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ADHD: I BAMBINI OGGI SONO PIÙ “MALATI” CHE IN PASSATO?

Quella che viene diagnosticata in età evolutiva come sindrome ADHD o deficit di attenzione-iperattività si riferisce ad una costellazione di comportamenti ritenuti disfunzionali e disadattivi (scarsa capacità di focalizzare l’attenzione per tempi prolungati, intensa attività motoria, possibile aggressività verso gli altri) in quanto contravvenenti alle regole implicite che governano la vita in una classe scolastica. Ma si tratta realmente di bambini “malati” a cui dare una semplice pillola?

Il concetto di diagnosi di ADHD è relativamente recente nella nosografia internazionale dei distirbi mentali in età evolutiva.

Una volta esistevano semplicemente bambini "vivaci" o un po’ più turbolenti dei loro coetanei; oggi invece questi bambini possono ricevere una diagnosi di sindrome di ADHD e questo cambia le cose in senso spesso tutt’altro che vantaggioso per il bambino stesso perché molte volte il risultato è quello di imputare l’irrequietezza attentiva e/o comportamentale esclusivamente ad una “malattia” biologica (la cui determinazione genetica è tutt’altro che dimostrata) senza porre attenzione al ruolo che l’ambiente familiare, scolastico e sociale ineludibilmente giocano nel manifestarsi e nel protrarsi del problema.

 

ADHD e il diritto ad essere bambini

La definizione della sindrome ADHD ha creato e sta creando di fatto più problemi di quelli che vorrebbe risolvere e questo a causa di una cultura nazionale e internazionale fortemente medicalizzate intorno al disagio mentale e a una società sempre più efficientista, competitiva e adultomorfa che priva ogni giorno di più i bambini del loro diritto ad essere bambini.

Sono numerosi gli studi compiuti in psicologia dello sviluppo che rilevano quanto si siano sensibilmente ridotti gli spazi e le possibilità per i bambini di giochi interattivi, fisici e all'aperto rispetto al passato che - come afferma Anna Oliverio Ferraris - offrirebbero invece maggiori occasioni si sfogo proprio per quei soggetti maggiormente vivaci e irrequieti esercitando anche un'azione preventiva rispetto al manifestarsi di disagi e disturbi emotivi e comportamentali nella seconda infanzia e nell'adolescenza (Gray, P., The decline of play and the rise of psychopatology in children and adolescents, 2011).

 

ADHD e apprendimento

Non tutti i bambini sono in grado di adattarsi al modello classico di apprendimento scolastico, c’è chi ha maggior bisogno di muoversi, disegnare, cantare e spesso non riesce a stare al passo col ritmo imposto ai suoi coetanei.

Spesso un bambino iperattivo o ADHD non è un bambino meno capace né meno curioso o desideroso di apprendere semplicemente per farlo adotta differenti strategie e rivela bisogni educativi individualizzati che devono essere ascoltati e non patologzzati.

Molti esercizi e giochi immaginativi e di rilassamento sono utili proprio perché pensati appositamente per educare i bambini di varie fasce d’età a scaricare rabbia e aggressività e a sfruttare l’intelligenza emotiva per approcciarsi produttivamente ma anche creativamente all’esperienza.

 

ADHD e farmaci

In America e in Germania c'è un coastante abuso delle diagnosi ADHD e delle terapie farmacologiche che rivelano una preoccupante attitudine patologizzante come afferma la stessa campagna Giù Le Mani Dai Bambini promotrice nel 2005 del “Consensus Internazionale: ADHD e abuso nella prescrizione di psicofarmaci ai minori” che è stato sottoscritto da importanti professionisti, docenti universitari e associazioni, non che dallo stesso Ordine degli Psicologia del Lazio, che condividono questo punto di vista.

 

Iperattività negli adulti: cause e terapie

 

Immagine | Rodrigo Flores Cárcamo

 

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