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ALESSITIMIA È IL CONTRARIO DELL’EMPATIA?

L’alessitimia è spesso relegata a semplice opposto dell’empatia. Si tratta invece della difficoltà ad esprimere e riconoscere le emozioni. I sintomi spesso compaiono insieme ai disturbi psicosomatici, ma le ipotesi sulla sua eziologia comprendono fattori sociali, culturali, genetici e neurofisiologici

L’alessitimia fa riferimento ad un deficit della sfera emotiva. Letteralmente il termine fa riferimento alla mancanza di parole per esprimere le emozioni, ma il disturbo è in realtà più ampio e comprende la percezione ed il riconoscimento degli stati emotivi propri ed altrui. L’alessitimia fu riconosciuta negli anni ’70 per definire un insieme di caratteristiche di personalità tipiche dei pazienti psicosomatici.
Esistono diversi livelli di alessitimia, anche perché può essere limitata a determinate emozioni, situazioni o persone. Il fenomeno è dunque complesso e non sembra esistere un’unica causa che lo spieghi; spesso per comodità l'alessitimia viene definita come il contrario dell’empatia.

 

L’alessitimia e l’empatia

L’empatia è considerata l’abilità che permette di entrare in sintonia con il mondo interiore di un’altra persona e comprenderne gli stati d’animo, i pensieri e le reazioni, senza farle nostre. L’alessitimia è definita l’opposto della capacità empatica perché sarebbe grazie a quest’ultima che comprendiamo il significato emotivo della comunicazione verbale e non verbale. Questo legame è stato usato anche per comprendere le cause dell’alessitimia. Ad esempio, una teoria accreditata basa lo sviluppo dell’empatia su dei processi di sintonizzazione-desintonizzazione che si stabiliscono immediatamente nel rapporto madre-figlio e che permettono al genitore di comprendere cosa stia provando il bambino e a dare un nome al suo stato (hai fame, hai sonno, hai paura, ecc.). L’incapacità di dare un nome alle emozioni del lattante, porta il bambino a evitare di esprimerle, causando un grave arresto allo sviluppo empatico. Queste evidenze sono anche alla base dell’ipotesi socio-evolutiva dell’alessitimia.

 

I sintomi dell’alessitimia

I sintomi alessitimici sono spesso riscontrabili nei pazienti psicosomatici e in generale li si associa ai disturbi somatoformi. Paul MacLean, psicologo esperto, notò in questi pazienti una diffusa incapacità a verbalizzare le emozioni e pensò che a causa di un disturbo neurologico: gli stati emotivi invece di essere verbalizzati utilizzassero una specie di linguaggio corporeo. Jurgen Reusch aggiunse a queste osservazioni anche la presenza di altre caratteristiche specifiche: arresto dell’apprendimento sociale, ricorso all’imitazione, coscienza morale rigida, dipendenza, passività e in generale una personalità infantile e un pensiero simbolico ridotto.

 

Le cause dell’alessitimia

L’alessitimia non si riscontra solo o sempre in concomitanza con questi disturbi: la sua estrema variabilità ha causato non poche difficoltà a comprenderne le cause. Gli studi riportano fattori di sviluppo (come citato in precedenza), genetici, neurofisiologici, intrapsichici e fattori socio culturali. Alcuni studi cross culturali hanno rilevato una maggiore incidenza dei sintomi alessitimici nei paesi in via di sviluppo. Questo ha avvalorato l’ipotesi di chi sostiene che l’alessitimia non sia altro che una forma di difesa contro il dolore. L’ipotesi più accreditata resta quella dell’arresto dello sviluppo a seguito di un trauma, di una relazione sterile o danni neurofisiologici. Nello specifico, molti dati arriverebbero dagli studi sulla specializzazione emisferica che indicano nel danno precoce dell’emisfero destro un fattore predittivo della comparsa dell’alessitimia. Anche la carente comunicazione tra i due emisferi, presente in pazienti con il cervello scisso, contribuisce ad una scarsa competenza emotiva. In questi casi si evidenziano anche bassi livelli di empatia.

 

Fonte immagine: peretzup

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