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Supervisione a cura della dott.ssa Cinzia Silvaggi, psicoterapeuta e consulente in sessuologia
La terapia cognitivo-comportamentale trae origine dalla tradizione della psicologia sperimentale – che significa verifica costante dei risultati ottenuti e applicazione delle tecniche che ottengono i migliori risultati in relazione a specifici problemi –, in particolare dagli studi di John Watson e Ivan Pavlov, fondatori della corrente teorica del "comportamentismo" che, agli inizi del XX secolo, si proponeva di costruire una scienza psicologica oggettiva. Tale scopo fu cercato limitando il proprio oggetto di indagine a ciò che è osservabile, vale a dire al comportamento; veniva invece messo da parte lo studio dei processi mentali, in quanto non esistevano strumenti scientifici per condividere le osservazioni in maniera univoca.
La terapia cognitivo-comportamentale mira a trasferire alle persone abilità comportamentali e cognitive utili a modificare pensieri e comportamenti che creano disagio. Integra due forme di psicoterapia: la psicoterapia comportamentale, che insegna alle persone a reagire in modo differente e più efficace alle situazioni problematiche; la psicoterapia cognitiva, che aiuta le persone ad apprendere come pensieri e credenze contribuiscano spesso a creare una visione distorta delle situazioni e degli accadimenti, creando inutili stati di ansia, depressione e rabbia.
La terapia cognitivo-comportamentale consiste in due fasi principali: rilassamento e ristrutturazione cognitiva. È una psicoterapia:
Sulla base di centinaia di accurati studi e ricerche che ne dimostrano l'efficacia, la terapia cognitivo-comportamentale è riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità terapia preferenziale per chi soffre di disturbi emozionali e comportamentali (ansia, fobie, attacchi di panico, depressione, disturbi ossessivi, disturbi alimentari, disturbi del sonno, disturbi sessuali, disturbi di personalità).
Oltre alle applicazioni psicopatologiche le tecniche cognitivo-comportamentali si dimostrano particolarmente efficaci e rapide nell’aiutare le persone a risolvere difficoltà di adattamento o crisi evolutive (difficoltà nelle relazioni sociali o nel lavoro, ansia da esame, reazioni disadattive al lutto, difficoltà nella coppia o nella gestione dei figli e così via).
L'esercizio di ogni tipo di attività psicoterapeutica – come indicato nel punto 3 della legge Ordinamento della professione di psicologo – è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione (di diverso approccio) almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia presso scuole di specializzazione universitaria o istituti privati riconosciuti dal MIUR.
In deroga a quanto previsto dalla succitata norma, il medico specialista in psichiatria o in neuropsichiatria è autorizzato all’esercizio della psicoterapia anche senza aver frequentato la scuola di specializzazione in psicoterapia.
La risorsa in più – Articoli di Psychomedia sulla validazione empirica della psicoterapia cognitivo-comportamentale e la sperimentazione empirica della psicoterapia cognitivo-comportamentale online
PAROLE CHIAVE: terapia cognitivo comportamentale, John Watson, Ivan Pavlov, comportamento, psicoterapia comportamentale, psicoterapia cognitiva, rilassamento, ristrutturazione cognitiva, disturbi emozionali, disturbi comportamentali, crisi evolutive