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TALENTO SPRECATO: NON È MAI TROPPO TARDI PER RIMEDIARE?

Il talento non è privilegio di poche persone geniali e oltre la media. Ognuno possiede una o più attitudini che lo rendono unico e irripetibile, ma non sempre le utilizza al meglio. Non è mai troppo tardi per rimediare a un talento sprecato.

Quello del talento personale come spontaneo e improvviso atto di superiore e creativa genialità, bastevole a sé stesso per determinare la futura grandezza di una persona è uno dei luoghi comuni più fuorvianti e duri a morire. Altro falso mito: genio e sregolatezza, che cioè una persona di talento debba essere anche qualcuno che brucia le tappe, vive al di fuori di ogni convenzione e a cui tutto sia concesso.

Ognuno ha dei propri talenti, delle capacità che lo definiscono unico e irripetibile, si tratta di saperle riconoscere e coltivare. Un “aquila che si crede un pollo” non è una persona mediocre, ma solo una persona con qualche talento sprecato a cui rimediare…

 

Talento sprecato: impegno o dono di natura?

È certamente vero che nella storia di arti e mestieri sono esistite persone di eccezionale talento con una predisposizione superiore alla media. Ma anche un tale dono di natura è destinato a rimanere sprecato se non accompagnato da studio, impegno e dedizione. Così come esistono gradi personalità in ogni campo del sapere che asseriscono di non essersi mai sentiti avvantaggiati dalla natura in modo particolare, ma di aver raggiunto il successo grazie al proprio impegno personale.

Insomma, ognuno di noi possiede un talento (anche più di uno) e ha il diritto/dovere di esercitarlo al meglio, non importa a che livelli di fama e grandiosità sia destinato ad arrivare. L’obiettivo di un talento che non vada sprecato non è quello di fa acquisire successo e notorietà a chi lo possiede, ma di permettergli di realizzare se stesso.

 

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Talento sprecato e felicità

È stato sostenuto da più parti come il segreto della felicità non risieda tanto nelle cose che si posseggono quanto nella misura in cui ci si sente in condizione di autorealizzarsi, di esprimere sé stessi e le proprie capacità, di sviluppare le proprie risorse personali e dar vita a qualcosa grazie al proprio particolare modo di essere. Ed è questo che sostanzierebbe relazioni appaganti (in cui ci si sente valorizzati e riconosciuti), così come scopi autentici che danno significato alla vita.

Non esiste nulla di ordinario, niente di mediocre in ognuno di noi, tutti possiediamo delle peculiarità, delle capacità che ci consentono di realizzare noi stessi in modo unico. Non si tratta, non sempre almeno, di fare qualcosa di diverso dagli altri, ma di scoprire qual è il nostro modo unico e irripetibile di farla. In molti sanno cucinare, ad esempio, ciò che rende tale uno chef è il suo personale, particolare modo di farlo…

 

Talento sprecato e età della vita

Riconoscere i propri talenti a volte è difficile, spesso siamo più abituati a osservare gli errori che commettiamo e a condannarci per questi sforzandoci di fare quello che facciamo nel modo in cui tutti lo fanno, conformandoci a un main stream, a un’aspettativa sociale di qualche tipo.

Siamo meno abituati a osservarci per scoprire qual è in noi stessi quella differenza che… fa la differenza! Quelle capacità, quei modi di fare che rendono (o potrebbero rendere) il nostro modo di cucinare, studiare, lavorare o calciare il pallone diverso da quello di chiunque altro.

Come coltivare dunque le proprie personali attitudini? E, soprattutto, c’è sempre tempo per iniziare a coltivare un talento sprecato?

 

Rimediare al talento sprecato: la differenza che fa la differenza

Tutti noi in realtà abbiamo sogni nel cassetto, progetti rimasti in sospeso, idee a cui non abbiamo dato seguito. E non è detto che tutto debba o possa essere fatto o realizzato nella prima parte della vita. Se è senz’altro vero che è fondamentale saper riconoscere le proprie risorse e potenzialità in giovane età, per poter dirigere le proprie energie verso il proprio futuro professionale. È anche vero che alcuni talenti, alcune risorse personali hanno bisogno di tempi maturativi diversi della psiche per poter fiorire.

Ci sono donne, ad esempio, che solo nella seconda parte della vita, dopo essersi dedicate alla famiglia e ai figli, scoprono di avere delle energie psichiche che le portano a perseguire un progetto autonomo. O uomini che giovano degli anni della pensione per dedicarsi a passioni rimaste inespresse, magari suonare uno strumento musicale o dedicarsi allo studio (ha fatto notizia un simpatico 96 enne che sarebbe alle soglie della sua prima laurea)…

Gli esempi potrebbero essere tanti di persone che per necessità o per virtù scoprono energie e risorse inespresse della propria personalità sono nella seconda metà della vita.

 

Questi esempi ci mostrano come in ognuno di noi esistano sempre potenzialità inespresse, scoprirle tardi è possibile, ma sarebbe uno spreco aver vissuto gran parte della vita sentendosi ordinari e mediocri. Meglio allenarsi a domandarsi fin da giovani: in che cosa io faccio la differenza? Se la risposta non viene va bene lo stesso (per ora), l’importante è non smettere mai di cercarla

 

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Foto: pixabay.com

 

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