informazioni personali, solitamente di natura traumatica o stressante.

- Fuga dissociativa – amnesia di alcune ore o mesi in cui si manifestano l’incapacità di ricordare una parte o la totalità del proprio passato e la perdita della propria identità o la formazione di un’identità nuova. Spesso la persona si allontana da casa, in modo del tutto inaspettato e senza una finalità precisa. I pazienti con fughe frequenti ed evidenti di solito hanno un disturbo dissociativo dell’identità.

- Disturbo dissociativo dell’identità o di personalità multipla – scissione in due o più identità o personalità che alternativamente prendono il sopravvento nel comportamento, con presenza di una specifica forma di amnesia. L’amnesia non è uniforme in tutte le personalità: ciò che è sconosciuto a una personalità può essere noto a un’altra; alcune personalità sembrano conoscere le altre e interagire con esse in un elaborato mondo interiore.

- Disturbo di depersonalizzazione – sensazione persistente o ricorrente di essere distaccati dal proprio corpo o dai propri processi mentali.

 

Disturbi dissociativi: sintomi


- Il più comune sintomo di amnesia dissociativa è la perdita di memoria riferita a un dato periodo di tempo: da pochi minuti a interi anni. I soggetti osservati subito dopo l'inizio dell'amnesia possono apparire confusi. Successivamente molti sono consapevoli di aver "perso tempo", ma alcuni si rendono conto del tempo perduto solo quando trovano le prove di aver fatto cose che non ricordano.

- Durante la fuga dissociativa, il soggetto spesso non ha sintomi, può sembrare normale e non attrarre l'attenzione. Può assumere un nome, un'identità e un domicilio nuovi e può intraprendere interazioni sociali complesse. Tuttavia, a un certo punto, i dubbi sulla propria identità o il ritorno all'identità originale possono dare al soggetto la consapevolezza dell'amnesia o provocargli disagio. La fuga viene spesso ritenuta una simulazione, perché può sottrarre il soggetto alla responsabilità delle proprie azioni e liberarlo da determinate responsabilità. Molte fughe infatti rappresentano la soddisfazione di un desiderio nascosto.

- I pazienti affetti da disturbo dissociativo dell'identità presentano sovente un corteo sintomatologico che può somigliare ad altri disturbi neurologici e psichiatrici. La maggior parte ha sintomi di depressione, manifestazioni d'ansia (sudorazione, tachicardia, palpitazioni), fobie, attacchi di panico, disfunzioni sessuali, disturbi del comportamento alimentare e disturbi post-traumatici da stress, cefalee gravi o altri dolori somatici, depersonalizzazione (sensazione di irrealtà, di estraniazione dal proprio sé e di distacco dai propri processi fisici e mentali) e derealizzazione (percepire le persone e l'ambiente circostante, altrimenti familiari, come fossero sconosciuti, strani o irreali).

 

Disturbi dissociativi: cause e sviluppo del disturbo


Quando il disturbo dissociativo è sintomo di un altro disturbo psichiatrico non viene diagnosticato come disturbo a sé stante. La diagnosi si basa sull'esame fisico e psichiatrico, con analisi delle urine e del sangue per escludere cause tossiche, mentre una EEG (elettroencefalografia) può aiutare a escludere dalle cause il disturbo convulsivo.

Come disturbi in senso stretto, i disturbi dissociativi sono solitamente causati da uno stress insopportabile, derivante da eventi traumatici (es. perdite, violenze, disastri naturali) o da un conflitto interiore intollerabile che costringe la mente a separarsi da informazioni e sentimenti incompatibili o inaccettabili (es. senso di colpa per atti criminali commessi).

La maggior parte delle amnesie e delle fughe dissociative sono brevi e autolimitanti. A meno che prima o durante la fuga non si sia verificato un comportamento che abbia le sue specifiche complicanze, la compromissione è di solito lieve. Al contrario, il disturbo dissociativo dell'identità è grave e cronico e può condurre a disabilità e invalidità.

 

Disturbi dissociativi: come curarli


Nei rari casi in cui il soggetto è ancora in stato di amnesia o fuga, è importante recuperare informazioni sulla sua vera identità (possibilmente con l'aiuto delle forze dell'ordine e del personale dei servizi sociali), ricostruire il motivo per cui tale identità è stata abbandonata e facilitarne la riacquisizione.

Il trattamento inizia con la creazione di un ambiente di supporto che stabilisca un senso di sicurezza. Questo provvedimento da solo spesso conduce a un graduale e spontaneo recupero dei ricordi perduti. Quando ciò non avviene, oppure quando il bisogno di recuperare i ricordi è urgente, spesso hanno successo alcune tecniche di recupero della memoria, come interrogare il paziente sotto ipnosi o in uno stato di semi-ipnosi indotto da farmaci. Le circostanze che hanno favorito la perdita di memoria verranno probabilmente rievocate e provocheranno un grave turbamento. Cessata l'amnesia, il trattamento aiuta il paziente a chiarire il trauma o i conflitti e a risolvere i problemi associati. Diverse psicoterapie (es. psicoterapia dinamica, terapia cognitivo comportamentale, ipnosi) sono efficaci per alcuni pazienti.

 

Disturbi dissociativi: al cinema


Sul tema della dissociazione, e in generale del doppio, il cinema contemporaneo ha lungamente riflettuto. Una delle pellicole più note a tal riguardo è Fight Club (1999) di David Fincher, tratta dal romanzo omonimo di Chuck Palahniuk. I fight clubs sono associazioni create con lo scopo di offrire uno sfogo violento alle pulsioni implosive di una moltitudine di individui, oppresse dal lavoro e dai diktat della società dei consumi. Edward Norton, nella veste di personaggio narrante, traccia un percorso che lo spettatore segue perché non può far altro che fidarsi di lui incondizionatamente. Ma fin dall'inizio Fincher fornisce un piccolo segnale della scissione mentale del protagonista: il film inizia, infatti, con un effetto digitale che mostra un composito movimento di macchina che dalle viscere di Norton giunge all'esterno. Come a dire che il problema proviene dall'interno, la soluzione del “giallo” va ricercata nell'intimo del personaggio.