La fobia del sangue

La fobia del sangue o delle iniezioni causa delle crisi di paura incontrollate alla vista del proprio e altrui sangue, ma anche davanti al grande schermo. Insorge precocemente e porta a sviluppare strategie di evitamento del sangue simbolicamente associato a qualche contenuto inconscio. Nei casi gravi si interviene con la psicoterapia

La fobia del sangue

L’emofobia o ematofobia è la fobia del sangue, classificata dal DSM III come fobia semplice, cioè caratterizzata da alto grado di ansia che può arrivare al panico quando si è a contatto con la causa della paura; ansia anticipatoria ed evitamento dello stimolo fobico; conseguenze sulla vita sociale, lavorativa e affettiva di chi ne soffre. Questa paura si declina in fobia del proprio sangue, del sangue altrui o del sangue in assoluto (che può nascere anche da immagini cinematografiche particolarmente cruente). Si parla di fobia del sangue-iniezioni-ferite quando la paura scatta anche dal ricevere un’iniezione o da essere sottoposto a visite mediche invasive.

 

La fobia del sangue: sintomi e numeri

Chi soffre di fobia del sangue mette in atto diverse strategie di evitamento per sentirsi sicuro di non trovarsi nel mezzo di una crisi. Ad esempio, non utilizzare oggetti taglienti o appuntiti (coltelli, aghi, spilli, ecc) che già da soli possono suscitare delle forti reazioni di paura. La vista dello stimolo fobico scatena una serie di reazioni tipiche delle fobie: diminuzione della pressione arteriosa, capogiri e svenimenti, ma anche tremori, mal di stomaco e pallore. Queste reazioni sono alla base dell’ansia anticipatoria. La fobia del sangue ha un’insorgenza precoce: i primi episodi generalmente risalgono all’infanzia/adolescenza. In media ne soffre tra il 3,1% e il 4,5% della popolazione, con un'incidenza maggiore nelle donne. Il fenomeno presenta anche una forte familiarità; il 61%-68% di chi ne soffre presenta un caso simile in famiglia.

 

Dove nasce la fobia del sangue

Pochi studi si sono concentrati sulla fobia del sangue, ma sembra che alla base ci sia lo spirito di conservazione e i meccanismi di difesa dell’Io che ci portano ad evitare quelle situazioni estremamente pericolose. La vista del sangue verrebbe simbolicamente associata a un pericolo mortale che immediatamente porta a reagire impulsivamente e in modo innato attraverso la fuga. La reazione fortemente impulsiva è caratteristica di questa fobia ed è il maggior ostacolo alla possibilità di controllarla. Secondo la psicodinamica ogni fobico presenta una certa dose di attrazione verso l’oggetto della paura. Ogni stimolo fobico sarebbe legato a un oggetto inconscio pauroso (impulsi sessuali o aggressivi proibiti) cui non ci si vuole avvicinare per paura delle eventuali punizioni. In questo caso la fobia del sangue può essere associabile all’aggressività, mentre la paura delle iniezioni si lega a contenuti aggressivi e ipocondriaci.

 

Curare la fobia del sangue

Le crisi acute successive all’esposizione allo stimolo, passano dopo qualche minuto e i sintomi scompaiono da soli. Per quanto riguarda il disturbo stesso, nelle sue forme più lievi è possibile conviverci. In questi casi è anche possibile che in situazioni di emergenza l’emofobico riesca a portare aiuto a una persona bisognosa di soccorso. A livelli patologici e invalidanti si interviene con la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

 

Fonte immagine: photl.com