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TECNICHE DI MEDITAZIONE BUDDISTA: MEDITAZIONE VIPASSANA

Alla scoperta della meditazione vipassana. Le origini e i fondamenti teorici di uno dei più antichi strumenti di conoscenza di sé di cui il buddismo abbia fatto dono al mondo

Insieme alla samatha (o samadhi), la meditazione vipassana è una delle tecniche di meditazione usate dal buddismo theravada (la più antica forma di buddismo esistente, si basa sui testi raccolti nel Canone Pali). Scopo della samatha – parola che vuole dire “calma”, “tranquillità” – è favorire la concentrazione necessaria per lasciarsi assorbire completamente dalla meditazione. La vipassana è il passo successivo, ovvero toccare la vera natura della mente e smantellare le false convinzioni rafforzando i sentimenti positivi: gioia, amore, equità, compassione. Come spiega il Venerabile Rewata Dhamma illustrando i risultati pratici della meditazione vipassana, “la meditazione samatha va bene solo per eliminare le impurità più grosse; con la vipassana, invece, possiamo sradicare le impurità più sottili, o sankhâra, create dalle nostre azioni passate o presenti”.

 

Significato del termine vipassana

Vipassana è una parola in pali, la lingua dei primi testi buddisti, che significa “vedere in profondità”, “osservare le cose così come sono in realtà” (e non come appaiono). Il termine si compone del prefisso vi- (traducibile con "in maniera speciale") e la radice -passana, che deriva dal verbo pali "osservare", "guardare". Con vipassana ci si riferisce in genere a una delle due branche principali del buddismo theravada. Il termine vipassana può applicarsi tuttavia a ogni forma di meditazione buddista indirizzata a indagare e comprendere le “Tre Caratteristiche” che plasmano l’esistenza: dukkha (sofferenza e scontentezza), anicca (impermanenza e incertezza) e anatta (insostanzialità, inconsistenza dell’io).

 

Quando e dove nasce la meditazione vipassana

Le origini della meditazione vipassana sono antecedenti al buddismo, ma fu il Gautama Budda a riscoprirla e diffonderla, più di 2500 anni fa, come metodo per uscire da ogni tipo di sofferenza. Nata in India come tecnica spirituale, in origine non si riferiva ad alcuna religione o sistema filosofico specifico.

 

Precetti fondamentali della meditazione vipassana

Scopo della vipassana è portare alla comprensione della vera natura della mente e della materia. Praticata da religiosi e laici di ogni nazionalità, la vipassana è una tecnica pratica di auto-osservazione, che porta alla graduale purificazione della mente e alla piena consapevolezza di sé e del proprio corpo. I suoi fondamenti teorici si trovano nel Grande discorso sui fondamenti della presenza mentale (Satipatthana Sutta). La presenza mentale è il principio essenziale della pratica buddista. Quest’ultima, nelle parole del maestro Thich Nhat Hanh, “non si limita alla meditazione seduta, ma coinvolge ogni istante della vita quotidiana, aiutandoci prima di tutto a conoscerci meglio e poi ad agire sulla rabbia e l’invidia che spesso infettano i nostri rapporti con gli altri”. La vipassana prevede una serie di momenti di contemplazione, che si concentrano ora sul corpo (respiro, postura, parti e azioni del corpo), ora sulle sensazioni, poi sulla mente e gli oggetti mentali. Individua cinque ostacoli: desiderio sessuale, malizia, indolenza, ansia e dubbio, a cui contrapporre i “sette fattori del risveglio”: presenza mentale, investigazione dei fenomeni, risveglio dell'energia, gioia, serenità, concentrazione ed equanimità.

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