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OTTIMISMO E GLI OTTIMISTI

Un noto spot pubblicitario conferiva all'ottimismo un ruolo chiave nella vita: è possibile imparare ad essere ottimisti? La risposta sta nella natura dell'ottimismo che racchiude in sé elementi più stabili della personalità, ma anche tratti cognitivi che ciascuno può fare propri. Oltre alla veste individuale, esiste anche una veste sociale.

Cos'è l'ottimismo? Fa veramente vivere meglio? Si può imparare ad essere ottimisti? Nell'opinione comune l'ottimismo è un tratto di personalità, ma nel corso degli anni la visione circa la sua natura è cambiata.

Secondo Martin Seligman, psicologo esperto del campo, l'ottimismo ha una veste cognitiva, è un modo di pensare e in quanto tale può essere anche insegnato. Il suo modello considera l'ottimismo una sorta di griglia attraverso la quale si valuta la realtà e si dà una spiegazione più "solare" agli eventi della vita. La valutazione viene effettuata considerando tre parametri: permanenza/temporaneità, universalità/specificità e causalità interna/causalità esterna. L'ottimismo quindi non altro che è un modo di spiegare la realtà e di vederla. Più in dettaglio considerare gli eventi (specie quelli negativi) di natura passeggera, circoscritti all'evento accaduto e derivanti da una causa esterna al nostro controllo ci predispone favorevolmente nei confronti del futuro.

 

L'ottimismo è italiano?

Ogni nazione ha un proprio stereotipo: l'ottimismo spesso viene associato agli italiani, ma una ricerca di Riza Psicosomatica ci offre uno scenario del tutto diverso. Il 66% degli intervistati si dichiara affetto da vittimismo e rassegnazione e le donne sembrano esserne più affette. I problemi maggiori arrivano dagli affetti anche se la salute non è meno importante. Nello specifico l'ottimismo degli italiani non sembra reggere ai condizionamenti esterni e ai piccoli ostacoli che si incontrano lungo la strada per i propri obiettivi.

 

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Ottimismo e depressione

L'ottimismo ha quindi una veste sociale, ma soprattutto una rilevanza individuale. Secondo gli psicologi della Wake Forest University esiste la possibilità di agire sulla depressione insegnando a guardare il mondo da un lato più ottimista partendo dalla conoscenza di . La svalutazione del  mondo esterno non sarebbe che un riflesso di una valutazione negativa di se stessi.

In un esperimento questi ricercatori hanno chiesto ai loro studenti di valutare gli altri colleghi. Coloro che erano più pessimisti non erano in grado di cogliere, né di percepire gli aspetti positivi ed erano anche coloro che avevano un giudizio più severo con se stessi. Per quanto riguarda la valutazione, gli studenti più ottimisti erano anche quelli più apprezzati e che riuscivano a trasmettere una buona visione di sé al prossimo.

 

Immagine | Vicci

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