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COLLOQUIO DI LAVORO: VIVERLO COME UNA SFIDA NON AIUTA A SUPERARLO

Abituati a vivere sempre tutto come una continua prova, anche il colloquio rischia di diventare l'ennesimo test in cui cimentarsi. Capovolgere i termini della questione, però, può aiutare a vivere questo importante appuntamento con lo spirito giusto. Vediamo insieme come affrontare nel modo giusto un colloquio di lavoro

Il colloquio di lavoro come step successivo all'invio del curriculum vitae. Sembrerà scontato, eppure non lo è. Per la gran parte delle persone, infatti, già la semplice azione di inoltrare il cv subito si collega alla possibilità di occupare la posizione per la quale ci si è candidati! Un po' come dire che anziché muoversi per piccoli passi, subito ci si proietta verso il risultato finale. Viene allora naturale chiedersi se non sia anche per questa eccessiva, se pur legittima, smania di ottenere un impiego che, sempre più spesso, ci si ritrova a commettere degli errori. Ecco, allora, che l'aspettativa riposta nel colloquio di lavoro diventa motivo di stress o, nel migliore, dei casi, vero e proprio test da superare per dimostrare a se stessi quanto si vale.

 

Il colloquio di lavoro: suggerimenti utili

Per altri il colloquio di lavoro può invece rappresentare l'occasione per sottoporre a verifica la propria preparazione, il percorso di studi e di lavoro fino a quel momento percorsi. Quanto, cioè, essi siano "concorrenziali" rispetto alle regole del mercato e ai titoli ostentati dal resto dei candidati. Insomma: un'ansia da prestazione a tutti gli effetti. Prova ne è che per mettere a segno l'obiettivo del lavoro, e dunque anche quello del buon esito del colloquio, si ricorre ingenuamente (se non per spavalderia) a tutta una serie di espedienti che, nello specifico, hanno quasi sempre a che fare con l'utilizzo di un linguaggio "artefatto", perché magari accompagnato da modi di esprimersi non usuali. Un po' come se si seguissero alla lettera le "buone regole per affrontare il colloquio" contenute in uno dei tantissimi manuali sull'argomento e di cui, si sa, le librerie sono piene.

 

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È poi interessante notare come, a questo parlare poco naturale, si accompagni quasi sempre una postura altrettanto rigida. In breve: ci si presenta ad un appuntamento importante, dimenticando però di portarsi dietro la cosa davvero essenziale: se stessi. Dietro paroloni, inglesismi ed ogni altro genere di tecnicismo, dunque, ci si nasconde per non essere più ciò che si è. E questo nonostante la vita abbia magari dimostrato più volte che con una maggiore rilassatezza, e apparente menefreghismo, tante cose si siano poi rivelate molto più facili di quanto si fosse pensato all'inizio, con successi cui mai si sarebbe immaginato di giungere, specie con un simile atteggiamento mentale. Se un consiglio si può dare, allora, quello è sicuramente di invertire i termini: non vedersi mai come un esaminato ma, se proprio si vuol intendere la cosa in questi termini, piuttosto come un esaminatore! Suggerendo con questo, la rilassatezza di base che, unita all'interesse, dovrebbe portare ogni candidato ad affrontare il momento del colloquio non come una sfida ma come un'occasione di confronto in cui, anche per chi è alla ricerca di un lavoro, vale lo spirito di curiosità e il desiderio di conoscere l'altro al pari di chi esamina.  

 

Immagine | bpsusf


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