Bellezza ed estetica: quando l'immagine diventa ossessione

Grimilde, Cleopatra, Doria Gray, Agrado e anche i Maori: l'elenco di chi rincorre il mito della bellezza e dell'estetica è pressoché infinito. Ma quando bisogna mettere uno stop? Vediamo come il bisogno di sentirsi belli diventa ossessione

Bellezza ed estetica: quando l'immagine diventa ossessione

Grimilde: "Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?".

Specchio: "Bella, tu sei bella oh mia Regina, ma attenta: al mondo una fanciulla c'è, vestita sol di stracci, poverina, ma ahimè, assai più bella è di te!".

Cosa pensò Grimilde quando lo specchio le rispose che era bella ma non abbastanza? È una delle cose peggiori che una donna possa sentirsi dire.

Ma guardatela: quasi 50 anni e ancora perfetta; fronte distesa, sopraciglia perfettamente tatuate, zigomi alti, labbra vermiglie e carnose a suon di botulino, nasino sottile e ciglia da fata.

Se non ci fosse stata quella sciacquetta di Biancaneve che a quell'età poteva permettersi ancora un look acqua e sapone, tutti i suoi interventi alla Nip/Tuck non sarebbero stati vani. Altro che mela avvelenata, quella si meritava ben altro!


Bellezza ed estetica non sono solo icone del nostro tempo

Non dobbiamo considerare l'estetica, o meglio, il rincorrere la bellezza a tutti i costi come un frutto del nostro tempo.

Cleopatra e Nefertiti  usavano la kohl per creare quegli occhi allungati e seducenti che ci piacciono così tanto; le romane si sbiancavano la pelle e, se andiamo a curiosare in giro per il mondo, notiamo che ogni popolo ha un suo modo di rincorrere la bellezza: in occidente si va dal chirurgo estetico, i Maori si tatuano i famosi Moko intorno alle labbra, le donne Kayan imbrigliano il collo in grandi anelli di metallo e alcune popolazioni etiopi utilizzano come ornamento dischi labiali.

Claude Lévi-Strauss ha evidenziato come la necessità dell'uomo di essere bello sia talmente antica da non poter essere datata. Oscar Wilde, diventato famoso con quella storia di Dorian Gray, diceva che "Non vi è nulla di sano nel culto della bellezza. Esso è troppo stupendo per essere sano". E aveva ragione.

Qui non stiamo parlando di semplici trucchi o un ritocchino al naso tanto per sistemare una gobbetta che proprio non ci va giù. Secondo me non c'è differenza tra una chirurgia estetica sfrenata, un corpo da body builder e un disco labiale che arriva fino a 10 cm di diametro: in tutti i casi la necessità di sentirsi belli, accettati in un gruppo, porta l'uomo a stravolgere in maniera perenne e drastica l'immagine di sé.

 

Bellezza ed estetica: quando diventano ossessione

C'è un notissimo monologo tratto da Tutto su mia madre di Pedro Almodovar che secondo me calza a pennello: "Agrado: Mi chiamano Agrado, perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere gradevole la vita degli altri. Oltre che gradevole sono molto autentica; guardate che corpo: tutto fatto su misura! Occhi a mandorla: ottantamila. Naso: duecento, buttate nell'immondizia perché l'anno dopo me l'hanno ridotto così con un'altra bastonata. Lo so che mi dà personalità, ma se l'avessi saputo, non me lo toccavo. Continuo. Tette: due perché non sono mica un mostro! Settanta ciascuna, ma le ho già super ammortizzate. Silicone in labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sui centomila, perciò fate voi il conto perché io l'ho già perso. Limatura della mandibola: settantacinquemila; depilazione definitiva con il laser, perché le donne vengono dalle scimmie tanto quanto gli uomini: sessantamila a seduta, dipende da quanta barba una ha, normalmente da una a quattro sedute. Però se balli il flamenco ne servono di più, è chiaro. Bene, quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è tanto più autentica, quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa".

Semplicemente geniale. Agrado sovrappone un ideale di sé con un vissuto di autenticità. Per sentirsi autentici si è pronti a sottoporsi a mille interventi di chirurgia. Io ci andrei piano con questa affermazione. Pur riconoscendo alla chirurgia estetica un grande valore perché aiuta a risolvere problematiche gravi, ho visto come tanti volti si sono trasformati e non per effetto del tempo che passa ma per opera dell'amico bisturi.

Ho visto donne belle diventare simili l'una all'altra nella loro artificiosità, modificando continuamente la propria immagine; continuamente cambiano agli occhi del mondo e di loro stesse.

Trasformare il proprio volto, quindi l'immagine con cui ci si presenta nel mondo, secondo me non ha niente a che fare con l'autenticità, piuttosto nasconde patologie e disagi ben più gravi: insoddisfazione, ricerca della perfezione, bisogno di piacere e di piacersi che non si ferma mai. Diventa una sorta di bulimia estetica: si corregge, si gonfia, si  tira qui e là, sperando di mettere a tacere quel vuoto che c'è sotto e che ci rende insoddisfatti di noi stessi. Ma la soddisfazione non si raggiunge mai. È momentanea, è un'illusione: poi ricomincia.

Si sposta un malessere dell'anima sul proprio corpo: è più facile addormentarsi e far lavorare un esperto, piuttosto che prendersi la responsabilità della propria vita e lavorare su di sé. Forse se si avesse il coraggio di ascoltarsi meglio, si potrebbe provare a percorrere strade alternative che portino ad essere veramente felici.

 

Psicologia del bello e del brutto

 

Immagine | Walt Disney: Biancaneve e i sette nani