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APPROVAZIONE, COS'È

Tutti noi abbiamo in una certa misura un bisogno di approvazione, essere apprezzati e sostenuti dagli altri rappresenta una conferma importante per il nostro senso di identità e di autostima. Attenzione però: se diventa eccessivo, denota una forte insicurezza personale.

 

L’approvazione: di cosa si tratta? Come potremmo definirla come necessità psicologica? L’etimologia del termine ci fornisce degli spunti interessati facendo derivare la parola dal latino probare, accettare per buono, per vero… E non ci riferiamo qui alle prove indiziarie di un tribunale (pensate a termini come “incidente probatorio”), ma a una attestazione di verità ben diversa, meno fattuale.

Aver bisogno dell’approvazione di qualcuno va ben al di là della conferma concreta, oggettiva della bontà del proprio operato. Rimanda piuttosto alla necessità di sentirsi confermati nella propria bontà, stimabilità, di ricevere dall’altro legittimazione e riconoscimento del proprio intrinseco valore.

 

Come nasce il bisogno di approvazione

Il bisogno di approvazione nasce, potremmo dire, con la coscienza dell’essere umano; tutti noi iniziamo a svilupparlo, insieme a molte emozioni complesse, a partire dai 2 anni in poi non appena, cioè, iniziamo ad avere una prima consapevolezza di noi stessi e, conseguentemente, degli altri compresi i concetti di buono/cattivo, giusto/sbagliato

Questo vuol dire che con l’autocoscienza iniziamo a sviluppare anche la consapevolezza delle norme e valori che regolano l’ambiente che ci circonda e, quindi, delle aspettative che altri hanno su di noi, sul nostro modo di essere e di comportarci. Impariamo piuttosto presto, quindi, che cosa dobbiamo fare (e non fare) per essere lodati, gratificati e apprezzati dagli altri (Lewis, 1992). Il bisogno di approvazione, nelle sue radici più infantili, è dunque molto vicino al bisogno di essere amati

 

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Bisogno di approvazione e di ammirazione

Tutti noi, dicevamo, abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri, possiamo crescere e diventare sufficientemente sicuri di noi stessi solo se abbiamo ricevuto, nel contesto delle relazioni primarie, feedback sufficientemente affidabili del nostro valore e della nostra consistenza come persone. Molti bambini, ad esempio, sono soliti esibirsi in imprese di ogni tipo richiamando attivamente l’attenzione del genitore, con un “guarda!”, urlato mentre si apprestano magari a scendere dallo scivolo più alto. In questi casi il bambino sta sollecitando l’adulto a farsi spettatore della propria “impresa”, a lodarlo e ammirarlo per quello che fa. 

Si tratta di una conferma fondamentale per il senso di sé.

Nelle fasi successive della vita il bisogno di approvazione diventa meno legato al bisogno di essere ammirati tout court, ma si concretizza nelle specifiche competenze che il bambino, man mano che procede l’età scolare, apprende e padroneggia. Il parallelo sviluppo di una coscienza morale rende il piccolo sempre più in grado di fornire a se stesso anche autonomamente feedback interni per imparare a autoregolare il proprio comportamento.

L’esito di questo processo, nell’età adulta, è un senso di autostima sufficientemente stabile, la presenza, cioè, di un senso interno, “nucleare”, di sicurezza e valore personale non intaccato dall’sito delle singole performance.

 

Bisogno di approvazione e vulnerabilità personali

Non sempre però le cose sono così semplici. Il bisogno di approvazione può continuare, o tornare, a essere piuttosto prepotente anche in età adulta, in questi casi si denota una certa fragilità della persona che è costretta ad affidarsi quasi esclusivamente a fonti di conferma esterne per mantenere la propria autostima.

Il rischio è quello di dipendere eccessivamente dal giudizio degli altri e quindi di aumentare la già presente vulnerabilità personale a qualsiasi forma di errore. In queste situazioni può essere sufficiente un singolo sbaglio per far precipitare la persona nella svalutazione di sé e nella vergogna più paralizzanti: l’esito di un singolo comportamento viene vissuto come “prova” della propria inettitudine/incapacità personale a livello globale.

 

Bisogno di approvazione e autoregolazione

Il bisogno di approvazione può essere eccessivo nei casi di estreme rigidità caratteriali e patologie della personalità (disturbo narcisistico o dipendente di personalità ad esempio). In questi casi, la necessità di definirsi solo ed esclusivamente in funzione del feedback dell’altro è qualcosa che organizza le relazioni, vissute principalmente in funzione della conferma che riescono a dare ad un senso precario di identità personale.  

Al di là di specifiche vulnerabilità caratteriali, tutti possono comunque vivere fasi della vita in cui occasionalmente o periodicamente percepiscono un maggior bisogno di approvazione dagli altri: all’inizio di un nuovo lavoro, in una fase di crisi esistenziale, quando si compie una scelta che comporta un grande cambiamento rispetto al passato ecc.

Quando, cioè, accadono eventi di ci inducono a modificare qualcosa del nostro assetto identitario – del modo in cui siamo abituati a pensare a chi noi siamo – possiamo avvertire un maggior bisogno di approvazione da parte delle persone che amiamo, un bisogno che in questi casi è soprattutto di sostegno e complicità: in ogni momento difficile della nostra vita abbiamo bisogno di sentire che qualcuno che ci vuol bene e tiene a noi è dalla nostra parte, qualunque cosa accada.

Più in generale, il bisogno di approvazione rimane uno dei bisogni fondamentali anche della vita adulta, sebbene in modi meno rigidi e integrato con un’adeguata capacità di regolare autonomamente l’autostima senza dipendere eccessivamente dalle opinioni degli altri.  

I valori e le aspirazioni che guidano il nostro comportamento infatti, insieme alle capacità che ci riconosciamo di avere, diventano fonti interne di auto-approvazione che da adulti impariamo a seguire per orientarci nelle scelte (Kohut, 1977).  

Bibliografia
Kohut E (1977). La guarigione del sé, trad it., Boringhieri, 1980.
Lewis M. (1992). Il sé a nudo: alle origini della vergogna, trad it., Giunti, 2001. 

 

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Foto: dolgachov / 123rf.com

 

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