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GRAFOLOGIA, UN'OCCASIONE DI CRESCITA PERSONALE: INTERVISTA A FRANCESCO RENDE

Francesco Rende è l'autore di "101 modi per interpretare la tua scrittura e quella degli altri", un libro sull'analisi grafologica raccontata come mezzo utile alla conoscenza di sé e degli altri. Lo abbiamo intervistato per saperne di più

È in libreria 101 modi per interpretare la tua scrittura e quella degli altri, primo libro di grafologia di Francesco Rende. Il suo percorso accademico è un esempio di crescita personale in continua evoluzione: laureato in filosofia morale, consegue un dottorato in bioetica e per poi dedicarsi all'analisi grafologica specializzandosi nella grafologia peritale. Freelance nel campo dell'editoria, ha ricominciato a studiare iscrivendosi al corso di laurea magistrale in psicologia clinica alla Sapienza di Roma. In 101 modi per interpretare la tua scrittura e quella degli altri l'analisi grafolica è descritta come un mezzo utile alla conoscenza di sé e degli altri. Abbiamo chiesto a Francesco di raccontarci qualcosa di più.

 

Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei: in che modo la grafologia aiuta nella conoscenza di sé?

Aiuta soprattutto nel comprendere i propri punti di forza e i propri punti di debolezza, le qualità sulle quali puntare e quelle che hanno invece bisogno di una compensazione. Spesso le persone puntano su talenti che non hanno, e tralasciano di sviluppare quelli che hanno. Ad esempio, per quanto mi riguarda, la mia scrittura dice, tra l’altro, che non ho grandi capacità di concentrazione ma che sono quel che si dice una “persona creativa”. Ho quindi deciso di lasciar perdere la carriera accademica e di coltivare maggiormente le mie capacità di scrittura e i risultati mi hanno dato ragione. Ho inoltre scoperto di essere ipercritico e iperanalitico: in seguito a questa “scoperta” ho imparato ad essere meno perfezionista. Adesso ci metto tre giorni a fare un lavoro che prima mi richiedeva un mese. Insomma, conoscersi meglio non produce necessariamente il cambiamento, ma è un primo passo per migliorarsi.

 

La grafologia aiuta ad andare oltre l’apparenza: c’è un tratto particolare che possiamo individuare per imparare a conoscere meglio chi ci circonda?

La grafologia è una materia molto complessa. Nel mio libro ho parlato di 101 segni ma ce ne sono molti di più. E soprattutto, la vera grafologia ha che fare con la combinazione dei significati dei singoli segni: già considerando solo le combinazioni a due a due abbiamo a che fare con più di diecimila combinazioni! Detto questo, direi che in una scrittura un profano può guardare tre cose: il calibro (ovvero le dimensioni in altezza), la velocità/lentezza, e l’accuratezza/trasandatezza. Già queste dimensioni, di facile rilevazione, possono dire qualcosa. Che cosa? Provate a ragionarsi su. E poi controllate sul libro la soluzione!

 

Nel libro si esamina anche la grafia di personaggi storici: c’è un caso che ti ha stupito di più?

Sì, ce ne sono diversi. La scrittura di Freud, su cui ho scritto un articolo. Ma anche quella di Kinsey, il sessuologo che era solito osservare le coppie mentre facevano sesso prendendo appunti. La cosa divertente è che ha evidenti segni di erotomania. Una scrittura che mi ha fatto molta impressione è la presunta scrittura di Jack lo squartatore, una scrittura davvero inquietante. Poi c’è quella di Darwin che ha un Largo tra parole spropositato, indice di tendenza alla procrastinazione. Non a caso ci ha messo più di vent’anni per pubblicare L’origine delle specie e si è deciso solo quando Wallace ha rischiato di soffiargli la scoperta. In genere rimango sempre molto stupito da concordanze così evidenti tra scrittura e biografia, ma ci sono anche casi, come per la scrittura di Francesco Totti, che oramai è un personaggio storico a tutti gli effetti, in cui la grafologia illumina lati completamente inaspettati...

 

Chi è il lettore ideale di 101 modi per interpretare la tua scrittura e quella degli altri?

Direi una persona che sia interessata alla grafologia, alla psicologia e alle scienze umane in genere. Ti dico una cosa. Mi sto prendendo una seconda laurea in psicologia e ho dato più di quaranta esami all’università in questa materia. Ma non c’è mai stato un solo esame che mi abbia illuminato di più sul “funzionamento” dell’essere umano di quanto non abbia fatto la grafologia. Perché la grafologia sottende anche una specifica teoria psicologica. Quindi direi che chiunque abbia un interesse per i propri simili potrà trovare interessante il libro. Che mi auguro che sia solo una prima tappa per poi approfondire ulteriormente.

 

Da dove nasce la passione per la grafologia?

Circa dieci anni fa stavo con una ragazza che si stava laureando in grafologia a Urbino. Io all’epoca ero, e sono tuttora, una persona molto scettica. Studiavo filosofia e miei maestri erano gente come Locke, Hume, Russell e Popper. Avevo quindi un atteggiamento di sufficienza verso la grafologia, fin quando F. non mi ha spiegato i presupposti neurofisiologici. Siccome sono piuttosto “materialista”, nel senso filosofico del termine, e credo che tutto in ultima analisi si riduca alla biologia, non ho potuto fare a meno di appassionarmi. Durante il dottorato mi sono iscritto a un corso triennale di grafologia alla Scuola Superiore di Roma. Ironia della sorte, la filosofia non è diventata la mia professione ma la grafologia sì.

 

Grafologia e crescita personale: qual è la tua esperienza?

La grafologia mi ha fatto crescere molto, ad esempio mi ha dato un lavoro che mi piace (lavoro come grafologo peritale presso il Tribunale di Roma). Ma gli utilizzi sono innumerevoli. Due che in particolare, che meriterebbero in Italia maggiori sviluppi, sono la selezione e l’orientamento del personale (la cosiddetta grafologia aziendale, che in Francia è utilizzata dal 95% delle aziende) e la grafologia al servizio della psichiatria e della psicoterapia (per verificare l’efficacia e l’andamento delle psicoterapie e delle terapie psicofarmacologiche). Ma anche la grafologia deve “crescere”, ad esempio prestando maggiore attenzione al processo di verifica. Aggiungo che quella del grafologo è dal 2010 una professione riconosciuta quindi le sue prospettiva di crescita, e di conseguenza le nostre, sono rilevanti.

 

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