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NOI, DONNE TUTTE DI UN PEZZO... O QUASI

"Io non ci so stare da sola; io senza un uomo accanto mi sento una sfigata; io sto bene solo quando c'è lui". Un attimo. Riflettiamoci su!

"Per fortuna c'é lui, sennó chissà come me la caverei!" "Se faccio di piú, se miglioro, se correggo proprio ció che gli dá tanto fastidio, allora lui mi amerá". E ancora, "Se mi trasformo nella donna dei suoi sogni, lui stará solo con me." "Se... allora lui...".

Alt! Non drammatizziamo. In tante abbiamo sperimentato un po' di dipendenza emotiva in alcuni momenti della vita. Magari anche donne "di carattere", grintose, professionalmente affermate, eppure rese fragili dagli eventi, piú desiderose di avere a fianco un partner in momenti particolarmente duri della vita, oppure quando lui ti piace proprio tanto, purché non sia perché lui proprio non ti vuole, opzione che muove altre considerazioni.

Ma se la voglia di una relazione si trasforma in una spasmodica paura dell'abbandono, in una ricerca vittimistica dell'altro, in una sudditanza pratica ed emotiva, allora le cose si complicano e l'anima implode, avviluppata in uno stato di costante minaccia, disperazione, presunta fragilità, sostenuto dalla percezione di non farcela senza una stampella.

 

Origini della paura dell'abbandono

Questa é dipendenza affettiva patologica, che mina profondamente la qualità della vita, dipendenza psicologica dall'altro, sostenuta dalla percezione di non essere in grado di vivere senza di "lui", una percezione di sé distorta, in fondo, inquinata da una bassa autostima.

Imparare a guardarsi con occhi amorevoli, perché lo sguardo impietoso di oggi é un prodotto deviato di un'altra coscienza, percezione perdente di sé che ha radici lontane nel tempo, in una ferita d'attaccamento subita nell'infanzia, quando si era davvero fragili ed emotivamente dipendenti dall'adulto. Appena si abbandona quella insidiosa idea di non farcela, l'autonomia sgorga e con essa la sicurezza dell'energia vitale.

Cambiar rotta necessita un iniziale inevitabile sforzo di volontà e costanza. Accettare un malessere momentaneo per ottenere un traguardo di piú ampio respiro. Darsi una possibilitá.

Mettere in campo prove di autonomia, interessi personali, passioni a cui non si ha mai dato spazio, appassionarsi a nuove amicizie, femminili per esempio, mettendoci calore ed intimità. Soprattutto, spendersi con amore in tutto ció che si fa, per trovarvi un senso, per esprimere i propri talenti. Il tutto vissuto in modo consapevole, così da rafforzare la percezione di forza interiore e la naturale capacità di stare al mondo. É solo l'inizio. Ma è un buon inizio.

Ricostruire le radici di sé minate da una bassa autostima, dalla paura dell'abbandono, necessita un lavoro interiore che comincia con la ferrea volontà di prendersi cura di sé, di solcare nuovi percorsi di vita. Ogni percorso di ricerca interiore ha successo solo quando c'è una alta motivazione al cambiamento. La guarigione non è mai a basso prezzo. Dedizione per se stessi, la vera chiave di volta.

Cosa cerca il partner nella relazione

E, una volta rinsaldati i tuoi confini personali, hai modo di scoprire se ti vuole bene in queste nuove vesti o se il tuo bisogno di lui serviva anche alla sua, di autostima.

Potresti anche finire per accorgerti che, in fondo, fragile lo è anche lui, nonostante tu lo veda come un Dio, tremendamente bisognoso di essere adorato, nonostante tu lo abbia sempre considerato l'ultimo dei moicani. E magari gli piacevi proprio perché la tua dipendenza da lui nutriva le sue debolezze, il suo ego.  

Poi, puoi sempre trasformarti nella donna che piace a lui...che ne so, un reggicalze e un tacco a spillo, se è un gioco condiviso, non hanno mai ucciso nessuna, purché ne esca divertita anche la tua di anima!

 

Leggi anche Superare l'abbandono >>

 

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