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EABT: UN NUOVO POSSIBILE TRATTAMENTO PER L'ANORESSIA NERVOSA

L’Emotion Acceptance Behavior Therapy (EABT) è un trattamento manualizzato per l’anoressia nervosa rivolto ad adulti e tardo adolescenti. Il focus è quello della gestione dei sintomi attraverso lo sviluppo di una maggior consapevolezza emotiva.

L’Emotion Acceptance Behavior Therapy (EABT) (Wildes & Marcus, 2011) rientra tra le strategie terapeutiche cognitivo-comportamentali di nuova generazione per l'anoressia.

Messo a punto con l’obiettivo di rivolgersi a tardo adolescenti e adulti, questo protocollo terapeutico si propone di lavorare su un doppio binario: quello del controllo/riduzione dei sintomi e quello dello sviluppo di una più adeguata competenza a riconoscere e a gestire le emozioni.

 

EABT: un protocollo terapeutico di ultima generazione

L’Emotion Acceptance Behavior Therapy (EABT) sembra in qualche modo andare a colmare una parziale lacuna degli approcci cognitivo-comportamentali più recenti rivolti a persone adulte o tardo adolescenti con anoressia nervosa.

Da un lato, per queste fasce d’età, una terapia familiare non risulta sempre praticabile. Dall’altro, la terapia cognitiva standard, basata sulla disconferma delle credenze disfunzionali e la ristrutturazione cognitiva, non sembra produrre sempre risultati soddisfacenti nel prevenire le ricadute a lungo termine.

L’EABT si propone di lavorare sulla sintomatologia alimentare (rifiuto del cibo, rimuginazioni ecc) non mettendo direttamente in discussione le premesse cognitive distorte che la paziente può avere rispetto al cibo e al corpo. Piuttosto si cerca di intervenire sul comportamento anoressico basandosi sulla funzione che questo ha nel mantenere nella paziente un evitamento delle emozioni.

 

Leggi anche Anoressia e schema corporeo >>

 

EABT: anoressia nervosa e regolazione affettiva

Come sosteneva la stessa Hilde Bruch (Bruch, H. 1988. Conversations with anorexics. Basic Books, Inc.; New York) e come è stato confermato da studi e ricerche successivi, l’anoressia e i disturbi alimentari in genere sono pertinenza di persone (giovani donne ma non solo) che risultano avere alti tassi di alessitimia (Taylor G.J., Bagby R.M. & Parker J.D.A., I disturbi della regolazione affettiva, Fioriti, 2000), cioè una scarsa capacità a riconoscere, esprimere e gestire le emozioni.

L’anoressia non è un problema legato propriamente all’alimentazione, ma è un disagio che riguarda le emozioni e la sfera affettiva.

Questo disagio si esprime nel corpo e nel nutrimento (con tutte le valenze simboliche a questi connessi): la paziente cerca ossessivamente di mantenere un controllo sempre più ferreo sulla propria forma fisica, sulle calorie ingerite e sul proprio senso di fame.

Il controllo distoglie dalle emozioni negative (evitamento) che si sperimentano nella vita affettiva e di relazione. Il corpo e il cibo diventano allora strumenti che la paziente utilizza, sia per esprimere in forma simbolica il suo disagio affettivo (il nutrimento è fortemente connesso all’accudimento primario e alle radici dell’identità individuale), sia per distanziarsene (le preoccupazioni per il controllo del peso e del cibo ingerito distolgono la paziente dal contatto con gli stati emotivi più disturbanti).

 

EABT: anoressia e Mindfulness

Su queste premesse, l’ Emotion Acceptance Behavior Therapy (EABT) può essere a buon diritto annoverata fra le strategie terapeutiche d’avanguardia.

Qualunque moderno approccio terapeutico al trattamento dei disturbi alimentari, (cognitivo, sistemico, psicodinamico, psicocorporeo ecc) deve riconoscere il ruolo fondamentale delle emozioni e dello sviluppo di un’adeguata regolazione affettiva per ottenere non solo una risoluzione dei sintomi a breve termine, quanto un mantenimento dei risultati nel lungo periodo.

Non sono soltanto i comportamenti anoressici in quanto tali a dover cambiare, ma le vulnerabilità psicologiche che li rendono necessari alla paziente.

L’ Emotion Acceptance Behavior Therapy (EABT) affronta questi tipo di lavoro in un programma manualizzato strutturato che parte dalla costruzione di un’alleanza terapeutica per lavorare poi, anche mediante tecniche di Mindfulness, sul riconoscimento e accettazione delle emozioni nel momento presente al fine di sviluppare una  migliore competenza emozionale della paziente riducendo la sua necessità di ricorrere all’evitamento emotivo.

 

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