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ALTRUISMO CONTAMINATO: PER ESSERE “BUONI” BISOGNA ESSERE POVERI?

Chi è autore di gesti di altruismo su piccola o vasta scala non dovrebbe ottenere benefici o profitti economici, altrimenti si tratterebbe di un forma di altruismo contaminato. L’altruismo può realmente essere disgiunto da qualunque forma di interesse personale o si tratta di un pregiudizio fuorviante?

Ha fatto discutere negli USA il caso di Dan Pallotta, attivista e organizzatore di raccolte fondi di grande successo che ha visto scendere vertiginosamente le sue entrate quando è emerso che questi eccellenti risultati si accompagnavano a profitti e guadagni che riceveva per sé stesso.

Non sarebbe vero altruismo, ma, come è stato definito, altruismo contaminato da una forma di interesse personale che pregiudizialmente si vorrebbe eliminare da questo tipo di cause. Ma esiste una forma di altruismo “puro”? E, in ogni caso, è sempre vero che eliminare investimenti e profitti va a favore delle cause che si sostengono?

 

L’altruismo contaminato al supermercato …

Sarà capitato a molti di voi di apprestarvi ad entrare al supermercato – magari addirittura in un discount che si suppone rivolto a chi sulla spesa vuole risparmiare – e venir fermati dai promotori di qualche causa umanitaria che vi invitavano ad acquistare, con la vostra spesa, generi alimentari per aiutare persone indigenti e in difficoltà.

Voi, incauti avventori del detto supermercato, vi trovavate in un conflitto assolutamente imprevisto: o proseguire per la vostra strada giocando la parte degli insensibili egoisti o acconsentire alla richiesta rinunciando al risparmio agognato o a qualche articolo della vostra lista… Eh, si dirà, ma lo si fa per “altruismo”!

Pensate per un attimo invece se la stessa catena di supermercati avesse investito soldi in pubblicità per promuovere la stessa causa umanitaria impegnandosi a devolvere in beneficienza una certa percentuale del proprio ricavato.

Questo avrebbe probabilmente direzionato un maggior flusso di clienti in quel supermercato, stimolandoli ad acquistare magari anche qualcosa in più del previsto. A tutto vantaggio sia della causa in questione, dato che un maggior numero di persone sarebbe forse stato invogliato a partecipare, sia probabilmente dei profitti del supermercato stesso che avrebbe visto aumentare il flusso della propria clientela.

Ma, si penserà, non è “etico"? L’altruismo deve essere “puro” e “disinteressato” altrimenti, ci dicono, è contaminato.

 

L'altruismo può essere innato?

 

 

Il caso di Dan Pallotta

Torniamo ora al caso di Dan Pallotta che su vasta scala ricalca un po’ la logica dell’altruismo del supermercato. Il suo caso è stato preso come spunto da due ricercatori della Yale University che hanno studiato ed evidenziato quanto sia diffuso, fra i pregiudizi di senso comune, quel fenomeno che hanno definito di altruismo contaminato: fare del bene ricavandone anche un beneficio personale sarebbe giudicato peggiore del non far nulla (Newman, G. E., & Cain, D.M., Tainted Altruism: When Doing Some Good Is Evaluated as Worse Than Doing No Good at All, Psychological Science, 25, 3, 2014, 648-655).

Delle diverse situazioni sperimentali messe a punto in questo studio, una replicava per i soggetti coinvolti un po’ la situazione di Dan Pallotta: i soggetti dovevano scegliere se, nel promuovere una causa umanitaria, accettare di ottenere per sé un compenso forfettario o una percentuale degli introiti ottenuti che, in questo secondo caso, sarebbero risultati di gran lunga maggiori.

Bene, la maggior parte delle persone coinvolte, avrebbe rinunciato a questa seconda forma di compenso anche se questo significava rinunciare a una campagna che avrebbe ottenuto un maggior numero di donazioni.

 

I pregiudizi che limitano gli effetti dell’altruismo

Sarebbe un’etica sostanzialmente puritana e controproducente a sostenere il pregiudizio secondo il quale le cause umanitarie e le Associazioni filantropiche e no profit che le sostengono debbano rimanere estranee alle logiche del profitto e del mercato.

Questa l’opinione dello stesso Dan Pallotta in un suo lungimirante discorso, poiché questa logica priva le stesse Associazioni della possibilità di investire in progetti di più ampia portata e più a lungo termine che potrebbero più incisivamente cambiare le cose invece di rimanere singole realtà come gocce in un mare.

Anche i soggetti dello studio di Newman e Cain, se confrontati esplicitamente col fatto che, un imprenditore può ottenere benefici dall’altruismo perché magari sceglie di promuovere sé stesso con la beneficienza piuttosto che con la pubblicità, hanno rivisto le proprie opinioni in merito.

 

Se l’altruismo è sempre contaminato

In realtà, chiunque fa dell’altruismo fa, in un certo senso, un altruismo contaminato perché nessun gesto di beneficienza o volontariato è privo di benefici personali per chi lo compie, se non economici, in termini di gratificazione psicologica, identità personale, equilibrio emotivo e molti altri (McWilliams, N., The psychology of altruism, Psychoanalytic Psychology, 1, 1984, 193-213).

Ma, potremmo chiederci, sarà eticamente e psicologicamente così realistico il mito dell’altruismo disinteressato e, quindi, gratuito e, di logica conseguenza, assolutamente privo di investimenti e ritorni economici?

Pensiamo un attimo: cosa stiamo dando agli indigenti per i quali il supermercato promuove la famosa campagna di raccolta di generi alimentari? Gli “scarti” della nostra spesa? Quello che “avanza” dai nostri risparmi? Gli stiamo in qualche modo dando, sulla logica del “meglio che niente”, quello che a noi “non serve”?

O, nella logica alternativa e apparentemente meno “politicamente corretta”, potremmo aiutarli proprio acquistando ciò che per noi è più importante e più necessario o, perché no, piacevole e gratificante?

Nel primo caso parliamo di soggetti bisognosi ai margini della società a cui offriamo ciò che per noi è specularmente marginale e residuale; nel secondo le cose cambiano e in termini forse tutt’altro che immorali o scontati.

 

Ma come nasce l'altruismo?

 

 

https://s3.amazonaws.com/ted.conferences/talk/transcript/2013/None/DanPallotta_2013-transcript.mp4

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