Distimia, come riconoscerla

Ci sono persone che vengono classificate per natura "depresse croniche". Forse pochi sanno che questa caratteristica è in realtà un disturbo dell'umore bene diagnosticabile e trattabile: il disturbo depressivo persistente o distima.

Distimia, come riconoscerla

Il disturbo depressivo persistente (DSM 5, APA 2013) meglio conosciuto come distimia è un disagio clinicamente significativo che rientra nel gruppo dei disturbi del tono dell’umore.

Viene considerata come una forma cronica e lieve di depressione, in quanto la sintomatologia è meno grave di quella tipica della depressione maggiore ma si protrae per almeno due anni, per questo persistente.

La cronicità e persistenza dei sintomi portano spesso ad una difficile identificazione del problema giungendo a considerare questo stato come un tratto di personalità dell’individuo.

In realtà i sintomi sono bene riconoscibili e un intervento adeguato può migliorare il benessere della persona e ridurre il rischio di depressione maggiore o altri disturbi.

 

Quali sono i sintomi del disturbo depressivo persistenze?

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) definisce il disturbo depressivo persistente come una condizione di umore depresso che persiste per almeno due anni (uno in bambini e adolescenti) ed è presente per la maggior parte del giorno tutti i giorni.

Accanto al tono dell’umore è possibile osservare altre manifestazioni come riduzione dell’appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, bassa autostima, difficoltà di concentrazione e decisione e forti sentimenti di disperazione.

Per eseguire una diagnosi è bene che vi siano almeno due dei sintomi elencati, oltre all’umore depresso.

I livelli di gravità possono essere differenti e nei casi più gravi compromettere significativamente il funzionamento dell’individuo. 
Importante al fine della diagnosi è che il soggetto non viva nell’arco dei due anni episodi maniacali, ipomaniacali o rispecchi i criteri per il disturbo ciclotimico.

 

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Manifestazione sintomatologica e comportamentale

I soggetti con disturbo depressivo persistente si presentano con umore deflesso e difficoltà a provare sentimenti positivi e di speranza. La visione della propria vita è per lo più negativa pervasa da un forte senso critico verso il sé e gli altri, con grave compromissione della propria autostima e delle relazioni.

Il calo di interessi e basso coinvolgimento nelle normali attività quotidiane ricadono sulla produttività lavorativa e sulle condotte famigliari e relazionali, aumentando il senso di inadeguatezza e i sentimenti autosvalutanti.

Il vissuto emotivo è pervaso da tristezza, rabbia, aggressività, senso di colpa, pessimismo fino a uno stato di completa apatia ai quali si associa spesso ruminazione mentale con focus sul passato e alterazione della concentrazione.

A livello comportamentale si può osservare un’alterazione delle abituali condotte alimentari, del ritmo sonno-veglia e una riduzione dell’energia anche fisica investita nelle attività, con ritiro sociale ricorrente.

È bene sottolineare che ci possono essere diverse forma del disturbo per sintomatologia associata (es. ansia, caratteristiche psicotiche, ecc), esordio (tardivo dopo 21 anni, precoce prima) e presenza di episodi depressivi maggiori.

 

Fattori di rischio e cause

Seppur come gli altri disturbi psicopatologici, la sfera individuale gioca un grande ruolo nell’insorgenza della patologia, alcuni elementi possono predisporre maggiormente l’individuo alla distimia ed essere campanelli di allarme.

Alla base possono esserci fattori biochimici con alterazioni a livelli neurale delle sostanze implicate nella regolazione dell’umore e dello stress (es. serotonina, noradrenalina e cortisolo), ereditari e ambientali.

Quest’ultimi hanno un peso determinante. Soggetti maggiormente esposti a sovraccarico di stress per situazioni ripetute di sofferenza o difficoltà, rifiuto e disagio precoce hanno maggiore vulnerabilità allo sviluppo di disturbi dell’umore.

Ovviamente, vanno considerate le variabili soggettive legate alle strategie di coping adattive o meno, alle abilità di regolazione emotiva, alla capacità di affrontare le situazioni negative, la resilienza, il pensiero ottimistico e il supporto sociale.

Come ogni disturbo della sfera psichica non vi è una correlazione unica tra cause ed effetti ma vanno analizzati un insieme di fattori al fine di eseguire una diagnosi corretta e un processo di cura adeguato.

 

Distimia nei bambini e negli adolescenti

Un bambino o adolescente con distimia presenta, per almeno un anno, irritabilità, problemi comportamentali, scarso rendimento scolastico, difficoltà a relazionarsi con tendenza ad associarsi e restare da solo, visione fortemente pessimistica e mancanza di spensieratezza e speranza.

Sono piccoli tristi, sempre in allerta che faticano a godere delle attività di interesse e a concentrarsi. Il senso di rifiuto e fallimento è presente nelle diverse circostante e genere bassa autostima, diminuzione dell’energia e chiusura verso gli stimoli e i rapporti amicali.

Il disagio emotivo si manifesta anche sul piano fisico con mal di testa, pancia, stomaco eccessiva stanchezza e difficoltà nel sonno e nell’appetito.

Molto spesso sono manifestazioni associate ad altri disturbi dello sviluppo come deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbo comportamentali, della condotta e dell’apprendimento, disturbi d’ansia e ritardo mentale.

È bene non sottovalutare questa sintomatologia che nel bambino compromette la leggerezza di questa età e nell’adolescente aggrava il vissuto già complesso tipico di questo periodo di vita.

In ogni caso il disagio va accolto e vanno prese le adeguate precauzioni per riportare il giovane, ma anche l’adulto, alla serenità e alla voglia di vivere in modo energico e coinvolgente.

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