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ARCHETIPI DEL MASCHILE, IL DIO ADE

Ade è l’archetipo maschile del mondo sotterraneo della psiche, quell'energia che consente di contattare l’inconscio personale e collettivo: i contenuti “ombra” della personalità, quegli aspetti che sono stati rimossi o mai pienamente espressi nel mondo cosciente.

L’inconscio rappresenta tutti quei contenuti e quegli aspetti della psiche che o sono stati rimossi dalla psiche cosciente perché dolorosi o inaccettabili per la persona o che non hanno mai trovato possibilità di espressione rimanendo potenzialità latenti della personalità.

Nella psicologia di un uomo l’archetipo Ade è quell’energia psichica che gli consente di entrare in contatto con questo mondo sotterraneo nel quale egli può restare prigioniero – in una depressione alienante – o dal quale può riemergere arricchito nella profondità del proprio essere.

 

Ade nella mitologia

Ade nella mitologia greca è fratello di Zeus e Poseidone, quando i tre, dopo aver sconfitto il proprio padre, tirarono a sorte per dividersi il mondo, ad Ade toccò il mondo infero.

Ade visse in questo mondo sotterraneo senza mai emergere alla luce del sole eccetto una volta: quando rapì Persefone, figlia di Demetra, per farla sua sposa. Alcune figure mitologiche discesero volontariamente nel mondo infero e riuscirono a fare ritorno come Dioniso, alla ricerca della madre Semele, o Ulisse per interrogare l’indovino Tiresia.

Ermes era invece l’unico che per natura poteva entrare e uscire dal regno di Ade avendo il compito di traghettare le anime dei defunti. Il mondo sotterraneo di Ade è dunque una dimensione “ombra” che può rapire e sopraffare la personalità (come accadde a Persefone) o può essere una ricchezza per la sua crescita psicologica (di un uomo o ma anche di una donna) qualora la persona mantenga la capacità di riemergere dall’inconscio, di mantenere il contatto col mondo esterno (la realtà esterna).

 

Leggi anche L'Io e l'ombra: la psiche tra contrasto e complementarietà >>

 

Ade: l’archetipo dell’inconscio

Ade è, non a caso, il meno rappresentato e il meno noto fra gli dei dell’antica Grecia: eccetto il rapimento di Persefone, pochi sono i miti che lo vedono protagonista. Ade è in tal senso un archetipo sfuggente che, più che identificarsi con una chiara disposizione comportamentale, fa riferimento ad un sostanziale ritiro dal mondo esterno, ad un’introversione verso l’interiorità dell’inconscio.

Spesso è il contatto con la morte che avvicina la personalità al mondo inconscio facendole contattare l’archetipo Ade. Morte intesa non solo come scomparsa di una persona amata o come rischio per la propria incolumità, ma anche come morte di un ideale, di un progetto di qualunque cosa risultasse in qualche modo “vitale” per la persona, ovvero per il suo adattamento nel mondo esterno.

Ade è la parte inconscia di ognuno di noi, quella che esula dai ruoli sociali e professionali nei quali ci identifichiamo.

 

Ade: risorse e pregi

Se l’uomo è in grado di fare esperienza del dolore della perdita e di accedere, tramite questo, agli aspetti più profondi e meno conosciuti di sé stesso mantenendo un sufficiente contatto col mondo esterno non verrà rapito dal mondo dell’inconscio (come accadde a Persefone), ma riuscirà ad emergere dai sotterranei di Ade come fecero Dioniso e Ulisse mossi dall’amore e dal bisogno di conoscenza.

La depressione creativa che Jung attraversò e che lo portò ad elaborare la teoria degli archetipi dell’inconscio collettivo può essere considerata in questo senso: una discesa e una risalita dal mondo sotterraneo della psiche, egli attraverso i sogni e le immagini della sua autoanalisi contattò i contenuti più inconsci e oscuri di se stesso al fine di maturare una conoscenza universale della psiche umana.

In questo senso Jung, come Ulisse, fece esperienza del mondo inconscio mosso da un desiderio di conoscenza, e ne trasse elementi per la propria professione di “traghettatore di anime” che come Ermes consentiva agli altri di accedere ai contenuti più profondi del proprio inconscio.

 

Ade: criticità e limiti

Se l’uomo viene totalmente “rapito” dall’archetipo Ade, se perde il contatto con la realtà esterna e si isola nel mondo della propria interiorità egli rischia di perdersi e di venir sopraffatto dalla potenza di questo archetipo.

Sono i casi in cui una persona può andare incontro a una depressione clinica, ad un distruttivo ritiro dal mondo esterno. L’uomo in cui archetipo Ade predomina nella personalità può essere un solitario che vive come una sorta di “eremita” ai margini della vita sociale, fuori dalla vista degli altri: alla sua ricca vita interiore non corrisponde una vitalità esteriore, egli non esprime agli altri la propria emotività e non riesce ad adattarsi al mondo esterno.

È, in termini junghiani, un uomo a cui non corrisponde una “persona”: chiuso nella sua interiorità non sviluppa ruoli sociali che gli consentano uno scambio col mondo esterno e con gli altri.

 

Ade e gli altri déi

Affinché un uomo possa attingere creativamente alla propria natura introversa e non rimanere vittima della propria solitudine interiore, occorre che Ade sia accompagnato da altri archetipi della personalità che gli consentano di transitare tra i “due mondi” e di comunicare agli altri i propri sentimenti (Ermes), incanalare le proprie energie interne in un’attività concreta (Efesto) o utilizzarle ad integrazione di un pensiero razionale (Apollo).

Se un uomo con un forte archetipo Ade riesce a legarsi a una donna egli potrà sviluppare con essa un legame profondo e al tempo stesso vivere la propria compagna come tramite per accedere a quel mondo esterno a lui così alieno.

In questi casi sarà probabilmente la moglie colei che intrattiene i contatti con amici e parenti (anche di lui), che pensa ad organizzare feste e inviti, che insomma coltiva per entrambi una vita sociale e di relazione che assicurerà all’uomo Ade quel contatto con la realtà esterna di cui ha bisogno.

 

Bibliografia:

Bolen J.S., Gli dei dentro l’uomo. Una nuova psicologia maschile, Astrolabio, 1994.

Foto: anuarmohammad / 123RF Archivio Fotografico

 

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