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ESERCIZIO E TALENTO NATURALE

Massimo rendimento col minimo sforzo… Sarebbe questa l’illusione dietro l’idea che basti avere del talento naturale per eccellere. Eppure i risultati ribaltano le aspettative: è l’esercizio a premiare a lungo termine, a prescindere dalle “dotazioni” di partenza.

Natural talent bias; in questo modo due ricercatori del dipartimento di Psicologia dell’Università di Harvard definiscono il pregiudizio di molte persone rispetto alla superiorità del talento naturale sul semplice esercizio.

È vero: si può essere naturalmente portati verso una certa attività, ma per eccellere e mettere a frutto questa “dote” sono necessari esercizio, sacrificio e impegno. La natura, insomma, sembra non fare “sconti” a nessuno!

 

Una ricerca su esercizio e talento naturale

Chia-Jung Tsay, Mahzarin Banaji sono i due ricercatori che hanno condotto un interessante studio sulle credenze delle persone relative al successo di coloro che hanno un talento naturale o che invece devono i loro risultati soltanto all’esercizio costante.

Lo studio sembra evidenziare un evidente pregiudizio: il talento naturale viene ingenuamente ritenuto fonte di maggior successo a sostegno dell’idea un po’ “romantica”, ma poco realistica, che grazie a un dono di natura sia possibile eccellere in modo facile, come se dietro la genialità di molti non vi fossero ugualmente sforzo, impegno e sacrificio.

 

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Le illusioni sul talento naturale

Lo studio in questione è stato condotto su tre diversi campioni di persone facendo ascoltare loro alcuni brani eseguiti al pianoforte.

Al primo gruppo (103 musicisti professionisti) sono stati fatti ascoltare dei brani attribuiti a due pianisti diversi: un talento naturale l’uno e un talento dovuto all’esercizio l’altro.

È stato  il primo ad essere ritenuto più capace sebbene in entrambi i casi si trattasse  del medesimo esecutore (ma questo i soggetti non potevano saperlo)!

Lo stesso esperimento è stato replicato su un campione più ampio costituito sia da musicisti professionisti che da “non addetti ai lavori”. Ebbene, erano soprattutto i professionisti a risentire del  natural talent bias!

Infine, lo stesso esperimento è stato condotto su un campione molto più esteso (549 persone sia professionisti che non esperti) e in assenza di comparazione: ogni persona, cioè, ascoltava solo uno dei due ipotetici pianisti.

Anche in questo caso il genio di natura ha ottenuto un gradimento più alto.

Sebbene a parole le persone dichiarassero di apprezzare e ammirare gli sforzi di chi con l’esercizio aveva lavorato duramente per raggiungere il successo, l’idea del talento naturale sembrava, all’atto pratico, esercitare un fascino e una “seduzione” maggiori trasmettendo l’idea illusoria che il successo venisse raggiunto facilmente, quasi per “magia”!

 

L’eccellenza non conosce scorciatoie

Genialità, creatività, eccellenza non ammettono scorciatoie. Anzi, a volte, sono proprio coloro che ottengono i risultati migliori ad essere i più intransigenti con sé stessi, a perseverare con l’esercizio, a non accontentarsi mai dei primi risultati, delle conclusioni più “facili”.

Ne è un esempio il pessimismo costruttivo: quel fare e rifare continuo, quell’inarrestabile ricerca della perfezione che attiene a molti professionisti e a molte menti creative, compresi alcuni “geni” della storia!

Chi ottiene realmente un grande successo, che sia o meno un talento naturale, non si sente mai completamente “arrivato”, rifugge scorciatoie e anzi spesso dedica al proprio lavoro, alla propria passione una dedizione che dura tutta una vita: altro che risultati immediati!

“Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% sudore” disse una volta Thomas Edison. Non sarà un caso che la lampadina accesa è diventata un simbolo del pensiero creativo!


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