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LA NOSTRA SOCIETÀ È FONDATA SULLA CAFFEINA?

Lungo, macchiato, ristretto… purché sia caffè! Secondo un recente studio sembra che il consumo di caffeina possa contribuire a migliorare il lavoro di squadra favorendo la discussione di gruppo e una positiva valutazione di sé e degli altri. Molto più di un semplice vizio, quindi!

 

Bere caffè è una delle attività più diffuse al mondo, lo facciamo quotidianamente, anche più volte al giorno, spesso in compagnia di altri.

Il caffè può infatti sottolineare un momento di privato relax ma, più spesso, scandire incontri e interazioni sociali della più varia natura. Nei luoghi di lavoro, ad esempio, regna sovrano!

Un recente studio suggerisce che, a conferire al caffè questo potere di aggregatore sociale, non sia solo una dimensione di convivialità (un’abitudine condivisa che aggrega le persone), ma anche l’effetto fisiologico attivante che la caffeina, e non altre sostanze solubili, avrebbe sul consumatore. Vediamo perché…

 

Consumo di caffè e lavoro di gruppo

Lo studio, recentemente pubblicato sul Journal of Psychopharmacology (Unnava, Sing e Unnava, 2018), ha preso in esame gli effetti del consumo di caffè sul rendimento lavorativo in contesti di gruppo.

In una prima fase sono stati coinvolti 72 studenti universitari suddivisi casualmente in 2 gruppi: il gruppo sperimentale a cui veniva offerto del caffè prima dell’esperimento e il gruppo di controllo.

Entrambi erano invitati a riunirsi e a confrontarsi su un argomento controverso: il movimento Occupy e la disuguaglianza sociale ed economica.

Gli studenti che avevano consumato caffè risultavano più disponibili alla discussione di gruppo, meglio focalizzati sull’obiettivo e maggiormente disponibili al confronto di idee. Inoltre, dopo la discussione, risultavano valutare più positivamente sia se stessi che gli altri.

Risultati analoghi sembra siano stati registrati in una seconda fase dell’esperimento che metteva a confronto consumatori di caffeina con i soggetti di un gruppo di controllo che avevano invece consumato, a loro insaputa, del semplice decaffeinato.

Quest’ultimo esperimento, sostengono ricercatori, confermerebbe il ruolo degli effetti psicofisiologici della caffeina sul lavoro di gruppo a prescindere da altre variabili “sociali” quali il potere aggregante/conviviale del consumo di caffè o un possibile effetto palcebo.

 

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Una fase di “riscaldamento” prima di cominciare

Come interpretare questi risultati? Gli stessi autori formulano alcune ipotesi interessanti sostenendo che, a loro avviso, l’aumentata attivazione psicofisiologica della caffeina, ottimizzando attenzione e concentrazione, renderebbe le persone maggiormente in grado di partecipare alle discussioni rendendo quella di gruppo un’esperienza positiva in grado di aumentare l’autostima e, con questa, la percezione positiva degli altri.

Lo stesso effetto “attivante” sui sistemi di attenzione e vigilanza, sostengono i ricercatori, potrebbe essere raggiunto con altri metodi, come l’attività fisica.

Non è chiaro se e in che modo possa svolgere un ruolo chiave non solo la messa in atto di un’attività “attivante” di questo tipo (es bere caffè o fare esercizio fisico), ma anche che anche tale attività sia svolta nello stesso contesto di gruppo in cui si andrà poi a lavorare.

Qualcosa di analogo, ad esempio, viene effettuato prima di coinvolgere le persone in giochi psicologici o psicodrammatici  ad alto coinvolgimento esperienziale.

Solitamente infatti si propone ai membri di un gruppo una o più attività di presentazione e “riscaldamento” che aiutino a creare la fiducia e autostima reciproche necessarie a mettersi in gioco (Manes, 2011).

 

Creare le premesse per il gruppo

Sia dal punto di vista neurofisiologico che psicologico, dunque, i membri di un gruppo avrebbero la necessità di creare le premesse ottimali – differenti a seconda dell’attività richiesta – per poter partecipare con successo ad un’attività condivisa.

Un’ennesima conferma di come per costituire un gruppo – sia esso un gruppo di lavoro o di altra natura – non sia sufficiente mettere delle persone intorno a un tavolo ma occorra creare le condizioni perché possano interagire indirizzando le energie verso un obiettivo comune.

E, a quanto pare, anche la tradizionale tazza di caffè prima dell’inizio di una riunione potrebbe avere benefici tutt’altro che banali! Naturalmente senza accedere nei consumi…

 

Bibliografia
Unnava V, Singh AS, Unnava HR. Coffee with co-workers: role of caffeine on evaluations of the self and others in group settings. J Psychopharmacol. 2018 Aug;32(8):943-948. doi: 10.1177/0269881118760665

Manes S. Lo psicodramma, tecniche e giochi di conduzione. FrancoAngeli, 2011.

 

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Foto: ammentorp / 123rf.com

 

 

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