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PSICOTERAPIE

Analisi transazionale

Supervisione a cura della dott.ssa Luisa Laurelli, psicoterapeuta

Analisi transazionale: in teoria


L’analisi transazionale è una teoria della personalità e del comportamento sociale utilizzata come metodo psicoterapeutico sviluppata negli anni Cinquanta dallo psichiatra e analista canadese Eric Berne (1910-1970).

L’analisi transazionale vede il disagio psicologico come un blocco di crescita del potenziale psicofisico dell'essere umano. Ha per oggetto la “transazione”, ovvero lo scambio che si verifica tra due individui che comunicano. Nucleo centrale della teoria è il concetto e la prassi delle “carezze”: stimoli fondamentali per un sano sviluppo psichico e necessari mezzi di riconoscimento (sia positivi che negativi) tra esseri umani. Altro concetto cardine della teoria di Berne è quello di “copione”, da lui definito come “un piano di vita che si basa su una decisione presa durante la prima infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e che culmina con una scelta determinante". Il copione dipende dalla struttura della personalità dell’essere umano, che è costituita, secondo l’analisi transazionale, dall’interrelazione tra tre “stati dell’Io”, coerenti sistemi di comportamento messi in atto a partire dalle dinamiche dell’infanzia: “Io Genitore” (schemi comportamentali indotti dall’educazione genitoriale ricevuta); “Io Adulto” (capacità di comprensione e di reazione spontanea nel qui e ora, ovvero capacità di problem solving); “Io Bambino” (schemi di adattamento messi in atto dall’infanzia). L’analisi transazionale promuove il raggiungimento di un equilibrio energetico tra i tre stati: nei primi anni di vita la parte Io Adulto non esiste e può accadere che non abbia mai modo di svilupparsi, ma generalmente nel corso della vita in tutti noi compare un poco; è nostro dovere farla sviluppare sempre di più.

Eric Berne morì prima di aver potuto elaborare compiutamente molte questioni teoriche importanti. Priva dell'autorità del suo creatore, la teoria analitico transazionale subì negli anni Settanta un vero e proprio "assalto integrativo" da parte di terapeuti che arricchirono l'impianto originario con tecniche prese a prestito da altre scuole, prima fra tutte la psicoterapia gestaltica. L'analisi transazionale sta subendo negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, soprattutto ad opera di studiosi anglosassoni, sulla base del confronto con le più recenti acquisizioni operate dalle neuroscienze.

In Italia, oltre all’approccio psicodinamico di Michele Novellino, è attivo il gruppo di ricerca IRPIR (Istituto di ricerca sui processi intrapsichici e interpersonali) di Pio Scilligo.

 

Analisi transazionale: in pratica


L’analisi transazionale migliora la consapevolezza dei copioni messi in atto nelle transazioni sociali. Ciò che la distingue dagli altri approcci psicoterapeutici è riassumibile in tre principi:

  • tutti hanno valore, a prescindere dalle loro debolezze e dai loro comportamenti; ognuno possiede una propria saggezza che l’analisi transazionale mira a valorizzare;
  • la terapia è “contrattuale”, vanno cioè concertati fin dall’inizio obiettivi di lavoro che orientino la collaborazione tra terapeuta e paziente, stimolando il senso di responsabilità e di autodeterminazione; obiettivi esposti dal terapeuta in modo chiaro e semplice, condivisi e gestiti in modo flessibile.
  • integrazione tra il lavoro intrapsichico e il lavoro sociale-comportamentale ovvero tra cura del sintomo (la sensazione di malessere) e cura del disagio esistenziale (la causa del malessere).


Nell’analisi transazionale avviene preferibilmente in modalità di psicoterapia di gruppo, dal momento che si privilegia l’osservazione dei comportamenti relazionali, ed è di medio-lunga durata.

 

Analisi transazionale: per chi e per quali problematiche


A distanza di circa 30 anni, 25 dall'introduzione in Italia, l'analisi transazionale viene utilizzata in vari campi di intervento, specialmente terapeutico (psichiatria), didattico (scuola) e motivazionale (organizzazioni).


È particolarmente indicata in tutte quelle situazioni di disagio psicologico (da quello più comune alla psicosi) caratterizzate da ripetitività, segno di una tendenza inconsapevole a seguire un copione, uno schema comportamentale: l’analisi transazionale mira ad aiutare a riappropriarsi della spontaneità – la capacità di reagire in maniera appropriata a quello che avviene "qui e ora" – accrescendo la fiducia in se stessi e nelle proprie risorse.

 

Analisi transazionale: certificazione e deontologia


L'esercizio di ogni tipo di attività psicoterapeutica – come indicato nel punto 3 della legge di Ordinamento della professione di psicologo –  è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione (di diverso approccio) almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia presso scuole di specializzazione universitaria o istituti privati riconosciuti dal MIUR.


In deroga a quanto previsto dalla succitata norma, il medico specialista in psichiatria o in neuropsichiatria è autorizzato all’esercizio della psicoterapia anche senza aver frequentato la scuola di specializzazione in psicoterapia.

Attualmente l'EATA (European Association of Transactional Analysis) attraverso il COC (Commission of Certification) e in accordo con il BOC (Board of Certification) e l’ITAA (International Transactional Analysis Association) svolge per gli operatori europei la funzione di certificazione e di controllo degli standard; ha inoltre prodotto un codice etico a cui ogni analista transazionale deve scrupolosamente attenersi.

 

Analisi transazionale: organizzazioni italiane e internazionali

 


La risorsa in più – Leggi qualche pagina di "Peter Pan, il bambino che non voleva crescere", di James M. Barrie

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