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RIMOZIONE: CAUSE E MECCANISMI

La rimozione è uno dei più importanti meccanismi di difesa e anche uno di quelli più noti, almeno nella terminologia, al vasto pubblico. Vediamo che funzione e che limiti ha nella vita psicologica di ognuno di noi

La rimozione è quel meccanismo di difesa mediante il quale la mente allontana dalla consapevolezza una determinata esperienza o emozioni, fantasie o desideri connessi ad essa. In altri termini, la rimozione può essere considerata una sorta di dimenticanza “psicogena”, non connessa cioè né a deficit di memoria, né ai normali meccanismi selettivi della memoria a lungo termine.

Quando è all’opera la rimozione quello che viene escluso dalla consapevolezza non è, per così dire, “casuale”, ma attiene ad esperienze o vissuti in qualche modo disturbanti perché contraddittori o conflittuali con quello che è il nostro modo di interpretare la realtà sugli altri e su noi stessi.

 

La rimozione per Sigmund Freud

La rimozione vanta una lunga storia nella psicologia moderna essendo uno dei primi meccanismi di difesa studiati da Sigmund Freud che ne evidenziò la centralità nell’isolare aspetti disturbanti e conflittuali della realtà e sottrarli alla consapevolezza consegnandoli a quel luogo sotterraneo della psiche che egli sistematizzò come Inconscio.

La rimozione rimane ancora oggi uno dei meccanismi di difesa più importanti poiché può essere considerata, effettivamente, quel processo basilare su cui poggiano molte altre difese “mature” della psiche (Mc Williams, 2012): un esempio è quello della formazione reattiva dove un affetto può essere trasformato nel suo contrario solo dopo essere stato rimosso impedendone l’accesso alla consapevolezza (si pensi alla premurosa sollecitudine di molti bambini nei confronti di un fratellino appena arrivato…!).

 

La rimozione e la dissociazione

La rimozione rappresenta dunque una dimenticanza selettiva, motivata, di natura psicologica, che esclude dalla consapevolezza aspetti conflittuali o disturbanti della propria esperienza interna e di eventi ad essa connessi.

Quando è all’opera la rimozione, in sostanza, gli accadimenti vengono registrati dalla memoria autobiografica ma sono esclusi dalla coscienza vissuti, fantasie o desideri ad essi associati.

In questo la rimozione è molto differente dalla dissociazione, meccanismo di difesa più arcaico, che opera in situazioni fortemente traumatiche nelle quali interi aspetti dell’esperienza vengono esclusi dalla memoria episodica (non si forma nessun ricordo autobiografico).

 

La rimozione fra normalità e patologia

In linea generale la rimozione, essendo uno dei meccanismi di difesa più maturi, ha conseguenze prevalentemente adattive sulla vita psicologica e il funzionamento della personalità, consentendoci di vivere e comportarci secondo una nostra personale coerenza senza essere sopraffatti dai nostri impulsi.

Un ricorso rigido ed esclusivo alla rimozione può avere invece conseguenze disadattive e configurare un vero e proprio disturbo di personalità: sono quelle personalità in parte affini alle pazienti “isteriche” di Freud dove cioè la rimozione è tale da creare alla persona molti più problemi di quanti non dovrebbe risolverne (si pensi ad esempio ai classici sintomi da conversione come il mutismo o la paralisi isterica dove il corpo condensa simbolicamente l’impulso conflittuale rimosso comportando tutta una serie di gravi conseguenze alla vita ordinaria della persona).

 

La rimozione nel senso comune

La rimozione, grazie alle teorie di Freud, ha avuto come terminologia una grande eco nel vasto pubblico tanto che “rimuovere” qualcosa è un’espressione utilizzata ordinariamente nel linguaggio comune.

Associata a questo uso divulgativo c’è spesso la sopravvalutazione dell’idea che un trattamento psicoanalitico, o genericamente psicoterapeutico, consista a tutti i costi nel contrastare una rimozione patologica liberando la persona da ogni inibizione.

Non tutti i disagi psicologici attengono ad un’azione patologica della rimozione, la necessità di liberarsi da inibizioni e tabù (prettamente sessuali) connotava specificatamente la puritana società vittoriana in cui Freud viveva e, ad ogni modo, nessun impulso o contenuto affettivo della psiche sono da “liberare” tout court.

Ci possono essere aspetti che, per l’equilibrio e il benessere psicologico di una persona, è utile che rimangano sotto l’azione della rimozione e altri che possono essere utilmente portati alla coscienza solo se possono essere opportunamente elaborati dalla persona come aspetti più variegati e tridimensionali di sé stessa.

Attenzione dunque alle eccessive semplificazioni, non ci si stancherà mai di ripeterlo: nessun meccanismo psicologico è sano o patologico di per sé, dipende che funzione ha nell’economia del funzionamento globale della persona.

 

Quanti sono i tipi di memoria e in cosa consiste la memoria autobiografica?

 

 

 

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