Pubblicità e consumi alimentari

Pubblicità e consumi alimentari sono due dimensioni interconnesse e interdipendenti tanto da essere spesso difficile distinguere fino a che punto i media riflettano e riproducano le tendenze di consumo già presenti nella popolazione generale e quanto invece influenzino e contribuiscano a cambiarle e a direzionarle.

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Pubblicità e consumi alimentari sono strettamente connessi poiché da un lato i messaggi pubblicitari di radio, web e tv riflettono e consolidano le tendenze di consumo già in atto nel pubblico e dall’altro mirano ad influenzarne e modificarne i comportamenti incentivando la scelta di determinati marchi o generi di consumo come i cibi “sani” e “light” oggi tanto in voga. Un rapporto complesso che utilizza strategie persuasive facenti leva su stati d’animo, senso di identità e stili di vita dei consumatori, come sottolineano Mark Corner e Christopher Armitage nel loro libro La Psicologia a tavola (2002).

 

Pubblicità e consumi alimentari: quale persuasione?

A differenza delle campagne di informazione e di sensibilizzazione che promuovono stili di vita sani e salutari proponendo argomentazioni e sollecitando riflessioni critiche; la pubblicità tende ad influenzare i consumi alimentari principalmente mediante quella che, secondo il modello di probabilità di elaborazione di Petty e Caccioppo (1986), è la via periferica della persuasione: sono l’esposizione ripetuta al messaggio, il rinforzo o la sollecitazione di determinate componenti emozionali a catturare la nostra attenzione mentre vediamo per l’ennesima volta una modella ammiccante proporci il nuovo gelato della stagione…!

 

Pubblicità e scelte alimentari: gli stili di vita

La pubblicità inoltre, anche in fatto di scelte alimentari, riflette e risponde a quelle che sono le esigenze e i mutamenti negli stili di vita dei consumatori. Da un lato, cibi facili e veloci sia da preparare che da consumare entro ritmi familiari e di lavoro sempre più frenetici e caotici; dall’altro cibo “light” o “bio” che risponde all’esigenza di mangiare sano, preservare il benessere e mantenersi in forma. Non di rado questi due elementi, teoricamente contrastanti, sono accostati insieme: ecco allora il piatto pronto in 5 minuti dalle pretenziose qualità misteriosamente biologiche e “naturali” richiamate anche dai colori tenui e rassicuranti nell’etichetta… troppo bello per essere vero?…

 

Pubblicità e scelte alimentari: messaggi ambivalenti

Altra fonte di contraddizione, in materia di pubblicità e scelte alimentari, è quella della diffusione mediatica di modelli di magrezza e forma fisica irraggiungibili dalla maggior parte delle persone utilizzati per proporre cibi e marchi appetibili spesso erotizzati e tutt’altro che light; insieme a ciò il mercato delle diete  dimagranti che rispondono, spesso inefficacemente, all’esigenza mediaticamente creata dalla pubblicità stessa di raggiungere tali ideali. Molti studi sostengono come questi possano essere elementi capaci di concorrere ad influenzare negativamente giovani e adolescenti a rischio di sviluppare disturbi o disordini alimentari (Groogan, 1999; Calaldo e coll., 2010; Perousti e Gonidakis, 2011)poiché propongono ideali fisici e di consumo ingannevoli.

La pubblicità insomma, tende a dirci qualcosa di noi, a riflettere le nostre tendenze ed esigenze di consumi alimentari e a condizionarle di conseguenza; utilizzare un po’ di senso critico per rielaborare le sollecitazioni sovrabbondanti a cui siamo esposti non guasterebbe.