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LA GESTIONE DEL DOLORE IN PSICOLOGIA

La gestione del dolore non è solo una questione di farmaci! Medici e psicologi vedono nel dolore una realtà multiforme e ricca di significati, vediamoli insieme

Gestire il dolore è possibile? Sicuramente ci vengono in mente ogni tipo di analgesici che ci aiutano a provare un senso di sollievo dopo tempo, ma questa non è gestione, bensì si tratta di un allontanamento.

Le sostanze introdotte interrompono i segnali biochimici del dolore e quindi non lo sentiamo più; sebbene si tratti di medicinali utili, in alcuni casi è possibile imparare a gestire il dolore con la psicologia.

Ovviamente si tratta di inserire l'esperienza dolorosa in un contesto più complesso in cui rientrano la storia personale, la visione della malattia, le risorse psicologiche e la relazione con il medico.

 

Una visione a 360° del dolore

Secondo la psicologa Annabel Sarpato la gestione del dolore in psicologia passa per un approccio biopsicosociale, cioè una visione che coinvolga l'individuo nella sua completezza (per quanto possibile) e che vede un elemento importante nella relazione medico paziente.

Le possibilità sono diverse, perché ogni prospettiva psicologica si focalizza su uno di questi aspetti:

  • La terapia cognitivo-comportamentale offre una serie di strumenti quali la ristrutturazione cognitiva o lo stress inoculation training attraverso i quali arrivare alla gestione del dolore in tempi brevi.
  • La terapia psicoanalitica invece cerca di affrontare il dolore provato dall'individuo andando a ricercare le radici del soggetto nella sua infanzia.
  • La terapia di gruppo sfrutta invece la natura sociale dell'uomo e cerca di sostenere l'adattamento alla patologia e al dolore grazie alla comprensione e al sostegno dei pari. A partire dalla condivisione dell'esperienza somatica si giunge alla creazione di un clima di fiducia e di relazioni che diventano risorse psicologiche.

 

Il ruolo della paura nel dolore

Ma davvero può servire la psicologia per alleviare il dolore fisico? Si tratta di una domanda che necessiterebbe di un grande approfondimento, ma una prima risposta ci perviene da uno studio condotto dall’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con la Purdue University dell’Indiana.

Attraverso una serie di esperimenti che hanno coinvolto 842 persone in un gioco virtuale in cui era possibile essere colpiti da oggetti che  ovviamente, non avrebbero arrecato nessun danno fisico, si è visto come la paura di essere colpiti e del dolore che ne conseguirebbe amplifichi notevolmente la percezione dolorosa, aumentando quindi il disagio percepito.

 

L'approccio del medico e del terapeuta

Per la psicologia il rapporto medico paziente è un altro elemento fondamentale nella gestione del dolore, anche perché la visione del professionista influenza il comportamento del paziente. E allora come la vede il medico, cos'è il dolore?

Secondo una ricerca condotta da Lorenzo Montali, Monica Colombo e Paolo Riva, tre sono le rappresentazioni mentali ricorrenti:

  1. Il dolore è un elemento diagnostico e in quanto tale il paziente deve tollerarlo per il periodo necessario all'indagine medica.
  2. Il dolore è un sintomo e in quanto tale va trattato nel rispetto del paziente, attraverso analgesici.
  3. La visione più affine alla psicologia: il dolore è una domanda che il paziente rivolge al medico in cui confluiscono paure, ansie e speranze. In quanto valutazione soggettiva, seppure si tratti di un elemento importante, funge da disturbatore per una corretta valutazione diagnostica.

 

Gli aspetti psicologici e non del dolore cronico

 

 

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