Teoria dell'attaccamento e sviluppo della personalità

La relazione di attaccamento con la figura di riferimento svolge un ruolo decisivo nello sviluppo della personalità di un individuo. Conosciamo gli stili di attaccamento che i bambini possono maturare nel contesto relazionale di riferimento e le caratteristiche comportamentali e di personalità distintive di ogni stile.

Teoria dell'attaccamento e sviluppo della personalità

Nella teoria dell’attaccamento è centrale l’idea secondo cui le interazioni tra il bambino e la sua figura di riferimento, risalenti ai primi mesi e anni di vita, siano determinanti nella maturazione di un particolare stile di attaccamento e nell’organizzazione delle rappresentazioni mentali relative a sé e agli altri.

Lo stile di attaccamento, infatti, influenza in modo decisivo lo stile di conoscenza, che, divenendo caratteristica progressivamente stabile della personalità, a sua volta, influenzerà le modalità personali di rapportarsi alla realtà. 

Grazie a studi e ricerche, sono stati individuati 4 stili di attaccamento.

 

Attaccamento sicuro

I bambini sicuri si mostrano angosciati al momento della separazione dalla madre: abbandonano l’esplorazione e il gioco, cui si erano dedicati fino a quel momento, e manifestano i comportamenti di attaccamento. Tuttavia, certi del ritorno della madre, riprendono a giocare poco dopo. Una volta ricongiunti a lei, la salutano allegramente per poi tornare nuovamente a giocare.

Le madri dei bimbi sicuri sono sensibili ai loro segnali: rispondono prontamente al pianto, guardano e sorridono ai loro bambini, mostrano interesse nel parlare e giocare con loro. Sostanzialmente, i bambini con attaccamento sicuro sanno di potersi fidare della propria madre, disponibile e sensibile alle loro richieste. Si sentono amati e protetti, sanno di poter accedere alla madre liberamente e incondizionatamente, tutte le volte che ne hanno bisogno; pertanto, sono soddisfatti della relazione d’attaccamento.

In tale contesto relazionale, i bambini sicuri sviluppano rappresentazioni positive sia della figura di attaccamento che di sé: la prima, come accettante, il secondo, come amabile. Vivendo una relazione basata sulla fiducia reciproca e sulla disponibilità emotiva e fisica, questi bambini si sentono, da un lato, liberi di cercare il contatto della figura materna, e, dall’altro, sicuri e tranquilli nell’esplorazione del mondo e delle novità che lo caratterizzano.

Studi hanno evidenziato che i bambini che hanno sviluppato uno stile attaccamento sicuro piangono meno frequentemente rispetto ai bambini insicuri, e sono più obbedienti. A sei anni, si mostrano capaci di collaborare con i compagni di scuola e con gli insegnanti, ed empatici nei confronti di bambini che piangono o appaiono tristi. Giocano con piacere con i coetanei, e riescono ad istaurare, più dei bambini insicuri, rapporti d’amicizia stabili e duraturi.

 

Attaccamento insicuro/evitante

I bambini evitanti mostra uno scarso disagio al momento della separazione dalla madre, e la ignora anche al suo ritorno. Sia in sua presenza, che quando è assente, questi bambini appaiono alquanto inibiti nell’esplorazione e nel gioco.

Le madri dei bimbi con attaccamento evitante interagiscono poco con i propri figli: non li ascoltano, né parlano con loro. Di fatto, la relazione di attaccamento tra questi bambini e le loro madri è principalmente costituita dall’assenza di vera interazione. In alcuni casi, tale condizione è dovuta al fatto che la figura materna è assente e disinteressata (talvolta a causa di una malattia psichica o organica); in altri casi, invece, è eccessivamente presente, al punto da mostrarsi invadente e opprimente, e, allo stesso tempo, incapace di ascoltare e di comunicare. 

I bambini evitanti hanno sperimentato l’inaccessibilità della loro figura di attaccamento, e hanno imparato a fare a meno di lei. In sostanza, l’evitamento della figura di attaccamento costituisce una strategia per controllare l’aggressività sperimentata nella relazione, e legata al senso di abbandono materno; più precisamente, il bambino con questo stile di attaccamento evita di manifestare apertamente i suoi bisogni, o i suoi sentimenti di rabbia, perché teme di perdere la madre, di cui, invece, ha disperatamente bisogno.

La base da cui si svilupperanno le rappresentazioni mentali dei bambini evitanti è l’idea di una relazione primaria caratterizzata dall’assenza d’intimità e sicuramente basata sul rifiuto. Pertanto, la figura di attaccamento verrà percepita come rifiutante, e verrà maturata un’immagine di sé come tendenzialmente indegno di amore.

Nella relazione con la madre, il bambino con attaccamento evitante preferirà ricorrere al distacco, in quanto questa costituisce l’unico modo per mantenere il rapporto con una madre inaccessibile.

Lo stile cognitivo caratterizzante le personalità evitanti farà sì che queste tendano a svalutare, ignorare, o distorcere le minacce provenienti dalla realtà esterna: in tal modo, la percezione dei dati di realtà risulterà coerente, in qualsiasi caso, con le rappresentazioni mentali precedentemente maturate.

È stato osservato che, rispetto ai bambini sicuri di sei anni, quelli con attaccamento evitante della stessa età si mostrano meno socievoli e collaborativi a scuola, e meno empatici con i coetanei. Nella tarda infanzia, manifestano altre difficoltà relazionali, spesso dovute ad un’eccessiva dipendenza dagli altri, a scarse competenze sociali, e ad una bassa stima di sé.

In generale, questi atteggiamenti caratterizzano tutti i bambini con attaccamento insicuro, dunque, anche gli ambivalenti e i disorganizzati-disorientati, analizzati di seguito.

 

Attaccamento insicuro/ambivalente

I bambini ambivalenti sono fortemente angosciati al momento della separazione dalla madre, ed è difficile o impossibile tranquillizzarli, anche al momento del ricongiungimento con la madre. In tale circostanza, infatti, il loro comportamento è incoerente: può oscillare tra momenti di rabbia e altri di disperata ricerca di affetto e contatto.

Le madri di questi bambini sono solite ignorare le richieste di attenzione dei figli, mostrandosi insensibili ai loro segnali e imprevedibili nelle loro risposte.

È proprio sull’imprevedibilità che si basa la relazione d’attaccamento tra i bambini ambivalenti e le loro madri. In particolare, l’imprevedibilità manifestata dal bambino è legata all’impossibilità di prevedere e controllare le reazioni della figura materna, e all’incapacità di conquistarla. Allo stesso tempo, però, il bambino non riesce a fare a meno di lei; nell’ambito della relazione, pertanto, alterna manifestazioni di forte rabbia ad altre di notevole remissività.

L’imprevedibilità gioca un ruolo fondamentale anche nella creazione e nel successivo sviluppo delle rappresentazioni mentali. Infatti, le aspettative del bambino sull’esito della relazione sono molto incerte: egli non sa quale sarà la risposta della madre, né se questa sarà sicuramente accessibile e disponibile, o, al contrario, inaccessibile e rifiutante. Per questo motivo, anche il modello della figura di attaccamento sarà sostanzialmente caratterizzato dall’imprevedibilità: il bambino la percepisce talvolta capace di fornire protezione e cure, talvolta distante e inaccessibile. In queste condizioni, il bambino tenderà ad attribuire a se stesso il merito, o la colpa di ottenere o perdere l’affetto della figura di riferimento, non riuscendo a maturare un’idea di sé stabile.

Il bambino con uno stile di attaccamento ambivalente cerca la vicinanza in modo intenso ed eccessivo, con lo scopo di esercitare un costante controllo sulla figura di attaccamento, e renderla, così, più prevedibile. I bambini ambivalenti preferiscono, infatti, evitare l’esplorazione di spazi sconosciuti, per timore di incorrere in novità pericolose.

 

Attaccamento disorganizzato/disorientato

Esistono bambini che mettono in atto comportamenti contraddittori e disorganizzati nella relazione: possono mostrarsi evitanti e, dunque, ignorare la madre al momento del ricongiungimento con lei, o ambivalenti, piangendo disperatamente al momento della separazione. Frequentemente, al momento della separazione dalla figura materna, gli infanti con questo stile di attaccamento possono immobilizzarsi improvvisamente, emettere suoni incomprensibili, sdraiarsi a faccia in giù. Nel complesso, la loro condotta appare strana, stereotipata, conflittuale, e caratterizzata da movimenti incompleti e interrotti, o rallentati.

Le madri di questi bambini tendono a interagire con i propri figli mostrandosi tristi, preoccupate, ansiose, spaventate. Sostanzialmente, appaiono distratte da qualcosa, e, pertanto, poco o per niente sintonizzate sulla relazione di attaccamento.

Non essendo a conoscenza di cosa spaventa la madre, il bambino con attaccamento disorganizzato interpreta la sua espressione di paura come una minaccia, e si trova, così, nella terribile condizione di voler prendere le distanze dalla propria figura di attaccamento perché percepita come pericolosa e angosciante, ma, contemporaneamente, di desiderare il suo contatto e la sua protezione.

In tale contesto relazionale, il bambino non può avvicinare la madre, né fidarsi di lei, perché è pericolosa, ma non può neanche evitarla o manifestarle rabbia, perché ha bisogno di una figura cui attaccarsi, pur in modo disorganizzato e confuso.

Verrà maturata una rappresentazione mentale della figura di attaccamento spaventata e spaventante, mentre lo sviluppo del modello di sé sarà legato alla capacità di mostrarsi forte e fronteggiare un pericolo, o, al contrario, alla debolezza e all’incapacità di gestire situazioni minacciose.

Lo stile cognitivo maturato da questi individui sarà caratterizzato da ostilità: l’altro verrà percepito come un nemico, che, in quanto tale, potrà essere ignorato o manipolato, in base a bisogni e desideri personali.