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I DISTURBI DELL'IMMAGINE CORPOREA: INTERVISTA A JOLANTA BURZYNSKA

I disturbi dell'immagine corporea riguardano la percezione distorta e svalutante che si attribuisce all'aspetto fisico. Possono manifestarsi attraverso patologie alimentari o la dismorfofobia: abbiamo intervistato la dottoressa Jolanta Burzynska per saperne di più

La dottoressa Jolanta Burzynska è medico psicoterapeuta e si occupa di psicoterapia individuale e di gruppo, conduce corsi e seminari per imparare a gestire ansia, stress, attacchi di panico ed emozioni scomode e insegna Scuola per gli psicoterapeuti ASPIC di Roma e al Master di Counseling ASPIC di Firenze. Opera a Siena e, tra i suoi ambiti di intervento, ci sono i disturbi d'ansia, i disturbi psicosomatici, le diffioltà relazionali e i problemi caratteristici dei momenti di passaggio. L'abbiamo intervistata sui disturbi dell'immagine corporea, una patologia che colpisce chi non riesce a vivere un sano rapporto con il proprio corpo.

 

La stampa, il cinema e la televisione ci mostrano quotidianamente corpi perfetti, scolpiti dalla palestra, magrissimi: quanto questi esempi influenzano la percezione della nostra immagine?

I modelli di bellezza “ideale” proposti dai media sono irraggiungibili per la maggior parte delle persone comuni. Inoltre le foto di modelle o attrici prima di essere pubblicate subiscono dei  ritocchi che cancellano ogni piccola e… umana imperfezione. Quando ci guardiamo allo specchio, il confronto con questi ideali è impietoso. Emergono la frustrazione e i sensi di colpa per aver mangiato un gelato in spiaggia o non aver fatto  jogging la sera prima. Ci sentiamo inadeguati perché non riusciamo a controllare il nostro corpo malgrado ci siano tanti cosmetici miracolosi, diete superveloci, programmi ginnici, chirurgia plastica. La pubblicità di questi mezzi “infallibili” crea illusione che tutto sia possibile: si può diventare esattamente come la celebrità di turno senza tenere conto dell’età, della struttura genetica, dello stile di vita e della variabilità individuale.

 

Quali sono e come si manifestano i disturbi dell’immagine corporea?

La percezione del nostro corpo, i pensieri, i sentimenti che nutriamo nei suoi confronti contribuiscono a creare l’immagine mentale di noi stessi che fa parte della nostra identità. Una buona immagine corporea è indice del benessere psicofisico, perché ogni sofferenza psicologica si ripercuote sul rapporto con il corpo. Le persone depresse, quelle che soffrono di ansia sociale, che hanno problemi relazionali o sessuali, che hanno subito un trauma o sono molto timide sono in genere insoddisfatte del proprio fisico. Una persona che soffre del disturbo dell’immagine  corporea si percepisce in maniera distorta e svalutante e, attribuendo all’aspetto fisico un ruolo determinante nella vita, mette in atto comportamenti inappropriati per modificare le misure o le forme del proprio corpo, o delle sue parti.

 

Il disturbo dell’immagine corporea può manifestarsi attraverso le patologie alimentari come anoressia, bulimia o binge eating, nelle quali la distorta valutazione del proprio peso, o irrealistiche aspettative al riguardo, portano a gravi restrizioni alimentari o ai comportamenti disfunzionali compensatori come l’induzione del vomito, l’attività fisica smodata, l’uso di lassativi e diuretici. Il conseguente deperimento fisico che coinvolge vari organi e apparati (endocrino, genitale, cardio-circolatorio, digerente, immunitario) può essere molto grave e, in caso di anoressia, portare alla morte.

 

Altra patologia che origina dal disturbo dell’immagine corporea è la dismorfofobia, nella quale la percezione distorta riguarda una parte del corpo vista come insopportabilmente “difettosa”. Più frequentemente si tratta dei capelli, dei tratti del viso, dei genitali, delle cosce, della muscolatura, ma qualunque parte del corpo può diventare il bersaglio dell’ossessione dismorfofobica. Il dismorfofobico considera quel difetto, in realtà minimo o inesistente, responsabile dei problemi o insuccessi nella vita affettiva, sociale o lavorativa, perciò si sottopone ai ripetuti e inutili interventi di chirurgia plastica o assume steroidi anabolizzanti per scolpire i muscoli mai abbastanza “perfetti”.

 

Ci sono soggetti che possono ammalarsi più facilmente?

I disturbi dell’immagine corporea si manifestano per lo più in adolescenza, quando il corpo subisce una trasformazione radicale e sviluppa le caratteristiche sessuali. L’adolescente può vivere questi cambiamenti perplesso, a volte spaventato. In alcune famiglie sin da piccoli i bambini sono apprezzati o criticati per il loro aspetto, o viene data molta importanza alle questioni di alimentazione, peso e forma fisica. Gli adolescenti cresciuti in queste famiglie possono diventare più sensibili al confronto con i modelli che la società propone. Anche alcuni tratti di personalità come perfezionismo, ossessività, rigidità, rendono i ragazzi più vulnerabili. Essere oggetto di scherzi, vessazioni e critiche da parte dei compagni può contribuire a un’immagine negativa di se stessi, ma a creare un rapporto conflittuale, un atteggiamento di rifiuto verso il corpo, sono spesso le terribili esperienze di abusi sessuali o fisici che ritroviamo nelle storie dei malati più gravi. Il sesso femminile è, per ragioni culturali, più esposto al rischio delle patologie alimentari, mentre la dismorfofobia può colpire in ugual misura maschi e femmine.

 

L’intervento della psicoterapia in che modo può aiutare a guarire dai disturbi dell’immagine corporea?

Per le gravi ripercussioni sulla salute i disturbi alimentari e la dismorfofobia richiedono spesso un approccio multidisciplinare che prevede a volte anche il ricovero ospedaliero. In questi casi la psicoterapia è parte integrante di un intervento più complesso, mentre da sola può costituire un trattamento d’elezione in tutte quelle situazioni nelle quali l’immagine corporea negativa pur non producendo le patologie così gravi, interferisce in maniera pesante con la vita di tutti i giorni. Il protocollo di ACT (Acceptance & Commitment Therapy), che è una terapia cognitivo comportamentale di terza generazione basata su mindfulness, prevede gli interventi atti ad aiutare la persona a individuare gli obiettivi, le direzioni, i valori importanti nella propria vita e a impegnarsi per realizzarli piuttosto che focalizzarsi sul peso o sulle forme del corpo.

 

Scoprire le proprie risorse, le caratteristiche e le capacità, al di là dell’aspetto fisico serve a costruire le basi per una nuova immagine di se stessi. Può essere necessario elaborare i vissuti traumatizzanti che hanno contribuito all’insorgenza del disturbo. Gli esercizi di mindfulness aiutano a prenderne distanze; insegnano ad abbandonare il giudizio, smettere di punirsi, diventare più gentili e compassionevoli verso se stessi e ad accettare e gestire i pensieri e le emozioni negative. L’obiettivo del trattamento è raggiungere una maggiore flessibilità psicologica e imparare che aver il controllo sulla propria vita è diverso dal controllare il proprio corpo.

 

Il rapporto con la propria immagine come può influenzare il nostro percorso di crescita personale?

La persona che non si piace, è meno propensa a intrattenere i contatti sociali, non si sente a suo agio in un gruppo, perciò preferisce ritirarsi, evitare le situazioni conviviali. Questo non favorisce certo le relazioni e diminuisce la possibilità di aver amicizie o rapporti affettivi appaganti. L’immagine corporea condiziona il nostro umore a tal punto che se una mattina la faccia riflessa allo specchio non ci soddisfa, la giornata non promette bene: poco entusiasmo, niente sorriso, meno slancio e ottimismo del solito. Se succede spesso, si ripercuote inevitabilmente sull’autostima dell’individuo che avrà poca fiducia in se stesso, eviterà di mettersi in mostra, di affermare le proprie opinioni, di partecipare a un progetto o a lanciare nuove idee. È naturale perciò che la persona cronicamente insoddisfatta o preoccupata per il suo corpo non potrà sviluppare appieno le proprie potenzialità, non si sentirà mai completamente realizzata o efficace. Per crescere dobbiamo recuperare l’armonia con il nostro corpo, perché noi… siamo il nostro corpo.

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