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LA DEPRESSIONE NEI BAMBINI

Spesso i sintomi della depressione nei bambini sono diversi da quelli dell'adulto. L'umore, invece di essere triste, può essere irritabile. Il comportamento, invece di essere apatico, può essere agitato. Poiché il bambino non riesce ancora a verbalizzare il suo disagio, può esprimerlo con il corpo, attraverso lamentazioni psicosomatiche.

La depressione può colpire anche i bambini, benché i sintomi siano in parte diversi da quelli osservabili nell’adulto. Il termine “depressione” è diventato di uso comune, viene spesso utilizzato per indicare periodi di malinconia e tristezza, anche lievi e transitori. Si tratta invece di un quadro patologico più complesso, persistente e pervasivo, che include sentimenti di svalutazione, sensi di colpa, appiattimento affettivo, isolamento sociale, rallentamento psicomotorio, disturbi del sonno e dell’alimentazione, nei casi più gravi anche autolesionismo e ideazioni suicidarie.

 

La depressione neonatale

Nei bambini di pochi mesi, vissuti in contesti fortemente deprivati, in assenza di una figura con cui stabilire un legame di attaccamento, si osserva una “depressione sensomotoria”, con un ritardo nel raggiungimento delle tappe dello sviluppo, un pianto dolorante e rabbioso, un’espressione triste e fissa, passività e assenza di comportamento esplorativo, sintomi vegetativi come diarrea, vomito, asma.

Lo psicoanalista autriaco René Spitz ha compiuto osservazioni negli orfanotrofi che ospitavano bambini e neonati nel dopoguerra: essi venivano nutriti, ma non avevano figure di riferimento stabili che si occupavano di loro con affetto ed erano privi di stimolazione. Se presi in braccio, non reagivano, non interagivano, gradualmente rallentavano i loro movimenti fino a formare avvallamenti nelle culle, talvolta morivano. Spitz ha definito questa forma depressiva, dovute a carenze ambientali, “depressione anaclitica” o “ospitalismo”.

 

La depressione tra 1 e 3 anni

Tra 1 e 3 anni, i quadri depressivi sono caratterizzati generalmente da tristezza, irritazione, rifiuto di alimentarsi, disturbi del sonno. Oltre all’apatia, all’isolamento e all'umore triste per la magior parte del giorno, come accade negli adulti, la depressione nei bambini può manifestarsi con sintomi opposti, come umore irritabile e instabile. Possono comparire anche negativismo, oppositività e agitazione psicomotoria.

 

La depressione tra 6 e 11 anni

A sei anni, quando il bambino è socialmente e cognitivamente più maturo, può verbalizzare i suoi sentimenti, autosvalutarsi, somatizzare il disagio con mal di pancia e mal di testa, rifiutarsi di interagire con altri bambini e ritirarsi dalle attività scolastiche e sociali, talvolta può provare senzazioni di disperazione.

 

Cosa fare quando un bambino sembra depresso

La depressione infantile è spesso legata alla perdita della figura di accudimento.
Quando un bambino manifesta sintomi depressivi o ansiosi, è sempre opportuno analizzare la sua situazione familiare e affettiva, in quanto egli non è ancora completamente autonomo, ma fortemente integrato con il suo contesto familiare e dunque può risentire di conflittualità, disagi e difficoltà vissute dalla sua famiglia.

Poiché il bambino non ha ancora un’articolata competenza linguista, verbalizza con difficoltà i suoi vissuti e li esprime preferenzialmente attraverso il comportamento, dunque potrebbero risultare inadeguate inopportune domande dirette su quello che prova, ma occorre osservare il suo linguaggio non verbale.

Occorre inoltre avere un quadro completo dei suoi comportamenti, poiché potrebbero avere un significato depressivo anche caratteristiche e reazioni che nel senso comune non sono attribuite alle depressione: ad esempio il bambino depresso può apparire irrequieto e agitato oppure il bambino ansioso può somatizzare le sue paure e lamentarsi in modo ricorrente di mal di pancia o mal di testa.

E' possibile rivolgersi a uno psicologo dell'età evolutiva oppure a uno psicologo del Consultorio familiare, che è un presidio per la prevenzione del disagio materno-infantile, dove possono essere effettuati interventi di diagnosi, sostegno o di psicoterapia.

Articolo di Stella Di Giorgio, Psicologa

Immagine | Benedetta Anghileri

 

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