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DEPRESSIONE: IL RUOLO DELLA FAMIGLIA

La famiglia gioca un ruolo non univoco nella genesi e nello sviluppo della depressione e dei disturbi dell’umore in genere; per quanto quello dell’influenza delle precoci relazioni di cura rimanga un fattore imprescindibile per comprendere la personalità adulta sia normale che patologica; il ruolo giocato da variabili individuali e temperamentali e da predisposizioni genetiche rende più complessa e meno scontata la comprensione del fenomeno.

La famiglia, in relazione a condizioni di trascuratezza e abuso o della presenza di depressione in uno dei genitori, svolge un ruolo nello sviluppo della depressione che tuttavia non è univoco sia perché ogni caso individuale è a sé, sia perché entrano in gioco altri fattori che rendono più complessa e meno scontata la questione delle concause familiari, sociali, individuali o genetiche della depressione come di qualunque tipologia di disagio e disturbo psicologico.

 

Predisposizione genetica, famiglia e vita adulta

La depressione e i disturbi ad essa correlati rappresentano uno degli ambiti psicopatologici meglio studiati in relazione alla modalità con cui geni e ambiente possono variamente interagire nel concorrere alla manifestazione di sindromi cliniche. Come afferma Gabbard, per la depressione è stato concettualizzato il cosiddetto modello di diatesi da stress dei disturbi dell’umore che avvalora alcune delle primissime tesi psicoanalitiche sulla genesi della depressione offrendo ulteriori conferme sperimentali sul ruolo congiunto giocato da questi due fattori. Che ruolo ha la famiglia e tutta la storia ad essa correlata nella manifestazione di depressione o di un generico disturbo dell’umore? La tesi più accreditata è quella di un interscambio fra predisposizione genetica e ambiente là dove potrebbe verificarsi una predisposizione individuale a iperreagire a situazioni stressanti con un disturbo depressivo che si manifesterebbe soltanto se tali situazioni si verificano. Episodi o storie di abuso o trascuratezza in famiglia, in altre parole, non sarebbero univocamente associate ad un disturbo depressivo, ma una predisposizione genetica in tal senso aumenterebbe notevolmente la probabilità a reagire con la depressione in quelle persone che hanno avuto in famiglia tali storie e che si trovano ad affrontare stress e episodi di perdita del passato nella vita adulta (Gabbard, G.O., Psichiatria psicodinamica, Cortina, 2007).

 

Eventi negativi di vita e depressione

Gli eventi di vita non possono essere considerati oggettivamente stressanti o disorganizzanti allo stesso livello per tutti, in primo luogo per la variabilità individuale di ciascuno, che come si è detto può portare a sviluppare notevoli capacità di resilienza o al contrario ad un grave danno nello sviluppo psicoaffettivo a seguito di storie drammatiche in famiglia. In secondo luogo alcuni studi evidenziano come, nel caso in particolare della depressione, alcuni eventi negativi risultino soggettivamente più stressanti e disorganizzanti di altri se vissuti come una minaccia al senso di sé. Si tratta di lutti o perdite significative per coloro che devono la definizione del proprio senso di sé principalmente ai legami sociali e alle relazioni interpersonali; per altri può trattarsi di un fallimento in ambito lavorativo là dove la propria autostima è fondata sul conseguimento dei risultati (Hammen, C., et.al., Depressive self-schemas, life stress and vulnerability to depression, Journal of Abnormal Psychology, 94, 1985, 308-319).

 

Famiglia e depressione

Un altro filone di studi è quello che ha indagato il ruolo della depressione materna nello sviluppo psicoaffettivo del bambino. Non trovandosi, anche in questo caso, alcuna correlazione semplice o diretta fra depressione della madre e depressione dei figli, vanno presi in esame una molteplicità di fattori considerando che l’evidenza è quella che non tutti i figli di madri depresse sviluppano un disturbo dell’umore a loro volta potendo non sviluppare nessun disturbo o esprimere disagi psicologici differenti. la depressione materna può associarsi significativamente con l’instaurarsi di un tipo di attaccamento insicuro fra madre e bambino, le stesse madri possono apparire più negative e insofferenti nei confronti dei figli amplificando le difficoltà di relazione e accudimento e rivelando anche un minor investimento affettivo verso i figli e minori aspettative per il loro futuro. Fattori protettivi, oltre alla predisposizione genetica e temperamentale del bambino, sembrano essere la qualità della relazione coniugale, la possibilità per il bambino di trovare altre figure di riferimento verso cui sviluppare forme di attaccamento sicuro, l’avere fratelli o sorelle e in generale il poter contare da parte della famiglia tutta in fonti di supporto e sostegno sociale (Seifer, R., e Dickstein, S., Malattie mentali dei genitori e sviluppo infantile, In Zeanah, C. H. (a cura di), Manuale di salute mentale infantile, 1993, pp. 104-119).  

 

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