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POST LAUREA E DEPRESSIONE

Secondo alcuni studi, una percentuale tra il 18 e il 39% di studenti che si specializzano in corsi post laurea mostrerebbe segnali di ansia e depressione. Difficoltà economiche, isolamento sociale, incertezza per il futuro o tutor insoddisfacenti: questi alcuni dei fattori implicati nel fenomeno.

 

Recenti studi condotti in Belgio e Stati Uniti dipingono il problema come una questione di sanità pubblica. Sì perché stando alle recenti – e ancora piuttosto esigue – ricerche sull’argomento, quella del post laurea sarebbe una fase della vita tutt’altro che facile. 

Contraddistinta da stress, incertezze economiche e di carriera, isolamento sociale e rinuncia alla vita privata. Tutti fattori che risulterebbero implicati in un’incidenza di ansia e depressione significativamente maggiore rispetto ai “semplici” studenti universitari o ad altri professionisti già affermati.

 

Post laurea e depressione: un problema sottovalutato

Il fenomeno ha ricevuto fino a ora poca attenzione, alcuni degli stessi dottorandi interpellati da un team di ricercatori della Harvard University sembrano normalizzare e sottovalutare pericolosamente il problema.

“Credo sia qualcosa che dobbiamo accettare come inevitabile parte del percorso”, “è assodato ormai che dovrai odiare la vita che fai per un sacco di tempo” hanno risposto alcune delle persone coinvolte nello studio. Nonostante il prestigio e l’alta specializzazione che conferisce un corso di dottorato, infatti, gli studenti sembrano risentire di tutta una componente di stress e incertezza che sembra alimentare la convinzione che i loro sforzi siano sostanzialmente sproporzionati a ciò che possono sperare di ottenere o che, addirittura, ciò che fanno non sia di alcuna utilità o vantaggio per il mondo in cui vivono.

Non solo nel nostro Paese infatti, ma anche negli Stati Uniti, il dottorato non è affatto garanzia di un posto accademico e, se questo non bastasse, negli States gli studenti sono spesso costretti a indebitarsi pesantemente per poter accedere a questo genere di studi post laurea.

Al tempo stesso è richiesto un grande impegno, si è sottoposti a carichi di stress elevati e si è costretti a rinunciare a gran parte della propria vita sociale e privata tanto è il carico di studio e di lavoro a cui ci si deve sottoporre.

Tuttavia, solo una piccola percentuale di costoro riconosce il problema come tale e chiede aiuto a un professionista della salute mentale, molti altri considerano talmente “normale” e “inevitabile” la propria condizione da arrivare a ritenere addirittura che il proprio benessere psicologico, nonostante tutto, sia comunque superiore alla media!

 

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Post laurea e depressione: è la vita privata?

Lo stesso fenomeno è stato indagato da uno studio pubblicato su Nature Biotechnology secondo il quale circa un terzo degli studenti che frequentano corsi post laurea come dottorati e master riporta segnali di ansia e depressione.

Problema che si aggraverebbe fra le donne e le persone trans gender per effetto della discriminazione di genere che, come è noto, non risparmia neanche il mondo accademico e della scienza.

Fra i fattori maggiormente implicati in questo fenomeno vi sarebbero: la qualità del rapporto con il proprio docente/tutor di riferimento e il rapporto fra vita sociale e vita lavorativa, spesso pesantemente sbilanciato a favore di quest’ultima.

Un altro studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Ghent in Belgio ha inoltre documentato quanto il problema sia specifico proprio di coloro che si trovano ad affrontare studi e specializzazioni post laurea poiché i segnali di ansia e depressione riscontrati erano signficativamente maggiori di quelli riscontrati in altre persone che svolgono comunque lavori fortemente competitivi e di alta specializzazione.

 

Post laurea e depressione: un condizione “ibrida”

I percorsi di specializzazione post laurea sono ormai ritenuti una quasi una naturale/necessaria prosecuzione degli studi universitari anche nel nostro Paese.

Questo da un lato perché il mondo del lavoro va in direzione di settori di conoscenze e abilità sempre più specializzati e sofisticati; dall’altro perché un fiorente mercato di proposte formative di ogni tipo (serie e meno serie) fa leva sull’incertezza che tutti gli studenti vivono all’indomani della laurea, una volta usciti dal “guscio” rassicurante dell’università.

È facile, dunque, rientrare in ulteriori percorsi formativi non solo per necessità, ma anche per sedare ansie e incertezze rispetto a un futuro, quello della vita lavorativa adulta, che non è già definito a priori come lo era quello degli studi universitari.

Le specializzazioni post laurea tuttavia rimandano solo in apparenza il problema: si deve capire in quale percorso investire, scegliere in quale settore specializzarsi, se puntare ad una carriera accademica o meno. E inoltre ci si ritrova nella necessità di dover comunque lavorare, o nel proprio settore o anche svolgendo mansioni più generiche pur di mantenersi in questo ulteriore periodi di studi.

Ne viene fuori una condizione “ibrida”: in cui ci si ritrova ad essere al tempo stesso studenti e lavoratori laureati, ad avere la tensione dei traguardi accademici da raggiungere ma il dovere di provvedere alle proprie necessità lavorative dall’altro.

Un periodo di smarrimento, rimaneggiamenti identitari, inevitabili stress anche utili a ridefinire aspettative e attese alla luce dell’impatto con la realtà del mondo del lavoro.

Tutti aspetti che potrebbero rappresentare un’utile opportunità di crescita se, forse, si riconoscessero le peculiarità di questa ulteriore “fase di mezzo” che sempre più spesso i giovani adulti si trovano ad affrontare a cavallo fra gli studi universitari “tradizionali” e la pratica professionale.


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Foto: racorn / 123rf.com

 

 

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