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PSICOLOGIA DEL BUFFET: PERCHÈ PERDIAMO IL CONTROLLO

È una frenesia tutta particolare quella che coglie molti di noi davanti a un buffet: ci lanciamo con avidità sgomitando fra gli altri invitati quasi temendo che quello possa essere l’ultimo pasto della nostra vita… Cosa ci fa perdere il controllo?

Parola dall’etimologia incerta, “buffet” starebbe propriamente a connotare il mobile, generalmente provvisto di un ampio ripiano, dove si posizionano i cibi per un rinfresco.

Lo stesso termine è però anche comunemente utilizzato per alludere alle cibarie stesse: ovunque venga offerto del cibo su piatti da portata, lascando agli ospiti oneri e onori del “fai da te”, c’è un buffet! La psicologia delle persone è capace di potenti regressioni in contesti di gruppo e il buffet sembra rappresentare uno di questi…

 

Psicologia del buffet: perdere il controllo

Tutti noi conosciamo quel vago senso di ansia impaziente mista a rassegnazione suscitata dall’attesa di un pranzo/cena/aperitivo a buffet…

Sappiamo che nostro malgrado saremo comunque costretti ad affannarci per guadagnarci un posto fra gli altri invitati accalcati con piatti e posate davanti al tavolo o, meglio, quello che supponiamo sia un tavolo dal momento che, probabilmente, non saremo in grado di scorgerne i contorni, né tantomeno il contenuto, per diverso tempo finché non ci saremo aperti un varco tra teste, braccia e gambe appartenenti a una massa compatta e indistinta…

Non importa quale sia la circostanza in cui tale buffet venga offerto: matrimonio, colazione di lavoro, convegni… Tutto passa in secondo piano, in quel momento perdiamo il controllo e l’unico obiettivo sembra essere quello di prendere più cibo possibile battendo gli altri sul tempo!

 

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Psicologia del buffet e fenomeni di gruppo

Come il funzionamento mentale dei singoli possa regredire a modi di essere piuttosto infantili all’interno di un gruppo è storia nota nell’ambito della psicologia.

Questo perché sentirsi parte di una massa indistinta di altre persone deresponsabilizza e facilita l’espressione di impulsi primari, semplici, non mediati dal ragionamento e dal pensiero.

Accade questo quando per consolidare l’identità di un gruppo si svalutano coloro che non ne fanno parte (si pensi alle tifoserie), quando per esorcizzare la paura del “diverso” si operano discriminazioni riguardo a minoranze di vario genere (etnia, salute mentale, orientamento sessuale ecc), quando assistendo a un episodio criminale si resta a guardare pensando che “altri” se ne occuperanno (con tristi e paradossali epiloghi come quello di Kitty Genovese).

Anche il buffet sembra sollecitare, in toni forse meno drammatici, meccanismi analoghi e sembra che tutti i presenti perdano il controllo e siano mossi da una fame atavica e irrefrenabile.

 

Perdita di controllo e assenza del limite

Ci sono forse altri elementi che rendono interessante il fenomeno del buffet dal punto di vista della psicologia e che possono riguardare più specificatamente il comportamento alimentare.

Le conseguenze che il buffet può avere sul modo di percepire i cibo e di condividerlo con le altre persone presenti è piuttosto interessante. Proviamo ad immaginare la scena opposta: un classico ristorante dove, seduti al tavolo, ordiniamo alla carta…

Alcune differenze balzano subito all’occhio; anzitutto dobbiamo operare una scelta: non possiamo servirci liberamente di tutte le portate a disposizione, ma dobbiamo decidere quali desideriamo mangiare e in quante porzioni e quali no. Un primo elemento è quindi il concetto del limite che nella situazione di un buffet sembra essere del tutto assente.

Un’offerta di cibo apparentemente illimitata sembra sollecitare una sorta di fame “infinita”: non ci sono più preferenze, scelte o gusti alimentari, ma un indistinto impulso a riempirsi… E questo a prescindere dai reali segnali di fame e sazietà e forse anche a discapito del gusto poiché l’urgenza di rimpinzarsi non dà modo di gustare ciò che si mangia.

 

Psicologia del buffet e società dei consumi

Una conseguenza non trascurabile del fenomeno citato prima è che la convivialità ad un buffet rischia di venire quasi del tutto azzerata. Questo perché le altre persone finiscono per diventare essenzialmente dei competitor, degli ostacoli al soddisfacimento di quella fame infinita scatenata dall’offerta illimitata di cibo… Inoltre è decisamente arduo intrattenere una conversazione mentre si cerca di sgomitare per accaparrarsi un tramezzino!

Siamo immersi d’altronde in una società dei consumi dove la logica del buffet sembra ormai estesa a molti contesti: riceviamo continue offerte di prodotti alimentari (e non) economici, facili da preparare e spesso ipernutrienti.

Mai come in questa epoca l’offerta di cibo è stata così grande sia in quantità che in qualità, tanto che da ogni parte sembrano arrivarci inviti compulsivi a consumare sempre e comunque spesso al di là dei nostri reali bisogni

Anzi molto spesso il mercato crea artificialmente dei bisogni cui corrispondono i prodotti offerti. Una domanda sembra però non trovare facilmente risposta: gustiamo realmente ciò che mangiamo?

Foto: zinkevych / 123RF Archivio Fotografico

 

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