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Carl Gustav Jung

 

 

Carl Gustav Jung comprese l'importanza dell'inconscio collettivo e diede nuovi impulsi e direzioni alla psicanalisi. Le sue idee innovative gli costarono l'amicizia e l'affetto del mentore.


Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961)

Carl Gustav Jung nacque nel 1875 in una paesino della neutrale Svizzera e, a differenza del suo maestro, non patì gli orrori della guerra. La famiglia era molto umile e visse da studente con pochi mezzi per poi affermarsi come studioso internazionale. Dopo gli studi di medicina, si interessò alla psichiatria. Nel 1902 trascorse un periodo di studio a Parigi dove conobbe e seguì il lavoro di Pierre Janet specializzandosi sul reattivo di associazione verbale su cui pubblicò un volume nel 1906. Fu in questo momento che iniziò la corrispondenza con Freud e divenne uno dei più convinti sostenitori della psicanalisi. Dopo l'allontanamento Jung si dedicò all'insegnamento e alla riflessione teorica grazie ad un percorso di analisi personale. Dal 1915 viaggiò a lungo e sperimentò moltissimo (si parla anche di tecniche medianiche). I riconoscimenti internazionali si moltiplicarono, ma fu anche oggetto di alcune campagne denigratorie che lo dipinsero come un sostenitore del nazismo. Nonostante l'aiuto di molti amici, gli ultimi anni della sua vita furono contraddistinti da una crescente solitudine. Carl Gustav Jung si spense nel 1961 all'età di 86 anni.

 


Carl Gustav Jung: gli Archetipi

La collaborazione con Freud  fu inizialmente idilliaca: L'uno voleva un padre e l'altro un fedele discepolo. Questa richiesta di cieca ubbidienza divenne motivo di scontro quando Jung cominciò a dare il proprio apporto personale alla teoria psicanalitica con la teoria degli Archetipi. Lavorando con pazienti psicotici, Jung si accorse che nei loro deliri e allucinazioni comparivano dei segni ricorrenti, dei simboli universali che secondo lui rappresentavano una nuova dimensione dell'inconscio che non rimuoveva, bensì comunicava. Mise a punto una tecnica per far emergere questi simboli, chiamati Archetipi, e si accorse che essi rappresentavano una via per comprendere la personalità dell'individuo. Cominciò una percorso di autoterapia con cui rafforzò le proprie idee personali, ma produsse un graduale allontanamento dal maestro. A partire da queste brillanti intuizoni Jung formulò una propria teoria sulla personalità  che comprendeva: Io (guida cosciente), inconscio personale (sede del rimosso dell'indivisuo), inconscio collettivo (tracce ancestrali dell'uomo in quanto specie), la persona (maschera per la vita sociale), l'anima/animus (archetipo femminile e maschile) e l'ombra (istinti animali).


Carl Gustav Jung: Le opere

- I fenomeni occulti (1902) 
- La libido: simboli e trasformazioni (1912) 
- L'inconscio (1914-1917) 
- Dizionario di psicologia clinica (1921) 
- Energetica psichica (1928) 
- Analisi dei sogni. Seminario. (1928-1930) 
- Psicologia e Alchimia (1935, Eranos Jarbuch) 
- Il fanciullo e la core: due archetipi (1940-1941) 
- Psicologia e educazione (1942-1946) 
- Psicologia e poesia (1922-1950) 
- La sincronicità (1952) 
- Risposta a Giobbe (1952) 
- Presente e futuro (1957) 
- La schizofrenia(1958) 
- Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo (1958) 
- La psiche infantile. (1909-1961) 
- Bene e male nella psicologia analitica. (1943-1961) 

 

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