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LA NARRAZIONE AUTOBIOGRAFICA PER COMPRENDERSI E CURARE LA PROPRIA CRESCITA

Scrivere di Sé aiuta a ritrovare il senso delle proprie scelte. È uno strumento che sostiene la crescita individuale a livello personale e nei progetti educativi e formativi

La pratica della narrazione autobiografica non è una novità: un’immagine scontata è quella di un’adolescente che svela ad un diario i pensieri e le prime esperienze di vita. La forma diaristica è anche tra gli stili letterari più apprezzati.

Cosa affascina di questi racconti, tanto da farne oggi uno strumento di formazione? Durante la narrazione, l’individuo prende le distanze da se stesso e si legge come fosse un altro.

Il sé che viene narrato è l’interpretazione che la persona dà alle proprie esperienze, arricchendo di significati gli episodi del passato grazie a quanto accaduto successivamente. Questa ricerca del significato va di pari passo con il tentativo di integrare il tutto in un coerente.

 

La narrazione autobiografica in ambiente educativo

Date queste premesse è possibile comprendere l’interesse della pedagogia scolastica per questa pratica. Se la riflessione è importante nella vita dell’adulto per ritrovarsi, diventa fondamentale nell’età dello sviluppo per costruire il proprio . Il compito dell’educatore è quello di favorire, attraverso l’autobiografia, lo sviluppo di uno spazio di riflessione.

Questo spazio non deve essere fisico, ma si tratta piuttosto di una pratica abituale che accompagni l’individuo durante l’intero ciclo di vita. Il narratore resta l’esperto, l’educatore ascolta e cerca di esplicitare i passaggi di chi narra senza imporre la propria interpretazione: l’ottica non è sul contenuto, ma sul meccanismo.

Ovviamente le strategie sono diverse a seconda dell’età dello studente, sebbene il racconto delle esperienze sia un momento sempre molto gradito ai bambini.

 

La narrazione nella formazione degli adulti

La narrazione autobiografica viene usata anche in ambito formativo, specie in quello medico. Questa pratica consente di staccarsi dal classico schema delle lezioni frontali per addentrarsi sul significato di certe esperienze che riflettono valori, obiettivi e dinamiche (implicite ed esplicite) dell’ambiente di lavoro.

In queste attività la narrazione non è necessariamente individuale: spesso il racconto viene analizzato dal gruppo o costruito grazie agli apporti di più persone, diventando così un vessillo di significati condivisi. In questo modo la narrazione diventa uno strumento che favorisce un cambiamento.

I facilitatori innescano il meccanismo che poi viene sostenuto da tutto il gruppo grazie a un percorso di accettazione del progetto e delle sua difficoltà in vista di un obiettivo comune.

 

La narrazione e la crescita personale

La narrazione è anche una coccola, un momento che per certi versi si avvicina all’otium romano, uno spazio personale per la cura dei propri interessi al di fuori delle attività lavorative. In questo senso la scrittura di sé diventa un momento di riflessione profonda che interrompe la frenesia delle attività giornaliere per soffermarsi sul loro significato.

Nei giorni rincorsi tra le mille attività è facile perdere il contatto il percorso esistenziale creando disagio nell’individuo. Ecco che l’arte della narrazione ci obbliga a ripensarli e a ritrovare il percorso di crescita che avevamo progettato.

Anche se trovare il tempo anche per questa attività può sembrare l’ennesimo problema insormontabile, un piccolo diario o un blog anonimo possono aiutare più di un weekend in montagna.

 

Immagine | photl.com

 

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