5 cose da sapere sulla sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger rientra tra i disturbi dello spettro autistico, mostrando caratteristiche e peculiarità differenti.

5 cose da sapere sulla sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger fa la sua comparsa nei manuali diagnostici nel 1994 con la pubblicazione della quarta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) all’interno dei “Disturbi Pervasivi dello Sviluppo”; successivamente inglobato sotto la definizione di “Disturbi dello spettro Autistico” nel DSM-5 (2013).

Viene spesso definito e identificato come “Autismo ad Alto Funzionamento” poiché seppur abbia delle caratteristiche che rimandano alla sintomatologia dell’autismo, si differenzia per alcune peculiarità e livello globale di funzionamento. Ancora oggi tuttavia viene utilizzato in ambito clinico il termine “Sindrome di Asperger”. La diagnosi è molto complessa e richiede studio accurato e attenzione alla sintomatologia.

 

Sindrome di Asperger: un po’ di storia

La terminologia Sindrome di Asperger deriva dal fatto che il primo a descrivere questa tipologia di sintomi fu un pediatra e psichiatra austriaco Hans Asperger il quale osservò in alcuni dei bambini presenti nel suo reparto caratteristiche peculiari comuni, che gli fecero pensare a un unico disturbo specifico.

In particolare, ad esempio erano bambini spesso isolati, in difficoltà nel fare amicizia, difficoltò nella gestione della comunicazione e delle interazioni sociali, spesso vittime di bullismo, goffi e con interessi specifici e ristretti, ecc.

Asperger non riuscì a portare a termine i propri studi e fu la ricercatrice Lorna Wing nel 1981 a portare in luce quanto osservato e scritto dallo psichiatra viennese.

 

Leggi anche I disturbi generalizzati dello sviluppo >>

 

Sindrome di Asperger e relazioni

Una delle maggiori peculiarità degli individui con sindrome di Asperger è la difficoltà nel gestire le relazioni e le interazioni sociali. Nello specifico sono spesso bambini, adolescenti e poi adulti che mostrano una tendenza a stare da soli, mostrando scarso interesse a interagire, come ad esempio giocare con i coetanei, parlare e scambiarsi opinioni.

Laddove riescano a entrare in relazione, faticano a comprendere e rispettare le regole implicite della stessa, come gli scambi bidirezionali, i turni, i tempi e anche la negoziazione in caso di attività in gruppo: possono quindi cercare di imporre attività con regole e modalità specifiche, non riuscendo a gestire il confronto e la contraddizione.

Durante le interazioni hanno inoltre difficoltà a sostenere lo sguardo.

I più piccoli possono avere difficoltà nel fare amicizia, sia per scarsa spinta motivazionale al contesto sociale e al gruppo dei pari, sia per una scarsa considerazione degli altri, per le difficoltà che mostrano nell’interazione e la condotta spesso poco adatta alle interazioni. Specialmente in adolescenza possono talvolta vivere consapevolmente questa “diversità” mostrando sofferenza e frustrazione.

 

Sindrome di Asperger: comunicazione e interazione con l’ambiente

Le abilità linguistiche di queste persone sono spesso in linea con quelle dei coetanei e talvolta superiori, ricchezza talvolta di terminologia specifica, sintassi elaborata e lessico eccessivamente formale specialmente in adolescenza.

Accanto a questo, però, la difficoltà nella gestione delle dinamiche comunicative: non comprendono e utilizzano la comunicazione non verbale, concentrandosi solo sul contenuto e significato letterale, perdendo talvolta quello sottostante e reale, il ritmo e tono della voce soffrono di scarsa dinamicità, non riescono a comprendere l’intenzionalità comunicativa altrui, a porsi nei panni degli altri e a rispettare l’interazione e lo scambio, con focus sul sé e sui propri interessi e concetti. Hanno difficoltà a esprimere le proprie emozioni e comprendere quelle degli altri, con scarsa varietà nelle espressioni facciali.

A livello sensoriale mostrano una certa sensibilità verso l’esterno e a livello motorio risultano scoordinati e goffi.

 

Sindrome di Asperger: ripetitività e abitudini

Altro aspetto importante è la presenza di condotte ripetitive e talvolta stereotipate. Nello specifico necessitano di una routine ben definita che gli permetta di conoscere cosa accadrà e le varie fasi della propria giornata e attività. Pertanto, anche il piccolo cambiamento potrebbe destabilizzare l’equilibrio generando fatica, disorientamento con anche crisi e difficoltà nella gestione del comportamento.

Sono tuttavia capaci fin da piccoli di sviluppare interessi specifici, diventando dei veri e proprio piccoli esperti verso un argomento, spesso legati alla scienza o tecnologia, ma non solo. Trascorrono molte ore a informarsi e approfondire con grande dedizione e attenzione. Questa passione e interesse è spesso elemento base per il futuro impiego.

 

Sindrome di Asperger: diagnosi e trattamento 

Effettuare la diagnosi di Sindrome di asperger è complesso poiché spesso questi bambini presentano buoni livelli intellettivi, talvolta anche sopra la media e adeguate capacità di linguaggio. È pertanto importante per un genitore o educatore osservare la presenza di comportamenti stereotipati e ripetitivi, interessi ristretti, scarsa motivazione all’interazione anche con i pari e tutti quei campanelli che possono far pensare a qualche difficoltà rispetto agli altri bambini.

La diagnosi deve vedere l‘integrazione di differenti discipline e professionisti esperti nei disturbi dello spettro autistico e considerare il livello di funzionamento e compromissione del singolo.

La terapia consiste nell’aiutare il bambino o ragazzo a gestire le proprie difficoltà a livello comunicativo e relazionale e percorsi di parent training per la famiglia. Sono bambini e ragazzi dotati di grandi potenzialità che spesso raggiungono buoni livelli di successo a livello professionale e personale.

 

Leggi anche Disturbo della comunicazione sociale: le caratteristiche >>

 

Foto: Katarzyna Białasiewicz / 123rf.com