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LE CAUSE PSICOLOGICHE DELL'IPERATTIVITÀ

L'iperattività non dipende dalla volontà ma deriva da un disturbo del neurosviluppo in cui funzioni importanti di autocontrollo sono carenti. Insomma, non si riesce a stare fermi!!!

I bambini sono per natura desiderosi di scoprire, curiosi, sempre in movimento e alla ricerca di nuove esperienze. Ma cosa succede quando questa attività diventa eccessiva e si osserva un’iperattività?

Un soggetto iperattivo ha una difficoltà a stare fermo, continua a muoversi e agitare gli arti anche quando è seduto, parla continuamente saltando da un argomento all’altro, cambia gioco o attività frequentemente e fatica a rimanere senza fare nulla.

 

L’iperattività: breve inquadramento psicopatologico

L’iperattività è una caratteristica tipica del disturbo comunemente conosciuto come ADHD ovvero Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività.

In breve, soggetti con ADHD hanno difficoltà nel mantenere l’attenzione, nell’impegnarsi a lungo in alcune attività, nel controllare gli impulsi e l’eccessivo bisogno di muoversi, parlare, agire e “buttare fuori” quella carica interiore, sono distratti e non riescono a pianificare le proprie azioni, vivendo un forte disagio dovuto all’inconsapevolezza della natura dei loro comportamenti e incapacità di controllarli.

Spesso si crede che l’ADHD sia una patologia tipica dei bambini e che con la crescita vada a ridursi fino a scomparire, in realtà dura tutta la vita modificandosi a livello globale e nei singoli aspetti (disattenzione, iperattività e impulsività) ed è causata da molteplici fattori.

 

Cause psicologiche dell’iperattività: deficit nelle funzioni esecutive

Non è facile identificare cause specifiche per l’iperattività ma la ricerca negli anni ha osservato diversi fattori alla base del disturbo da ADHD nel suo complesso, che spaziano da deficit neuropsicologici a elementi di rischio ambientali, pre-peri e post natale ma anche condizioni di vita e predisposizioni genetiche.

Certamente è presente un deficit nello sviluppo neurale e funzionale di quelle aree cerebrali e dei circuiti responsabili del corretto funzionamento delle funzioni esecutive (processi mentali per il controllo e pianificazione del comportamento come attenzione, pianificazione, inibizione…) deficitarie nei soggetti con ADHD.

La caratteristica principale è la difficoltà a controllare gli impulsi motori e cognitivi e a inibire un comportamento scorretto o poco adeguato al contesto, a causa di un deficit nei sistemi di autocontrollo. Agiscono impulsivamente e non riescono a controllare la risposta automatica.

Vi sono poi molte difficoltà attentive: scarsa capacità di selezionare le informazioni tra le tante presenti nella realtà, di rimanere concentrato su un’attività a lungo, saltando da una all’altra senza concluderle, di inibire elementi non necessari e focalizzarsi sui compiti più importanti, stabilendo priorità (sono bambini che a scuola perdono la concentrazione, iniziano a muoversi, a guardarsi attorno, fino ad alzarsi e disturbare).

Queste carenze hanno effetti sulla memoria di lavoro che risulta sovraccaricata e poco efficiente, con riduzione delle capacità di ricordare ed elaborare informazioni.

Sono soggetti che non riescono a pianificare, a percepire il tempo, a utilizzare in modo flessibile degli schemi di azione e cognitivi, nonché a darsi delle autoistruzioni per eseguire i compiti assegnanti e attivare procedure di problem solving.

Vivono le emozioni intensamente, faticano nel loro controllo e nella corretta espressione e possono manifestare irritabilità, agitazione, euforia e scarsa tolleranza della frustrazione e dell’attesa.

L’iperattività motoria e cognitiva è manifestazione rilevante delle complessità nel controllo dell’impulsività, delle spinte emotive e motivazionali che devono trovare espressione immediata per ridurre il livello di attivazione eccessivo e continuo.

 

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L’iperattività cambia forma 

Questo bambino è iperattivo! Questa è la frase di molti genitori, insegnanti, educatori o di chiunque abbia a che fare con un bambino estremamente agitato che salta da una parte all’altra, parla continuamente, ricerca continui stimoli e attività in cui impegnarsi, fatica a stare fermo anche se seduto e impegnato in attività di interesse, si imbatte in rischi arrampicandosi su mobili o alberi, corre, è irrequieto, sembra non ascoltare e fatica a calmarsi. Insomma sono quei bambini difficili da gestire e che mettono a dura prova chi gli sta accanto richiedendo un grosso investimento di energie e competenze.

Da adolescenti l’iperattività motoria si placa e diventa interiore: i tumulti attivati dalla crescita e dai cambiamenti tipici in adolescenza sono vissuti dai ragazzi con iperattività in modo più forte, coinvolgente e quasi incontrollabile. Le emozioni diventano difficili da gestire e si va incontro a stati problematici di aggressività eccessiva e depressione.

Inoltre si accentua l’iperattività verbale con un passaggio rapido da un argomento all’altro e un fervido pensiero astratto. Sono adolescenti agitati, che faticano a mantenere la concentrazione per lunghi periodi su un’attività poco motivante o che non permette di soddisfare nell’immediato l‘attivazione interiore e l’impulsività. Ricercano continuamente sensazioni forti ed esperienze ad alto livello adrenalinico.

Da adulti l’iperattività si maschera dietro una vita frenetica, piena di impegni con incapacità di rilassarsi o di passare del tempo a fare “nulla”, agitazione eccessiva nei diversi contesti, difficoltà nel sonno e bisogno eccessivo di fare movimento e sport.

Sono adulti a cui è difficile “stare dietro”, sempre indaffarati e sempre alla ricerca della novità. Spesso sono persone che faticano a portare a termine le proprie attività e vanno incontro a molti fallimenti e insuccessi.

Ovviamente anche per l’iperattività, così come altre condizioni problematiche, non è tutto bianco o tutto nero, presenza/assenza, ma è possibile individuare un continuum in cui i soggetti si collocano e che dipende dal livello di sviluppo neuropsicologico e dalle capacità di autocontrollo e gestione delle continue spinte interiori nonché da un intervento accurato e tempestivo per migliorare le funzioni esecutive deficitarie.

 

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